CHIOGGIA (Veneto)

C’è una città, in Italia, dove la piazza principale è una lunga strada. A Chioggia, infatti, tutti chiamano “la Piazza” il lungo corso che costeggia uno dei canali che l’attraversano, tagliandola letteralmente in due. Questa, piccola, popolaresca Venezia, nacque, come la sua consorella più celebre, intorno al VI secolo, dall’arrivo in laguna delle popolazioni di terraferma che cercavano di sfuggire alle invasioni longobarde. Ancor oggi, Chioggia (che divenne, col tempo, la seconda città della Repubblica Serenissima), presenta una struttura originalissima, con lunghi canali che, simili ad arterie, la sezionano per tutta la lunghezza, raccordati da piccoli ed eleganti ponti, che la tengono comunque unita.


Ed è sui canali che si svolge la vera vita commerciale, condizionata da una struttura urbana suggestiva ed inconsueta, che, rallentando ogni azione, permette di soffermarsi su piccoli e grandi elementi architettonici, che ci ricordano la sua storia. Una storia fatta di mare e di avventure, e ancor oggi conservata nella grande tradizione peschereccia della città che, pur appartenendo alla terraferma, ha saputo conservare l’affascinante aspetto di città d’acqua.


Sul canale più grande, quello della Vena, si incontrano otto  ponti: il più artistico dei quali è il Ponte di Vigo, costruito in muratura nel 1685, in sostituzione di quello di legno sul quale si combatté aspramente durante la cosiddetta “Guerra di Chioggia, alla fine del ‘700. Fu una guerra che distrusse gran parte di ponti e case, anche se a combatterla non furono i chioggiotti, ma le flotte di Genova e di Venezia, che alla fine riuscì a imbottigliare la flotta nemica proprio dentro la laguna.


Sono tante le testimonianze artistiche della città, come il Duomo, di cui si ha notizia già nellXI secolo, ma le cui forme attuali risalgono ad un progetto del 1663.


 

Molto interessante è la chiesa di San Domenico. Ricostruita secondo il gusto barocco, verso la seconda metà del XVIII secolo, sulle rovine di un’antica chiesa romanica del 1200, si presenta molto semplice nella facciata di nudo cotto, priva dei classici abbellimenti barocchi.


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