AEROCLUB DI NAPOLI

Regia: Gigi Oliviero


  

 

L’Aero Club di Napoli nacque, si può dire, con la nascita stessa del volo, all’inizio del secolo scorso, quando, il 17 dicembre 1903, i fratelli Wright, sulla spiaggia di Kitty Hawk, nella Carolina del Nord, compirono i loro primi, pur brevissimi voli.

Fu infatti pochi anni dopo, intorno al 1910, che si videro anche in Italia i primi aeroplani e, naturalmente, i pochi che ebbero la fortuna di possederne uno si unirono spontaneamente fondando di fatto i primi club del volo.

L’attività volativa, sperimentale com’era, non poteva che svolgersi sul mare o sui grandi Campi di Marte di cui disponevano all’epoca tutte le grandi città e, a Napoli, il grande piazzale per le esercitazioni militari era, appunto, quello di Capodichino, che diventò ben presto la sede naturale dell’aeroporto.

I primi piloti furono gli ufficiali gentiluomini della Belle Epoque. Celebre, ancor oggi, la figura dell’on. prof. Vincenzo Bianchi, (qui sul suo idrovolante Isotta Fraschini), neurologo alla Federico II, che, di fatto, costituì un primo nucleo di appassionati aviatori e, quindi, l’Aero Club di Napoli.

Siamo nel 1911 e quelli erano ancora gli anni della Belle Epoque, un meraviglioso periodo di scoperte e invenzioni, di vita e di arte, di benessere e di pace.

Napoli visse allora l’epoca d’oro dei gagà, dei cafè chantant e di Enrico Caruso. Il volo conobbe fasti eroici e meravigliosi. Avemmo però, nel contempo, il triste fenomeno dell’emigrazione e assistemmo impietriti a tragedie come il naufragio del Titanic (nel 1912) e soprattutto, lo scoppio della Grande Guerra. Un mix incredibile e struggente, dunque, di allegria e tristezza, di fasti e nefasti, venne a caratterizzare lo splendido sfondo del golfo e della città  alle prime evoluzioni di quegli intrepidi primi aviatori.

Un simpatico collegamento storico, scaramantico dell’orrore della Guerra, può essere quello con le grandi canzoni napoletane che nacquero in quel periodo:

Torna a Surriento dei fratelli De Curtis… Io te vurria vasà (di Russo e Di Capua)… ‘A vucchella, scritta addirittura da Gabriele D’Annunzio.

La Grande Guerra scoppiò, in questo tripudio di fuochi d’artificio, proprio come il botto finale di uno spettacolo pirotecnico. Le canzoni cambiarono tono. Divennero tristi e appassionate, come ….  ‘O surdato nnammurato (1915 di Califano, Cannio) …. o Bambenella (del grande Raffaele Viviani, che la compose nel 1917), fino alla mitica ‘O paese d’o sole (del 1925, di Bovio e D’Annibale), leggendario canto d’amore per Napoli.

Ma torniamo al nostro neonato Circolo Aeronautico Napoletano, che, nel 1913, divenne Aero Club di Napoli. In esso volarono personalità e uomini illustri come Matilde Serao, Edoardo e Carlo Scarfoglio, Umberto II, fino alla prima donna pilota italiana: Rosina Ferrario.

Col crescere della passione per il volo, le industrie meccaniche iniziarono a sviluppare rami aeronautici. L’IMAM (Industrie Meccaniche Aeronautiche Meridionali) e l’AVIS (Avio Industrie Stabiesi), collaborarono alla costruzione di alcuni velivoli RO, come il RO36 e il RO41.

Con la guerra 15-18 erano intanto arrivati a Napoli i primi Nieuport, Farman, SVA, ma ciò non era bastato a evitare il bombardamento della città, da parte di un dirigibile austriaco, che causò gravissimi danni, 45 minuti dopo la mezzanotte dell’11 Marzo 1918.

Dopo la guerra, lentamente, l’attività aviatoria proseguì alacremente, grazie alla neonata Aeronautica Militare Italiana (avvenuta nel 1923), ma presto molti programmi furono cancellati dalla grande crisi: ERA SCOPPIATA LA PACE!

A quel tempo tutto il sedime aeroportuale era solo un grande campo in erba con una pista, di meno di 700 metri di lunghezza nella direzione 0-180.

Ma nonostante ciò fu proprio Napoli, nel 1922, ad organizzare la più importante competizione aerea internazionale mai concepita: la famosa gara di velocità per idrovolanti denominata Coppa Schneider.

La gara si svolgeva su un percorso triangolare di 26,5 km, sui tre vertici Capo di Posillipo – Torre del Greco – via Caracciolo, da percorrere 16 volte per un totale di 424 km.

La formula, ripetuta per anni, ripresa tal quale nel 1952 come Gara Aerea del Golfo, divenne nel 1988, gara di regolarità come Giro Aereo della Campania. 

La gara consentì all’Italia di raggiungere, poi, nel 1934, il record mondiale di velocità per idrovolanti di 709,202 chilometri orari. Il primato, tuttora imbattuto, fu stabilito a Desenzano sul Garda dal famoso pioniere del volo Francesco Agello, su Macchi Castoldi MC72! 

A questo punto, il flash musicale che abbiamo voluto inserire in questo excursus storico ci induce a ricordare che il 1924 è l’anno del 78 giri e di altri, grandi successi, come ….Na sera ‘e Maggio (1927, di Pisano e Cioffi).

Gli anni dal 1923 al 1930 videro la nascita della Regia Aeronautica che portò la pista di Capodichino prima a 800 metri, nella direzione 45-225, e poi a 1020, nella direzione 75-255, e, soprattutto, realizzò la sua prima splendida Accademia proprio a Capodichino (…inserire foto o clip), dove poteva contare, tra l’altro, sulla prestigiosa Università di Napoli Federico II con il neocostituito Gabinetto Aeronautico di Umberto Nobile, appena tornato dalla trionfale impresa del Norge nel 1926. 

In quegli anni l’Aero Club, disponeva di 20 aerei, si chiamava RUNA, cioè Reale Unione Nazionale Aeronautica, e poteva contare sul pieno appoggio della Regia Aeronautica e dell’IMAM. Raggiunse di nuovo fasti indimenticabili.

Poi arrivò una nuova Guerra Mondiale. Lavori ed entusiasmo si bloccarono di nuovo: QUESTA VOLTA PERCHÉ ERA SCOPPIATA LA GUERRA! Gli americani, finita la guerra, ricostruirono la pista, la allungarono a 2100 metri (1200 in cemento e 900 in grelle metalliche) e la portarono all’attuale orientamento: 60-240.

L’Aeroclub rinacque, ancora una volta, grazie al sostegno dell’Aeronautica Militare e dell’Industria Aeronautica. Naturalmente, i nuovi aerei furono riciclati da quelli da combattimento: lo Stinson L5, il G46, l’LF3, il Macchi MB 308 (il famoso Macchino) e quell’atmosfera un po’ eroica, quel volare con aerei da guerra che richiedevano tanto “manico”, riempirono di nuovo i cuori degli appassionati del volo.

Poi, sempre gli americani, ci fecero vedere i Piper, i Cessna, il volo privato, il turismo aereo, le gare e via enumerando. E noi aggiungemmo, ai tanti grandi del passato già dati, come Crocco e Nobile uomini e progettisti di aerei come Gabrielli, Bazzocchi, Frati, Pascale. 

Nacquero così a Napoli e nel mondo, i Fachiro, i P64, i P66, i P68, tanto per “limitarci” ai primi velivoli dei fratelli Pascale, ai velivoli, per così dire, di casa nostra, presto diffusisi in tutto il mondo. 

E l’Aero Club di Napoli, assunta, nel 1958, personalità giuridica, diventò, il 2 Luglio 1959, Ente Morale, continuando a produrre piloti che poi sono diventati piloti militari, Generali, collaudatori, Frecce tricolori, comandanti di linee aeree.

In quegli anni, seguendo ancora la nostra colonna sonora, la canzone napoletana, produceva nuovi capolavori come Tammurriata Nera (del grande E.A. Mario) Malafemmena (scritta nel ’51 da Totò) e Nu quarto ‘e luna (del 1954, di Nino Oliviero).

Siamo giunti così alla nostra epoca, un’epoca che, purtroppo, ha visto negli ultimi decenni un progressivo aumento delle difficoltà logistiche ed economiche rendendo sempre più difficile il mantenimento di strutture come gli Aero Club.

Il risultato odierno è decisamente sconsolante. I velivoli non si rottamano da tempo, gli istruttori sono pagati poco e male, gli allievi devono pagarsi le lezioni con i risparmi dei genitori e dei nonni, i piloti devono sacrificare ogni altra cosa ai costi dell’attività volativa se ce la fanno, oppure si fanno scadere licenze di volo tanto faticosamente conseguite.

Per non parlare dello sviluppo dell’Aviazione Ultraleggera, che costituisce un ulteriore problema, in quanto attira molti appassionati, che trovano in essa sufficienti motivi di soddisfazione a poco prezzo e non hanno, quindi, motivo di diventare piloti per sentirsi “aviatori”.

Una nuova epoca d’oro sembra quindi difficile da far rinascere. Non è sparita tuttavia la meravigliosa “voglia di volare” che alberga in tutti noi e che, nei più determinati, nei cuori dei veri “aviatori”, aiuta a superare qualsiasi difficoltà, e che, ne siamo sicuri, riuscirà davvero, a far “decollare” di nuovo, con un facile gioco di parole, un glorioso Ente storico e benemerito come l’Aero Club di Napoli.

Vivo è l’augurio che le nuove generazioni, conservino, nel loro DNA, quel meraviglioso entusiasmo che ha animato tanti loro gloriosi antenati, e onorino, con coraggio e amore, il grande testamento che hanno ricevuto …. se non altro, per continuare a godere, nella pace ineffabile del terzo ambiente dell’Uomo, gli infiniti meravigliosi paesaggi che ci circondano.


 

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