ADRIA (Veneto)


Regia: Gigi Oliviero


 


Ci spostiamo in una bella città veneta, Adria. Oggi è difficile immaginarlo, ma proprio in questa piatta campagna veneta, così ricca di canali, un tempo molto lontano (il VI secolo a.C.) giunsero i greci, e proprio via mare, che allora lambiva la città. La chiamarono Adrias, e sarà proprio lei a dare il nome al mare Adriatico. Vi ritornarono anche gli Etruschi, che fecero del suo porto un grande centro di scambi, nodo fondamentale della diffusione in Veneto della loro straordinaria cultura. Nei secoli l’interramento provocato dall’Adige ha allontanato il mare a 25 Km, ma la città conserva ancora l’antica impronta marinara veneta.

Tornata a nuovo splendore dopo le bonifiche del Polesine, è oggi un attivo centro agricolo e commerciale, legata con vie navigabili al mare, al Po, all’Adige.

                                         

Delle sue tante chiese vogliamo visitare la Cattedrale, sorta sui resti di antiche costruzioni risalenti a prima dell’anno 1000. La Cattedrale che ammiriamo oggi fu eretta in due riprese: coro e crociera sono del 1700, navate e cappelle laterali sono del primo ‘800.

La facciata, incompiuta, ha una linea serena e rivela le belle proporzioni del tempio. Accanto la slanciata linea del campanile, di stile rinascimentale, con cupola bizantina in rame, costruito verso la fine del 1600. L’interno, a tre navate, è vasto e solenne e racchiude pregevoli opere d’arte. Gli affreschi del coro, che avvolgono un maestoso organo di ben 3500 canne, sono una bella opera ottocentesca del muranese Sebastiano Santi.


                                                   

Altra importante chiesa della città è S. Maria Assunta della Tomba. Anche questa sorse sui resti di un’antichissima basilica risalente ai primi secoli dell’era cristiana. Il nome deriva dal fatto che la costruzione avvenne presso una famosa “Tomba di un illustre personaggio romano”, di cui è testimonianza una lapide sepolcrale del I secolo, infissa su una parete dell’antico Faro Romano dell’Adriatico, una rozza torre che, all’epoca in cui il mare penetrava fin dentro la città, fungeva proprio da faro. Torre che fu poi soprelevate nel 1200 e, dopo successivi rimaneggiamenti nel trecento e nei primi del ‘900, costituisce il campanile che oggi ammiriamo.

L’attuale facciata della Basilica fu iniziata nel 1643 in tipico stile barocco, con capitelli ionici sulle colonne. Al centro, in un timpano aperto, poggia su uno zoccolo quadrangolare una bellissima statua marmorea della Madonna Assunta in Cielo.

L’interno è bello, spazioso, aperto e si rifà allo stile bizantino-ravennate della chiesa precedente. Molto importante l’altare della Madonna delle Grazie che allatta il bambino, su cui è posto un affresco del ‘400, qui trasportato (insieme al muro su cui era dipinto) dall’antica cattedrale demolita di Adria. Fra le tante opere artistiche che arricchiscono le navate spiccano alcune splendide tele, come questo San Giovanni che battezza Gesù, di Andrea Vicentino.

 

Sempre di Andrea Vicentino è poi la Vergine Assunta in Cielo fra gli Angeli. Molto interessante è poi la “Dormitio Mariae”, la Madonna morta attorniata dagli Apostoli, una preziosa terracotta del ‘400, opera del modenese Guido Mazzoni, detto l’Anonimo delle statuine. Un’altra splendida terracotta, infine rappresenta la Vergine Annunziata ed è attribuita al grande Jacopo della Quercia, il celeberrimo scultore toscano del ‘400.

 

 


 

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