ACQUE DELLA PROVINCIA DI VITERBO (Ed. Inglese)

La Provincia di Viterbo fa parte di quella vasta area denominata Tuscia Laziale che si estende a Nord di Roma, tra il fiume Tevere e il Mar Tirreno. Con un’estensione di 3.612 km², il Viterbese si sviluppa in massima parte su un territorio edificato dall’attività esplosiva, protrattasi tra 1 milione e 300.000 anni fa, di tre importanti complessi vulcanici: quello Vulsino, dominato dalla vasta depressione lacustre di Bolsena, quello Vicano, con il lago di Vico in posizione centrale, e quello Cimino a Sud-Est di Viterbo.

Prima di iniziare a parlare in dettaglio della risorsa idrica in Provincia di Viterbo, vediamo cosa si intende per ciclo dell’acqua. Il volume di acqua dell’ idrosfera, che comprende tutte le acque presenti nel pianeta, è stimato in circa 1.400 miliardi di Km3. L’acqua dolce rappresenta circa il 3% dell’acqua terrestre; di questa, solo lo 0,01 % del totale fa parte dell’acqua dolce superficiale che si accumula nei laghi, nelle  zone umide e nei fiumi. Se a questa togliamo circa la metà, che è confinata nei grandi laghi, solo una piccola parte rimane disponibile per le attività umane.

Il consumo umano rappresenta solo una goccia nel vaso della disponibilità totale dell’acqua terrestre. Ma l’utilizzo di questa goccia è estremamente importante, perché spesso viene estratta in forma purissima e restituita all’ambiente carica di inquinanti.

Ma come funziona il ciclo dell’acqua?

Ipotizziamo di partire dal mare. Il sole riscalda le sue acque e una parte di queste evapora nell’aria. Nei continenti, invece, è l’evapotraspirazione che apporta vapore all’aria. Le correnti ascensionali portano il vapore in alto nell’atmosfera dove, a causa della temperatura inferiore, condensa in microscopiche goccioline che formano le nuvole. I venti trasportano le nuvole e le particelle delle quali esse sono composte collidono, si accrescono e precipitano. Alcune, sotto forma di neve, si accumulano nelle calotte polari e nei ghiacciai. La neve con la stagione calda si scioglie e l’acqua di fusione fluisce come ruscellamento.

Gran parte delle precipitazioni ricade nei mari, un’altra nelle terre emerse e, per gravità, raggiunge i fiumi e si muove verso il mare, mentre una parte si accumula come acqua dolce nei laghi e nei fiumi. Un’altra parte si infiltra nel terreno e alimenta gli acquiferi, che immagazzinano enormi quantità di acqua dolce sotterranea per lunghi periodi di tempo. Una porzione delle acque sotterranee è vicina alla superficie terrestre e può filtrare di nuovo nei corpi idrici e nel mare; un’altra parte trova vie di uscita nella superficie sotto forma di sorgenti di acqua dolce. Nel frattempo tutta questa massa d’acqua fluisce prima o poi nel mare dove il ciclo ricomincia.

Vediamo quali sono le più importanti risorse di acqua superficiale della provincia di Viterbo.

In questo territorio possiamo distinguere due grandi categorie di corsi d’acqua: quelli che appartengono alla destra orografica del bacino del Fiume Tevere e quelli che sfociano direttamente nel Mare Tirreno, lungo la costa della Provincia di Viterbo.

 

  • Il Fiume Fiora è un corso d’acqua che, dopo un percorso di 80 Km, in cui segna il confine tra il Lazio e la Toscana, sfocia nel Mar Tirreno nel territorio comunale di Montalto di Castro. Il tratto che bagna la località “Castellaccio di Vulci” è senza dubbio quello più interessante sotto il profilo naturalistico; qui il fiume scorre all’interno di profonde gole tufacee e calcaree, in un territorio scarsamente antropizzato, dove l’attività prevalente è quella agricola. In questo tratto, intorno a un bacino artificiale creato dall’ Enel nel secolo scorso, è stata costituita nel 1982 l’Oasi WWF di Vulci. E’ una zona umida che ospita un bosco ripariale circondato da campi, frequentata da uccelli stanziali e di passo. Il fiume Fiora, dopo una piccola cascata, forma lo splendido laghetto del Pellicone, raggiungibile lungo il percorso di visita del vicino Parco Naturalistico Archeologico di Vulci. Tra i suoi numerosi affluenti, il più importante dal punto di vista idrologico è il Fosso Olpeta, emissario del Lago di Mezzano.
  • Il Bacino del Fiume Marta ricopre un’importante frazione del comprensorio provinciale di Viterbo. Il Fiume Marta  si origina dal Lago di Bolsena e scorre su un territorio a prevalente vocazione agricola. E’ lungo 70 km e percorre centralmente gran parte della Riserva Naturale di Tuscania.

All’interno del bacino, l’impatto dei centri abitati di Tuscania e Tarquinia e alcune attività industriali, influenza la qualità dei corsi d’acqua.

  • Il Fiume Mignone si origina nel territorio comunale di Veiano, ad una altitudine di 400 m s.l.m.. E’ lungo 59 km, e scorre quasi interamente nel territorio provinciale di Viterbo e per una piccola parte in quello di Roma, sfociando nel mar Tirreno, in prossimità di Tarquinia.

Lungo il suo percorso è possibile ammirare due delle perle della Provincia di Viterbo;  le Riserve Naturali Monterano e Saline di Tarquinia.

  • Il Fiume Tevere, il corpo idrico più rilevante dell’Italia peninsulare per lunghezza e portata, scorre in 14 province appartenenti a sei regioni italiane. Il  Fiume Paglia, che appartiene a questo importante bacino idrografico, proviene dalla provincia di Siena ed entra in territorio laziale nei pressi di Acquapendente, in una zona a prevalente carattere agricolo. In questa zona è di rilievo la presenza della Riserva Naturale Regionale di Monte Rufeno, che mantiene alcuni dei suoi corsi d’acqua in uno stato di quasi totale incontaminazione.

Di importanza rilevante è il Torrente Stridolone che, per la sua alta qualità delle acque è uno dei pochi fiumi a vocazione salmonicola della Provincia. Al confine con la Provincia di Roma, il bacino idrografico del fiume Tevere comprende inoltre il Sottobacino del Fiume Treia. Questo corso d’acqua, lungo 36 km, sfocia nel Tevere nei pressi di Civita Castellana, attraversando un paesaggio tipicamente “etrusco”, dominato da caratteristiche pareti a strapiombo.

  • Il lago di Bolsena, ospitato nella più grande caldera vulcanica d’Europa, è un immenso patrimonio culturale, perfettamente integrato con quello naturale. L’apparato Vulsinio comprende tre complessi vulcanici che si sono sviluppati in epoche successive: Bolsena; Montefiascone e Latera. L’attività vulcanica si concluse con la formazione, nella costa meridionale, delle isole Bisentina e Martana, che emersero a seguito di eruzioni subacquee: entrambe presentano una forma semicircolare a causa del crollo di una parte dei coni vulcanici che le costituiscono.

Con una superficie di 114 Km², Bolsena è il più grande lago vulcanico d’Europa. Posto a 304 metri sul livello del mare, ha una profondità massima di 151 metri. ll lago di Bolsena è caratterizzato da una avifauna numerosa e ricca unita ad una popolazione ittica tipica di acque ben ossigenate. L’apporto di acqua è dato da numerose sorgenti, con diversi ruscelli e torrenti, mentre il Fiume Marta è l’unico emissario; la sua portata è modesta, di conseguenza il tempo di ricambio delle acque del lago è lungo, stimato in circa 120 anni.

  • Il lago di Vico appartiene all’apparato vulcanico del Monte Cimino ed è stato generato da uno sprofondamento a caldera del vulcano omonimo. Possiede una caratteristica forma a ferro di cavallo, dovuta alla presenza del cono vulcanico del Monte Venere che si è formato all’interno del cratere principale durante l’ultima fase eruttiva. Il lago presenta un’area di 12 km2, profondità massima di 48 metri e una quota s.l.m. di 510 m, che fa di Vico il lago a quota maggiore tra i grandi laghi italiani. Come tutti i laghi di clima temperato, anche Vico è soggetto alla stratificazione termica delle acque, con la temperatura estiva dello strato più superficiale nettamente superiore di quella degli strati profondi.

Le attività prevalenti praticate nell’area del lago sono l’agricoltura intensiva e la pesca. Attualmente i due terzi del lago fanno parte della Riserva Naturale del Lago di Vico, istituita nel 1982. Elemento di particolare interesse della Riserva è la faggeta “depressa” del Monte Venere, a circa 530 m s.l.m., molto al di sotto del limite altitudinale tipico di questo consorzio vegetale nell’Appennino centrale. La peculiarità della fauna di questo lago è la presenza di una ricchissima avifauna acquatica, che qui trova le condizioni ideali per lo svernamento. L’abbassamento consistente del livello del lago nel corso degli ultimi anni, potrebbe, con il tempo, accelerare la naturale evoluzione del lago in termini di eutrofizzazione.

  • Il Lago di Mezzano è un piccolo lago vulcanico dei monti Vulsini, a 452 metri s.l.m. Ha una superficie di appena 0,5 Kmq, un diametro di circa 800 metri e raggiunge una profondità di 31 metri. L’antico nome del lago,  “Lacus Stationensis”, descritto da Seneca e da Plinio,  deriva dall’antica città di Statonia che sorgeva sulle sue rive, distrutta dai Vandali nel Medioevo. Il lago è senza dubbio uno dei luoghi più suggestivi della provincia di Viterbo: lo specchio d’acqua e’ quasi del tutto racchiuso da colline ripide e verdissime; soltanto a nord est i rilievi si aprono su un piano attraversato dall’emissario, il Fiume Olpeta, che attraversa la caldera per poi confluire nel fiume Fiora.

·       Il Lago di Monterosi è situato nel distretto vulcanico Sabatino, a 276 m s.l.m.. Questo lago è un piccolo cratere di forma circolare, immerso in una cornice verdeggiante ricca di prati e pascoli, con un diametro di 600 metri, 2 km di circonferenza, superficie di circa 0,3 Kmq e profondità media intorno ai 7 metri. Particolarmente interessante dal punto di vista geologico e naturalistico, in questo specchio d’acqua si fermano spesso numerosi uccelli di palude e prosperano numerose piante acquatiche, favorite dalla bassa profondità delle acque.

Una delle principali attività collegate all’acqua è rappresentata dalla pesca: questa pratica è sempre stata di primaria importanza per la vita dell’uomo, anche in Provincia di Viterbo. Diversi ritrovamenti fanno supporre che la pesca nei laghi di Bolsena e Vico venisse praticata fin dalle epoche preistoriche.

  • L’attività di pesca è regolata dalla legge regionale 87 del 1990. Ogni anno, entro il mese di giugno, la Commissione Consuntiva Provinciale predispone il piano di pesca nei laghi e nei fiumi provinciali per l’anno successivo.

Con gli ultimi anni anche in Provincia di Viterbo si è andata intensificando la pratica dei ripopolamenti, che permette l’arricchimento delle risorse ittiche dei corpi idrici superficiali. I Comuni di Bolsena e Marta, proprio per questo motivo, ospitano incubatoi dove vengono allevati esemplari di coregone e luccio. Oltre a queste due specie, nel lago di Bolsena vengono effettuate anche semine di anguilla.

La gestione della fauna ittica nel lago di Vico, al contrario, è affidata a privati che detengono i diritti esclusivi di pesca e che effettuano regolarmente semine di luccio, persico e coregone, allo scopo di compensare gli effetti negativi di un eventuale prelievo di pesca eccessivo. Per quanto riguarda i principali fiumi della Provincia, i piani provinciali di semine prevedono il rilascio di trote, tinche, carpe, cavedani e barbi.

  • La Provincia di Viterbo ha inquadrato le altre attività svolte nelle acque superficiali nel Regolamento per la sicurezza della navigazione delle acque interne.

In particolare sul lago di Bolsena la navigazione è limitata con riferimento alla lunghezza delle imbarcazioni, alla velocità consentita, alle fasce protette e al periodo temporale. Sui laghi di Mezzano, Monterosi e Vico è stabilito il divieto di navigazione, fatta eccezione per le imbarcazioni adibite alla pesca professionale.
 Norme speciali regolano le precedenze e altri obblighi di sicurezza in navigazione, l’attività subacquea, gli sport nautici, la balneazione, la locazione e il noleggio delle imbarcazioni, le segnalazioni con varie tipologie di boe. Dal 1 gennaio 2008, poi, è interdetta ovunque la navigazione a moto d’acqua o aquascooter.

  • Una delle maggiori fonti di sostentamento del territorio provinciale di Viterbo è l’agricoltura. Questa attività, a causa delle ridotte precipitazioni degli ultimi anni, ha determinato un ricorso crescente alle captazioni per l’approvvigionamento idrico direttamente dai laghi e dai fiumi, e ai prelievi dal sottosuolo tramite i pozzi. Al 2007, sul territorio della provincia di Viterbo erano noti all’amministrazione provinciale, in quanto regolarmente denunciati, circa 4700 pozzi, di cui 2900 ad uso domestico, mentre i restanti 1800 adibiti a vari usi, in prevalenza irriguo, ma anche industriale e a fini ittiogenici.
  • La Costa tirrenica della Provincia di Viterbo si estende per circa 55 Km, di cui il 75% è a vocazione balneare, mentre la restante parte è destinata ad usi diversi. Lungo la fascia cominciano a manifestarsi fenomeni di inquinamento, che compromettono la balneazione, soprattutto in corrispondenza delle foci dei fiumi. Occorre tempestivamente rimuoverne le cause e creare aree destinate alla conservazione degli habitat e delle specie. E’ quanto realizzato, ad esempio, nella Riserva Naturale “Saline di Tarquinia”, che  rappresenta un luogo di particolare interesse naturalistico nonchè punto di incontro geografico e biologico tra terra e mare. Questo ambiente, che si estende per circa 170 ettari sul litorale, è stato classificato come Sito di Importanza Comunitaria e Zona a Protezione Speciale. In questa area sono numerose le specie dell’avifauna, ben 17 quelle nominate dalla Direttiva Habitat e dalla Direttiva Uccelli, costituite per lo più da specie migratorie che trovano nella salina l’ambiente adatto per lo svernamento.
  • L’offerta turistica in provincia di Viterbo trova notevole riscontro nel turismo balneare, sia nei laghi che lungo la costa. Un numero sempre crescente di turisti sceglie i paesi limitrofi ai laghi di Bolsena e Vico per trascorrere le vacanze, alternando attività collegate direttamente all’acqua con visite degli straordinari paesaggi naturalistici e archeologici.

Lungo la costa sono importanti il lido di Tarquinia e le spiagge di Marina di Montalto di Castro, grandi centri balneari e mete ambite per gli amanti del mare e del divertimento, con spiagge ampie e attrezzate e alberghi e ristoranti accoglienti e moderni.

  • Il bacino idrotermale di Viterbo è uno dei più copiosi d’Italia. Le sorgenti del Bagnaccio e del Bulicame sono note sin dai tempi degli Etruschi. Le pozze si trovano in aperta campagna e sono formate da vasche di diverse dimensioni, dove è possibile rilassarsi anche in inverno data l’alta temperatura dell’acqua. L’acqua della sorgente del Bulicame, con i suoi 58°C, è da sempre famosa per le sue qualità terapeutiche, in particolare nella cura e prevenzione delle affezioni croniche di tutto l’apparato respiratorio e di quello osteoarticolare, oltre che nelle malattie della cute. Accanto alle strutture termali organizzate nei vari centri del benessere, ve ne sono altre con accesso libero e con aree attrezzate.
  • La tutela delle acque superficiali avviene anche attraverso il controllo degli scarichi nei corpi idrici. Il territorio provinciale lamenta una situazione ambientale critica per quanto concerne il carico inquinante che deriva dalle attività dei diversi settori, soprattutto quello zootecnico.

Anche il settore agricolo, a causa dell’uso di fertilizzanti a base di fosforo e azoto, incide molto sulla qualità dei suoli e delle acque del territorio. Nel Viterbese sono presenti oltre 200 scarichi industriali, mentre la percentuale di popolazione servita da impianti di depurazione urbani è di circa l’81%: in linea con la situazione regionale. Su 60 comuni presenti sul territorio provinciale, 21 sono ancora sprovvisti di un impianto di depurazione. In linea con le principali tecniche per la tutela e conservazione della qualità delle acque superficiali, la Provincia di Viterbo sta puntando anche sugli impianti di fitodepurazione, valida alternativa ai metodi classici di depurazione delle acque reflue.

 Negli ultimi 60 anni la popolazione umana è raddoppiata ma i consumi di acqua si sono quadruplicati. L’acqua è diventata una grave emergenza in molte aree del mondo: ogni giorno circa  30.000 persone muoiono per cause connesse alla scarsità d’acqua o alla sua cattiva qualità. L’abitudine allo spreco e la noncuranza ci fanno spesso perdere di vista la necessità di proteggere questa risorsa che troppo spesso consideriamo inesauribile ma che di fatto non lo è.

Per meglio comprendere l’importanza dell’argomento, basti pensare che:

  • 31 Paesi al mondo, con una popolazione complessiva di oltre un miliardo di persone, non hanno accesso all’acqua pulita; si prevede che nel 2020 circa 3 miliardi di persone non avranno accesso all’acqua.
  • Il consumo di acqua nei paesi africani varia in media tra 12 e 50 litri al giorno per abitante, in quelli europei tra 170 e 250 litri, negli Stati Uniti raggiunge i 700 litri;
  • Per garantire l’accesso all’acqua potabile a tutti gli abitanti del pianeta, basterebbe una somma analoga a quella che in Europa si spende per l’acquisto di gelati e negli Usa in cosmetici.

In Italia, circa il 60% dei consumi d’acqua deriva dall’agricoltura, il 25% dall’industria e il 15% dal  campo civile. Dei 250 litri che ogni italiano consuma al giorno per gli usi domestici, solo una parte, peraltro di ottima qualità, viene utilizzata per il consumo diretto, per cucinare o per l’igiene personale. La parte prevalente è impiegata per usi non privilegiati oppure è persa per incuria. Nel Nord si utilizza l’80% della risorsa disponibile, nel centro circa il 50% mentre nel Sud e nelle isole i prelievi sono vicini al 100% della disponibilità presente. L’acqua potabile deriva principalmente dallo sfruttamento delle falde sotterranee, dove il prelievo avviene principalmente attraverso i pozzi. Negli ultimi anni, i prelievi indiscriminati uniti all’aumento dell’inquinamento, hanno causato un impoverimento della risorsa, spesso vicina alla crisi.

L’invecchiamento della rete di distribuzione idrica italiana ha fatto sì che negli anni il volume di acqua immessa nella rete è diventato quasi pari alle perdite, posizionando l’Italia all’ultimo posto in Europa nelle strategie di gestione della risorsa idrica.

Sono dunque necessari ed urgenti interventi mirati alla sensibilizzazione per la gestione sostenibile della risorsa acqua in ogni  settore, in relazione ai preoccupanti scenari sulla disponibilità della risorsa nel prossimo futuro.

Anche nella Provincia di Viterbo non è più possibile rimandare le azioni di conservazione e tutela.

Molti progetti sono iniziati con lo scopo di valorizzare e proteggere questo elemento, altri ancora dovranno essere programmati. Altrimenti:

  • i comparti della pesca, che tanto danno come risorsa economico-alimentare potrebbero esserne compromessi;
  • la conservazione dei litorali e delle specie che vi stazionano risulterebbe danneggiata a causa della mancanza di regolamentazione turistica e di fruizione delle zone di svago e balneazione;
  • l’utilizzo delle falde per lo sviluppo dell’agricoltura, se non regolamentato in maniera rigida, potrebbe non più garantire gli apporti idrici sufficienti ai fini civili per le abitazioni della popolazione residente.

Questo documentario ci ha portato all’interno del territorio della Provincia di Viterbo, facendoci ammirare le meraviglie naturali di cui è ricco. Vuole essere uno strumento didattico e divulgativo per valorizzare tratti di territorio sorprendenti e misteriosi, ma anche un mezzo per spronare l’opinione pubblica a fare ancora di più per aumentare il livello di conservazione di alcuni patrimoni ambientali degni di una scrupolosa salvaguardia dello stato in cui si trovano.

Nei nostri itinerari abbiamo scoperto porzioni di territorio “incontaminate” che dovrebbero rimanere tali per poter essere tramandate alle successive generazioni. I giovani che vedranno questo filmato saranno gli artefici della gestione e dell’attenta conservazione dei luoghi visitati; a loro spetta l’eredità del patrimonio ambientale e culturale, ma anche di una risorsa quanto mai preziosa quale l’acqua, fonte di vita, senza la quale non potrà esistere un futuro!

 

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