CAVIALE E LENTICCHIE (Secondo atto)

 


Il secondo atto di una divertente commedia: “Caviale e lenticchie”


LA COMMEDIA

Servi, buffoni e pitocchi hanno da sempre avuto sulle tavole del palcoscenico la medesima dignità di re, eroi e condottieri. La storia del teatro è felicemente popolata da protagonisti di povera condizione, capaci di ridere delle proprie stesse miserie, e soprattutto pronti, ogni giorno, a reinventarsi la vita.
Di questa festante genìa sono evidentemente eredi i bizzarri protagonisti di “Caviale e lenticchie”, componenti d’una famiglia popolare cui le ingegnose ribalderie del capofamiglia regalano ogni giorno più sogni che denari.
All’alba degli anni quaranta, in una riadattata soffitta illuminata dai tetti assolati della città sottostante, le invenzioni del sedicente “commendatore” Leonida Bagoloni coinvolgono in un unico vortice i sogni un pò repressi della sua donna Valeria e quelli ancora limpidi della figlia Fiorella, le fantasie teatrali della sorella Matilde e le accomodanti astuzie del dirimpettaio Antonio.

Ad attraversare le loro storie, ci sono anche un figlio stralunato, un mariuolo dal cuore tenero, un portinaio sempre alla porta, e persino un nonno a noleggio.
Quando poi a costoro si aggiungono un emozionabile giovinetto dell’altasocietà con tanto di mamma-Contessa apprensiva, una Contessina allagioiosa scoperta delle altrui sofferenze, un Barone un pò tirchio e un subdolo tutore, tutti improvvisamente si ritrovano immersi in una appassionante trama a tinte gialle, con contorno di spari e sussulti, apparizioni e misteri.
La commedia allora festosamente esplode, lambisce i confini della farsa,dispensa ininterrottamente comicità ed emozioni mescolando teatro e vita, finzione e realtà. E, prima che si spengano le luci della ribalta, regala al termine un “lieto fine” che lascia in realtà tutto come prima, e ciascuno ancora una volta proteso a rincorrere e coltivare i suoi sogni.

Servi, buffoni e pitocchi hanno da sempre avuto sulle tavole del palcoscenico la medesima dignità di re, eroi e condottieri. La storia del teatro è felicemente popolata da protagonisti di povera condizione, capaci di ridere delle proprie stesse miserie, e soprattutto pronti, ogni giorno, a reinventarsi la vita.
Di questa festante genìa sono evidentemente eredi i bizzarri protagonisti di “Caviale e lenticchie”, componenti d’una famiglia popolare cui le ingegnose ribalderie del capofamiglia regalano ogni giorno più sogni che denari.
All’alba degli anni quaranta, in una riadattata soffitta illuminata dai tetti assolati della città sottostante, le invenzioni del sedicente “commendatore” Leonida Bagoloni coinvolgono in un unico vortice i sogni un pò repressi della sua donna Valeria e quelli ancora limpidi della figlia Fiorella, le fantasie teatrali della sorella Matilde e le accomodanti astuzie del dirimpettaio Antonio

Ad attraversare le loro storie, ci sono anche un figlio stralunato, un mariuolo dal cuore tenero, un portinaio sempre alla porta, e persino un nonno a noleggio.
Quando poi a costoro si aggiungono un emozionabile giovinetto dell’altasocietà con tanto di mamma-Contessa apprensiva, una Contessina allagioiosa scoperta delle altrui sofferenze, un Barone un pò tirchio e un subdolo tutore, tutti improvvisamente si ritrovano immersi in una appassionante trama a tinte gialle, con contorno di spari e sussulti, apparizioni e misteri.
La commedia allora festosamente esplode, lambisce i confini della farsa,dispensa ininterrottamente comicità ed emozioni mescolando teatro e vita, finzione e realtà. E, prima che si spengano le luci della ribalta, regala al termine un “lieto fine” che lascia in realtà tutto come prima, e ciascuno ancora una volta proteso a rincorrere e coltivare i suoi sogni.

Essa rappresenta un esempio significativo di quell’alto artigianato teatrale, purtroppo sconosciuto alla gran parte degli autori di oggi: unica effettiva àncora di salvezza, a nostro avviso, per un teatro di prosa non più condannato soltanto a ripetere se stesso o confuso con esibizioni monologanti o sperimentazioni di retroguardia, bensì degno ancora delle sue origini e della sua storia scintillante.
Essa rappresenta un esempio significativo di quell’alto artigianato teatrale, purtroppo sconosciuto alla gran parte degli autori di oggi: unica effettiva àncora di salvezza, a nostro avviso, per un teatro di prosa non più condannato soltanto a ripetere se stesso o confuso con esibizioni monologanti o sperimentazioni di retroguardia, bensì degno ancora delle sue origini e della sua storia scintillante.
(Tratto da “Labarcaccia.net) 


Commedia brillante di
Giulio Scarnicci e Renzo Tarabusi
Regia
ANDREA COSTANTINI
Aiuto regia
ANGELA NOSCHESE
Scenografia
SERGIO OLMEDA
Suggeritrice
MARIA ANTONIETTA EVANGELISTA
Grafica, luci, audio e effetti sonori
LUCIANO LE DONNE
Acconciature e trucco
Stiles di STEFANO LANZANI
Durata: 120′ – Anno: 2011

 


PERSONAGGI E INTERPRETI:

Salvatore Lamanna, l’invitato                ANGELO FAREBECOLI
Valeria, sua moglie                                   MARINA LEONI
Fiorella, loro figlia                                    FLAVIA FABENE
Roberto, loro figlio                                   MARCO LUCENTINI
Matilde, sorella di Salvatore                  LUISA CORSINO
Antonio, un vicino                                   FABRIZIO SCIMINETTI
Marcella, portinaia                                 ANGELA NOSCHESE
Velluto, “‘o MARIUOLO”                      GENNARO CORVINO
Simeone, un nonno a noleggio            CESARE VESCHI
Ilona, una contessa                                ELENA NICOLOSI
Nicola, suo figlio                                    ALESSANDRO PETRILLO
Alfonsina, una baronessa                    GRAZIA AGOSTA
Raimondo, zio e tutore di Nicola       STEFANO ALESSANDRI
Alessio, cameriere di Ilona                ​ FRANCO LAZZERINI


GLI AUTORI: Giulio Scarnicci e Renzo Tarabusi

Tra le opere più famose di Renzo Tarabusi (Firenze, 1906-1968) si possono ricordare per il teatro Chi vuol esser lieto sia che nel vinse la prima edizione della Maschera d’Argento. Dal 1951 al 1957, scrisse insieme a Scarnicci varie riviste e commedie musicali con protagonisti Tognazzi e Vianello, tra cuiDove vai se il cavallo non ce l’hai e Passo doppio (1954-1955), portata anche a Parigi. Per la televisione, è memorabile Un due tre (1954-1959), sempre con Tognazzi e Vianello, ma anche l’edizione del 1961 di Canzonissima, Il giocondo (1963) con Vianello e Abbe Lane e Il tappabuchi (1967) con Corrado.
In prosa, oltre Caviale e lenticchie, scrisse I papà nascono negli armadi; per Macario  Tutte donne meno io (1956), per Dapporto sei commedie musicali come Il diplomatico e L’onorevole. Sceneggiò anche più di 30 film, tra cui Il fischio al naso, I tromboni di Fra’ diavolo, Frenesia dell’estate, tutti per la Cineriz di Angelo Rizzoli.
È stato anche autore di testi di canzoni, come Quando una ragazza a New Orleans e Souvenir d’Italie, musicate da Lelio Luttazzi  e cantate da Jula De Palma nel 1950.

Scarnicci e Tarabusi, furono gli autori di Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello. Oramai mitichi gli sketch dei due grandi comici in una trasmissione culto della RAI, “Un due Tre”, di cui ne riproponiamo uno dei più celebri ed esilaranti, quello del “troncio”.


 

 


L’attrice: MARINA LEONI

Nata e residente a Roma, è laureata in Storia e Filosofia presso l’università La Sapienza di Roma.
Dopo una breve ma intensa stagione lavorativa nel cinema come segretaria di edizione, nell’85 le viene affidato l’incarico di segretaria di produzione nella produzione televisiva “Luma Film” specializzata in documentari turistici e ambientali, molti dei quali vanno in onda sui canali Rai e privati (Sereno Variabile, Alle falde del Kilimangiaro, Teleroma 56).

Nel ’98 approda al laboratorio teatrale romano A.R.T.E che frequenta per due anni. Successivamente le è di valida esperienza l’attività svolta nella Compagnia del Poligrafico dello Stato con la quale si esibisce presso il teatro “La Casina”. Nell’anno accademico 1999/2000 ricopre l’incarico di insegnante nel laboratorio teatrale per bambini allestito presso il centro artistico “ARTE DANZA”.
Negli anni 2001-2003 ha collaborato in qualità di attrice in varie rappresentazioni teatrali con la compagnia del teatro “LE SALETTE DI BORGO”, e sempre nel 2003 ha partecipato al laboratorio teatrale sovvenzionato dalla XVII Circoscrizione di Roma e condotto dal regista Mario Grossi, docente ordinario di Cinematografia e Teatro presso gli studi di Cinecittà, con cui ha interpretato recentemente brani tratti da opere di Shakespeare e di Molière (Tra gli altri autori interpretati: Goldoni, Cocteau, Campanile, Valentine, J. Osbome, Woody Allen, Eduardo De Filippo).

Nel 2006 ha partecipato alla Rassegna annuale del teatro “La Cometa”, ottenendo una lusinghiera affermazione nel lavoro di Mel Brooks “Frankenstein Junior”.
Nel 2008, nel quadro della manifestazione culturale estiva, promossa dal XVII Municipio presso i giardini di Castel Sant’Angelo, ha interpretato il personaggio di Clitemnestra nell’Orestiade di Eschilo.
L’ultimo suo lavoro è un’altra, celebre commedia di Eduardo, Natale in casa Cupiello, diretta da Gigi Oliviero, in cui interpreta il ruolo della protagonista Concetta.


 

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