ALBEROBELLO (Puglia)

Regia: Gigi Oliviero


Pochi luoghi in Italia sono diventati famosi solo per il loro, unico aspetto estetico. Ad Alberobello tutte le case sono bianchissime e coperte da un tetto conico a punta, che termina con un pinnacolo diverso da tutti gli altri. E’ un paesaggio che sembra uscito da un libro di fiabe, e proprio ad una specie di favola è legata la sua origine.

Molti secoli fa, il Conte di Conversano, Girolamo Acquaviva, noto all’epoca col lugubre soprannome di “Guercio di Puglia”, desiderando crearsi un feudo indipendente dalla corte di Napoli, approdò sulle terre pugliesi, le fece sue e istigò i contadini a stabilirvisi.


Le cose andarono bene, finché, con l’editto “Prammatica de Baronibus”, fu imposta l’autorizzazione regia (seguita da congrui tributi…) per ogni nuova costruzione. Il nostro non ci pensò due volte e, a sua volta, emanò un suo, particolare decreto, che imponeva ai contadini di inventarsi un sistema di costruzione a secco, che escludesse l’uso della malta, per fare in modo che, in caso di improvvisa ispezione governativa, le case stesse potessero essere rapidamente smontate, senza quindi (dal momento che… non esistevano) dovere nulla al re. Le stesse, poi, erano facilmente rimontate dopo che i solerti ispettori, (certo allibiti di trovarsi sempre di fronte una città fatta di cumuli di pietre), erano stati costretti ad andar via senza tributi e con le pive nel sacco.


In effetti l’impianto strutturale di queste costruzioni (realizzate con pietre locali, sovrapposte ad anelli concentrici e rette dal loro solo peso) riporta a un passato ben più lontano, alle “Tholos” di Micene e alla tomba del Tesoro di Atreo. E qualcosa di simile si ritrova anche in Cappadocia, in Egitto, in Grecia, in Dalmazia e persino in Sicilia e Sardegna.

Ciò non toglie che l’aspetto di Alberobello sia divenuto, da tempo, il simbolo di un’architettura unica, legata a usanze e a tradizioni antiche, e persino alla superstizione. I pinnacoli che completano i tetti a cupola, infatti, nelle loro variegate e strane forme, si rifanno ad antichissime tradizioni orientali, e, con i loro misteriosi simboli dipinti, evocano messaggi dall’aldilà, segni esoterici cui affidare gli auspici di salute, felicità, buon raccolto.


 

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