MONTE DI PROCIDA (Campania)


E’ il panorama che accoglie con stupore il visitatore che giunga all’estrema punta Nord del Golfo di Napoli, su una fertile collina che emerge dal mare. E’ un panorama straordinario, che si estende su tutto il celebre golfo partenopeo, da Procida a Ischia, da Capri al Vesuvio. Siamo a Monte di Procida, un luogo semplice e antico, ma che saprà offrirci emozioni profonde e inaspettate.

E’ una terra che va vista dal mare, quel mare che fu fonte di vita per i suoi antichi abitanti, che li forgiò ad una vita di duro lavoro, ma di grandi imprese, che lasciano ancor oggi il segno sulla popolazione.

E’ un panorama davanti al quale persino le belle statue che arredano i tanti belvedere che si affacciano sulla costa sembrano emozionarsi. Ecco allora Acquamorta, un’esplosione di bellezza e di storia, il cui nome è legato ad una leggenda che racconta di una splendida regina morta nelle sue acque.

Oggi la località è quella di maggior richiamo estivo, col suo splendido mare e i facili collegamenti con le isole di Procida e Ischia, ma un tempo era quella dalla quale si muovevano le flotte cumano-siracusane, per difendersi dagli attacchi delle flotte nemiche provenienti dal mare.

Quel mare che oggi è fonte di vita, ed è penetrato profondamente nell’indole e nei costumi della popolazione, ma che, forse per ricordare la sua antica storia, continua a restituire preziosi reperti di bronzo, ceramica e marmo che risalgono ai primi secoli dopo Cristo.

In quell’epoca, forte era l’attenzione dei Cumani e poi dei romani per il territorio pescoso e fertile, e quando  Miseno divenne colonia dell’imperatore Claudio, il posto assunse il nome di Mons Misenus, alle cui falde, nella località di Miliscòla, nacque addirittura una delle più famose scuole militari dell’antica Roma.

Una vocazione militare antica di questa costa, come dimostra San Martino, un delizioso isolotto, oggi meta di barche e bagnanti, ma utilizzato in molte guerre come strategico luogo di difesa.

Nei secoli a venire il monte fu prima abbandonato a sé stesso, poi lentamente ripopolato, fino ad assumere, intorno al 1200, il nome di Monte di Procida, la vicina isola cui il luogo era da sempre legato per tradizione e cultura, e dalla quale proveniva la maggior parte degli abitanti.

A fine ‘800 si accentuò l’immigrazione procidana sul Monte, dovuta anche alla decadenza della marina mercantile procidana che costrinse gli isolani a trovare altrove sbocchi di lavoro. Di conseguenza si ebbe la crescita della popolazione Montese che costrinse gli abitanti del luogo a trovare fuori altre possibilità di guadagno; in primo luogo l’emigrazione verso l’America e l’Algeria, e poi l’imbarco sugli ultimi favolosi velieri procidani che scendevano fino alla Terra del Fuoco. Cominciarono così ad arrivare nuove ricchezze per lo sviluppo del paese, stimolando l’iniziativa dei commercianti e degli imprenditori locali.

Per chi rimaneva una delle poche fonti di ricchezza, ancora sfruttata ai giorni nostri, era il mare, che circondava il paese, e che anche nelle vicine acque dello splendido “scoglio” di S. Martino, trovava, come nei tempi passati, una grande fonte di ricchezza per il proliferare del migliore pesce azzurro dei nostri mari.

Ciò rese ancora più forte il desiderio di avere una propria autonomia che fu riconosciuta con il decreto di Vittorio Emanuele III, che, il 27 gennaio del 1907, dichiarò Monte di Procida comune a sé.

Uno dei luoghi più frequentati della zona è Torregaveta, con la sua suggestiva  spiaggia rivolta verso ponente e l’isola di Ischia. Qui si è soliti ammirare splendidi tramonti e passeggiare sul molo ad ogni ora, per godersi la brezza marina e gustare un aperitivo, o mangiare di fronte al mare in uno dei tanti locali di cui la località è popolata. La spiaggia è facilmente raggiungibile attraverso la ferrovia Cumana, una delle prime ad essere costruite all’inizio del secolo scorso, ed è da anni meta di bagnanti che, per tutta l’estate, si recano in massa per trovare refrigerio nelle sue splendide acque. La località, che possiede un antico mercato del pesce e fu il primo attracco per i vaporetti che provenivano da Procida e Ischia, è ancor oggi, come Acquamorta, un punto di ormeggio per i tanti amanti della pesca che, soprattutto nelle notti estive, vanno a caccia di polipi o a calare le reti.

o che proprio la pesca è la professionalità che più si è sviluppata in questo primo secolo di vita del paese.

A parte la pesca e l’emigrazione, in questo primo secolo di vita la fonte di ricchezza principale di Monte di Procida è stata quella marittima e armatoriale, ed ancora oggi il paese vanta flotte di navi che trasportano merci in tutto il mondo.

Ma attiva e importante è anche quella agricola, compresa una celebre produzione di vini spesso diventati famosi, come la falanghina dei “Campi Flegrei” o il “Piedirosso”.

Testimonianza di questa produzione sono gli antichi cellai e le cantine di tufo, dove ancor oggi si produce e si conserva quello che già gli antichi romani definivano il  “nettare degli dei”.

Vi è anche l’arte del legno che vede intere famiglie di falegnami coinvolte nella produzione di mobili artigianali di pregevole fattura. E si sta poi sviluppando un’interessante scuola di ceramica, erede di una tradizione mitica in Campania.

E’ questa una terra di forti tradizioni ed è naturale che sia molto sentita la componente religiosa. In effetti poche contrade d’Italia possono vantare una religiosità arcaica così profonda e suggestiva come quella della regione flegrea.

Qui, fin dalla preistoria, fu localizzata l’oltretomba, di cui la collina montese costituiva l’Eden, riservato alle anime beate. Qui Giove sconfisse Titani e Giganti; qui Enea, accompagnato dalla Sibilla Cumana, venne a trovare l’ombra del padre Anchise; qui Plutone ebbe il suo regno sotterraneo, Cerere ebbe un particolare culto e la figlia Proserpina fu fatta sposa da Plutone.

la frazione di Cappella si può ancora visitare una necropoli dove erano sepolti i militari romani.

E’ quindi naturale che, soprattutto nei mesi estivi, che in un luogo di tali tradizioni si assista ad un proliferare di feste e sagre popolari, che culminano, il 15 agosto, nella  processione della Santissima Assunta in Cielo, patrona del paese, che dal lontano 1816 fa esplodere la cittadina, che si riversa per le strade come un fiume in piena per seguirla, visitando tutti i quartieri e le chiese del territorio.

E’ una festa sentita non solo dagli abitanti del posto, ma anche da tutti coloro che vi sono legati per origini e tradizioni, come i tanti eredi degli antichi emigranti,  che  hanno trasferito al di là dell’Atlantico la devozione verso la propria Madonna, e tornano nella terra natale, contribuendo, in termini economici e di partecipazione, all’organizzazione dei festeggiamenti

Ma Monte di Procida sa anche diventare anche mondana. L’espandersi di una popolazione giovane, infatti, ha favorito la crescita di locali moderni e attivi che trasformano le calme serate estive in un’animatissima platea di giovani in cerca di divertimento

Altra tradizione importante è quella culinaria. Famosi sono infatti i locali che richiamano l’attenzione dell’avventore proveniente da ogni parte della Campania e che a Monte di Procida può gustare una cucina davvero speciale. Dalla classica pizza a tutte le celebri specialità marinare.

Sono oramai divenuti mitici, nella zona, straordinari fast-food, che vedono soprattutto i ragazzi andare, alla ricerca di cibi che vanno molto al di là del classico panino, per trasformarsi in un’occasione culinaria diversa ed estremamente appetitosa. Una per tutti è la oramai celebre “cheese-steack”, di origine americana, composta di carne tritata, formaggio e contorni quali melanzane, funghi, peperoni e verdure di ogni tipo.

E per i più tradizionalisti non mancano nuovissimi locali di alta classe, dove magari gustarsi una splendida cena a lume di candela nella migliore tradizione partenopea, accompagnata da uno dei più suggestivi panorami del Golfo di Napoli. Un’atmosfera che ci avvolgerà dolcemente, facendo diventare anche noi, per una notte, partecipi della mitologia di questo magico luogo.

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