ALBEROBELLO: Come si evadeva l’IMU 700 anni fa…

C’è un angolo di Puglia divenuto famoso nel mondo per l’assoluta unicità del suo aspetto.

Centinaia di strane case circolari con pennacchi tutti diversi in cima. Avreste mai pensato che i “trulli” come tutti le conoscono, nacquero nel 1300 per non pagare le tesse? Torniamo allora in pieno ‘400, quando il Conte di Conversano, Girolamo Acquaviva, un uomo bruttissimo, noto col lugubre soprannome di “Guercio di Puglia”, desiderando crearsi un feudo indipendente dalla corte di Napoli, approdò sulle terre pugliesi, le fece sue e istigò i contadini a stabilirvisi. Le cose andarono bene, finché, con l’editto “Prammatica de Baronibus”, venne imposta una tassa su tutte le nuove costruzioni (quindi una specie di nostra IMU…)

La cosa non andò giù all’orribile ma ingegnoso personaggio, il quale non ci pensò due volte e, a sua volta, emanò un suo decreto che imponeva ai contadini di inventarsi un sistema di costruzione a secco che escludesse l’uso della malta, in modo che, in caso di prevista ispezione governativa, le case potessero essere rapidamente… smontate in una notte, e quindi, dal momento che non esistevano più, senza dovere nulla al re.

Le stesse, naturalmente, erano facilmente rimontate dopo che i solerti ispettori erano andati via allibiti di trovarsi sempre di fronte una città fatta di cumuli di pietre, e sicuramente con le pive nel sacco. Il sistema di costruzione (fatto di pietre locali sovrapposte ad anelli concentrici e rette dal loro solo peso) è rimasto ancor oggi, dove i trulli si continuano a costruire, ma dove l’IMU la si deve pagare pure se si smontano…