CASTELLI ROMANI

FRASCATI. La nostra passeggiata alla scoperta dei Castelli Romani inizia da Frascati, prima, obbligata tappa per chi, giungendo da Roma, desideri evitare le frequenti code della Via Appia. Col termine Castelli si suole definire una zona a sud della capitale, nata e sviluppatasi sulle pendici di antichissimi vulcani spenti, che hanno creato suggestivi laghi e un ambiente naturale di straordinaria fertilità e bellezza.

Quando, nel 1191, i potenti di Roma distrussero “Tusculum”, allora baluardo del potere dei potenti conti Tuscolani, gli abitanti del luogo ripararono non lontano, andando a vivere “in frascata”, cioè in abitazioni di frasche, attorno ad antiche chiese. Nel tempo le primitive capanne divennero abitazioni più confortevoli, poi grandi case e infine ville imponenti, arricchite di parchi e giochi d’acqua. Siamo così giunti al ‘500 e la nuova città, che si chiamerà da loro “Frascati”, riproporrà gli splendori di una terra che aveva visto operare i grandi nomi della Roma Imperiale, da Lucullo a Cicerone. La salubrità del posto, unita alla straordinaria fertilità della terra, permetterà poi il distendersi di immensi vigneti, che faranno, col prezioso vino prodotto, la fortuna di quel bellissimo luogo.

Oggi Frascati è sicuramente il più ameno e frequentato dei tanti paesi che si diramano sui mitici Colli. La città è distesa sul versante dei monti Albani e guarda ancora superba e orgogliosa quella Roma da cui, con uno strano destino dovette fuggire per costruire una nuova, bellissima storia.

E’ immersa in un gran verde, circondata da immense ville patrizie che hanno spesso regalato i loro bellissimi giardini alla popolazione, come questo che stiamo ammirando, il parco comunale, già appartenuto alla mitica Villa Torlonia. Siamo a mezz’ora di auto da Roma, eppure qui la vita ha ritmi decisamente più umani.

La prima, grande immagine che offre la città al visitatore è proprio quella di un’immensa villa, la celeberrima Villa Aldobrandini, costruita dal 1598 da Giacomo della Porta su commissione della famiglia di papa Clemente VIII, e completata da Giovanni Fontana e Domenico Maderno, il celebre architetto cui si deve la facciata di San Pietro a Roma. Di proporzioni immense, la villa è immersa in un parco spettacolare, che la protende sul panorama della campagna romana, ed è adornata da infinite statue, grotte artificiali, fontane e giochi d’acqua ed è non a torto il simbolo assoluto di questa bellissima città. Entrando nel cuore cittadino appare subito la visione della grande cattedrale, eretta nel 1610 da Girolamo Fontana (che qui morì a soli 32 anni dopo aver completato la facciata barocca), cui si deve anche la bella fontana a tre arcate che chiude sullo sfondo la coreografica Piazza San Pietro. Poco distante, nell’omonima piazza visitiamo la chiesa del Gesù, del XVII secolo, attribuita a Pietro da Cortona ed eretta in onore di S. Gregorio magno. Nell’interno, ad unica navata a croce latina, fra gli altri, si possono ammirare begli affreschi di Andrea Pozzi e del Colli, suo allievo.

Entriamo di più nel cuore della città antica e giungiamo a Piazza San Rocco, adornata da una bella fontana del 1480. Di fronte si erge la possente costruzione dell’antica Rocca, oggi trasformata in Palazzo Vescovile. La costruzione mantiene, dell’antica struttura, le quattro torri angolari e un mastio quadrato. Dietro la Rocca sosta obbligata sarà alla chiesa di S. Maria in Vivario, del 1300…..

Ci spostiamo, percorrendo comode strade sempre avvolte dal verde e in pochi minuti giungiamo a Grottaferrata, che deve il suo nome ad un’antichissima cripta sepolcrale dell’epoca repubblicana, protetta da grate di ferro. Proprio intorno ai resti della cripta, nell’anno 1004, S. Nilo il Giovane, proveniente da Rossano, in Calabria, fondò quella che doveva diventare una delle più famose abbazie del Lazio, che ancor oggi rappresenta una visita obbligata per chi giunga in questi luoghi.

Nel 1473, poi, il cardinale Giuliano della Rovere (futuro papa Giulio II) decise di fortificare la sede della comunità, per preservarla da attacchi e pericoli già spesso avvenuti in passato. Dell’opera fu incaricato Baccio Pontelli, che la cinse di mura, di bastioni, di fossati, che splendidamente conservati, si possono ammirare ancor oggi. Entrando ci accoglie la superba mole del Palazzo della Commenda, dietro al quale, elegante e mistica, appare la chiesa abbaziale di S. Maria, consacrata nel 1024 da papa Giovanni XIX dei Conti del Tuscolo. Oggi è abitata da una comunità di monaci basiliani di rito greco. L’immagine della chiesa è ingentilita da uno splendido campanile del 1200, a sette ordini di trifore e colonnine, e adornato da piastrelle in ceramica.

Al centro del piazzale antistante la chiesa, sorge una fontana ad uso liturgico, in cui tutti gli anni, secondo il rito greco-bizantino che caratterizza tutte le funzioni dell’abbazia, si commemora, il giorno dell’Epifania, il battesimo di Gesù al Giordano. L’interno basilicale a tre navate, ha un pavimento in parte cosmatesco, un soffitto ligneo del 1577, iscrizioni greche nel fregio e alle pareti affreschi del 1200. Sull’altare maggiore, infine, spicca una madonna bizantineggiante.

MARINO Riprendiamo la nostra passeggiata dirigendoci verso un altro celebre centro dei Castelli romani, Marino. La cittadina, disposta come il solito su un alto colle che domina la campagna romana, fu a lungo feudo di una delle più celebri famiglie romane, i Colonna, ed è famosa da tempo per il suo ottimo vino, celebrato in note canzoni dialettali e in una festa davvero unica, durante la quale una delle sue fontane, quella dei Mori in Piazza Matteotti, getta davvero vino al posto dell’acqua. La

Al di là della festa, la fontana è davvero suggestiva, risale al ‘600 e mostra quattro mori legati ad una colonna, a ricordo della celebre battaglia navale di Lepanto, del 1571, in cui la coalizione cristiana europea decretò la fine della potenza marittima turca sul Mediterraneo. La fontana, insieme ad una processione annuale alla vergine del Rosario, fu voluta proprio dal trionfatore della battaglia, Marcantonio Colonna, che, al ritorno, sostò un mese nel feudo familiare di Marino.

La città mostra vari monumenti di interesse, a cominciare dal Palazzo Colonna (oggi adibito a sede municipale), storica residenza di una delle più potenti famiglie romane. Il palazzo fu realizzato a partire dal 1530 e terminato quasi un secolo dopo, e incorpora ancora i resti dell’antico castello medievale che dominava la cittadina. A due passi scopriamo poi la grande basilica di S. Barnaba, risalente al seicento e affacciata, come tanti angoli della città, sul bellissimo paesaggio della campagna romana.

Il maestoso interno è a tre navate e racchiude numerose opere d’arte, come questo splendido crocefisso ligneo di scuola umbra. Altre opere notevoli sono il martirio di San Bartolomeo, attribuito alla scuola del Guercino e il cenotafio barocco del cardinale Girolamo Colonna, del 1651.

Altro notevole complesso cittadino è il monastero del SS. Rosario, un severo complesso seicentesco che incorpora la Madonna del Rosario, del 1713.

Ma è ora di raggiungere altri luoghi di grande suggestione di questa magica regione. Eccoci allora sul lago di Albano, conosciuto anche come quello di Castel Gandolfo, dal nome della bella cittadina che vi si affaccia. Come la maggior parte dei laghi del Lazio, anche questo ha una chiara origine vulcanica. Un enorme cratere che oggi offre un panorama gradevole e straordinario, ma che fa ricordare i cataclismi che dovette generare tanti millenni fa.

Il luogo ha una grande importanza storica, dal momento che proprio qui sorgeva la mitica Albalonga, la più antica città del Lazio antico, fondata, secondo la leggenda, da Ascanio, figlio di Enea e che, dopo una lunga lotta con Roma, fu distrutta da Tullio Ostilio in seguito alla celebre sfida fra Orazi e Curiazi. Oggi il luogo, dimenticati guerre e cataclismi, è diventato un celebre luogo di villeggiatura, così gradevole da essere stato addirittura scelto dai papi come residenza ufficiale di vacanza, ancor prima che Urbano VIII chiamasse il ticinese Carlo Maderno a costruire un grande palazzo papale. Il palazzo, com’è ovvio, calamita tutto il turismo della zona (soprattutto nei periodi in cui il papa lo abita) ed è, in effetti, una passeggiata di notevole interesse. Si affaccia sulla bella piazza della Libertà, ornata da una fontana costruita dal grande Gian Lorenzo Bernini e conserva, al suo interno, un parco che giunge fino al Albano (in cui vi sono i resti di una villa di Domiziano) e un piccolo, modernissimo osservatorio astronomico. Palazzo e parco godono di diritto di extraterritorialità, essendo considerati a tutti gli effetti territorio della Città del Vaticano. Sull’altro lato della piazza spicca la chiesa di S. Tommaso da Villanova, anch’essa eretta dal Bernini e ricca di belle opere d’arte.

Sul lato del palazzo, un bellissimo belvedere permette una straordinaria visione del lago di Albano.

Anche Castel Gandolfo, come d’altronde tutti i castelli Roani, offre una cucina celebre e saporita. Fra i tanti piatti tipici, famosa è la porchetta, un maialino arrostito e aromatizzato presentato intero, che trova ilo suo regno in un altro centro sulla Via Appia, Ariccia, dove, naturalmente, sarà possibile assaggiare ogni tipica specialità romana.

Ariccia è conosciuta per un grande ponte che la collega alla vicinissima Albano, e che crollò di colpo una notte degli anni ’60. Ben più importanti, però, sono i monumenti presenti in Piazza della Repubblica, un bellissimo spazio progettato dal Bernini su cui si prospetta il grande Palazzo Chigi, che ha la forma di un castello a quattro torri, edificato fin dal XVI secolo, ma che deve il suo splendido aspetto attuale al Bernini e a Carlo Fontana.

Sull’altro lato del ponte, praticamente confinante con Ariccia, ci accoglie Albano, uno dei più celebrati luoghi di vacanza dei Castelli. La città ha origini antichissime e sembra risalga addirittura ad un grande fondo che l’imperatore Domiziano possedeva nel territorio di Alba Longa.

All’ingresso della cittadina si apre un bellissimo parco comunale, un tempo di proprietà della famiglia Doria-Pamphili. Al suo centro si possono visitare i resti della cosiddetta villa di Pompeo magno, un grande edificio di età repubblicana ampliato nei primi decenni del I sec. d.C.

Un’altra importante testimonianza della presenza romana la troviamo in pieno centro storico. Si tratta della grandiosa porta Pretoria, a tre fornici e fiancheggiata da torri, venuta alla luce solo nel 1944, dopo un bombardamento alleato. Era la porta principale dei Castra Albania, un grande accampamento fatto costruire da Settimio Severo e che occupava quasi l’intera area della città attuale.

Nei pressi della Porta pretoria spicca San Pietro, una chiesa romanica impostata già nel VI secolo, su un’aula del vasto impianto termale romano. La chiesa ha un portale laterale con tratti marmorei romani di ricca trabeazione, che appaiono anche nello slanciato campanile a doppie bifore. Notevoli, all’interno, una serie di affreschi del XIII secolo.

La più importante chiesa della città è però il Duomo, dalle forme severi e solenni. La chiesa sorse sul luogo di un tempio antichissimo, risalente, sembra, addirittura al IV secolo, e di cui si possono ancora ammirare immense colonne incastrate alla base dei pilastri delle navate.

Ultima, interessante testimonianza romana è poi il grande anfiteatro, risalente al II secolo, di cui restano grandiosi ruderi della precinzione.

Terminiamo la nostra passeggiata alla visita dei Castelli romani a Velletri. E’ la città più grande del comprensorio ed è immersa in un meraviglioso ambiente naturale ricco di verde e di infinite vigne, produttrici di un altro, mitico vino italiano.

Una delle antiche porte della città è porta napoletana, racchiusa fra due possenti bastioni merlati. Accanto si leva la Cattedrale, sorta probabilmente nel sec. IV sulle rovine di un tempio romano e ricostruita nei secoli XIII e XVII.

Centro della città è Piazza Cairoli, dominata dalla romanica Torre del Trivio, del 135e, campanile dell’attigua chiesa di S. Maria del Trivio, rifatta da Carlo Maderno nel 1622 e terminata solo, con la facciata, nel 1840.

Nella parte più alta della città si leva poi il grande palazzo comunale, eretto nella seconda metà del ‘500, al cui fianco si ammira il cinquecentesco oratorio di S. Maria al Sangue, di semplici forme bramantesche. L’interno del palazzo è arricchito da begli affreschi e contiene un importante museo archeologico che testimonia ancora una volta la straordinaria ricchezza storica e culturale di questa meravigliosa regione.

You might be interested in