Storie in blu: BRUNO ABBATE (Offshore)

Regia: Gigi Oliviero


Nel meraviglioso scenario del lago di Como siamo andati infatti a trovare Bruno Abbate, un nome celebre nel campo della nautica internazionale. Bruno, come abbiamo sentito, è nato letteralmente in barca e tutta la sua vita è stata riempita dalla nautica. Essendo erede di uno dei più grandi pionieri nel campo, Bruno ha impostato la costruzione delle sue barche come un continuo studio alla ricerca del meglio, e per ottenere questo si è tuffato da sempre nel campo sportivo, dominando, per vari anni, un mondo affascinante e difficile come l’offshore, uno sport da temerari, dove si vola sull’acqua anche a 100 nodi, quasi duecento chilometri l’ora. Uno sport certo da ricchi e non alla portata di tutti, ma uno sport vero, dove occorre coraggio, determinazione e moltissima preparazione fisica a tecnica. Uno sport dove la pista è fatta di acqua in continuo e imprevedibile movimento e dove un errore, o una sola onda anomala possono causare terribili tragedie. Eppure per Bruno quella è stata un’esperienza preziosa per studiare al limite le tecnologie e la qualità dei materiali da applicare sulle barche di serie, e quindi garantire a più tranquilli diportisti uscite in mare che siano sempre una gioia.

    


Dalla pace idilliaca del lago di Como ci siamo spostati con Bruno in Sardegna, uno dei quartieri generali del suo cantiere. E’ qui che ogni estate viene organizzato un raduno di barche che giungono da tutta Italia e partecipano ad una vera gara, sia pure fatta con imbarcazioni di assoluta serie, il Primatist Trophy. E’ una gara dove non ci sono superman e dove la vittoria di una prova viene festeggiata a bordo con una bella spaghettata, ma è un modo vero per incontrarsi, divertirsi e sentirsi, per qualche giorno dei piloti veri.

Siamo andati a curiosare all’interno del cantiere, per conoscere come nasce una barca da diporto di classe. e non sono mancate le sorprese. Malgrado le tecnologie attuali, infatti, ogni imbarcazione viene praticamente costruita tutta a mano, in mesi di lavoro. Questo farà capire meglio il perchè certe barche costino così tanto, e farà forse apprezzare di più un ambiente che, pur sfornando oggetti da sogno e tecnologicamente avanzatissimi, sembra appartenere ad un’epoca lontana, fatta di artigiani e maestri d’ascia abilissimi, che lavoravano manualmente con un’abilità tramandata gelosamente di padre in figlio.

Alcuni anni fa la vita della famiglia Abbate è stata sconvolta dalla perdita, in un drammatico incidente, del figlio Guido, grande promessa dell’offshore italiano. Per ricordarlo Bruno organizza annualmente, insieme ai fratelli Tullio e Chicco, un bellissimo trofeo, dedicato proprio a Guido Abbate, che fa incontrare, in varie località d’Italia, dei motoscafi che vengono scherzosamente chiamati “barchini”. Sono tutti uguali, per permettere una competizione leale, dove, una volta tanto, prevalga l’abilità del pilota, e, anche se a campioni come gli eroi dell’offshore o della formula 1 possono sembrare motoscafi da passeggio, per i comuni mortali restano sempre dei piccoli missili sull’acqua, capaci di prestazioni incredibili e spettacolari.

Abbiamo seguito una tappa del Trofeo Guido Abbate proprio a Como, in occasione di una gara ben più spettacolare, dedicata ai più potenti motoscafi esistenti, chiamati proprio formula 1 e che alla celebre formula automobilistica non hanno proprio nulla da invidiare. Sono dei veri e propri mostri capaci, in meno di 400 chili di peso, di sviluppare potenze di 400 cavalli e velocità ben superiore ai 200 Km l’ora. Naturalmente possono sfrecciare solo sulle calme acque dei laghi, dove offrono uno spettacolo certo diverso e inconsueto, ma sicuramente di grandissima presa visiva e emozionale.


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