COPPA DAVIS 1976

Riprese e regia: Gigi Oliviero


Un documentario storico, unico filmato al mondo che documenta l’unica vittoria dell’Italia della Coppa Davis di tennis, ottenuta in Cile nel 1976.

IL RACCONTO DELL’INCREDIBILE VIAGGIO
(di Gigi Oliviero)

Questa è la storia di un vero e proprio scoop sportivo, di quelli che capitano davvero una volta sola e sono la somma di coincidenze praticamente irripetibili. ​Tutto iniziò nell’estate del lontano 1976, quando, in una delle pazze idee della mia vita professionale, io mi ero buttato nell’avventura di realizzare, con la supervisione del direttore della Scuola maestri di tennis della Federazione, Tonino Rasicci, un’Enciclopedia Filmata del Tennis. Idea carina, che si scontrava col fatto che allora non esistevano le telecamere e i DVD, ma solo le cineprese e la costosissima pellicola. Ma allora ero giovane e naturalmente incosciente, quindi non mi preoccupai più di tanto e mi buttai nell’avventura. Girammo la prima puntata (dedicata al diritto) in 16 millimetri, cioè molto professionalmente, e fu un lavoro incredibile per l’epoca, anche se la sua diffusione cozzò contro la mancanza di distribuzione di un prodotto che era troppo in anticipo sui tempi. Il prodotto finale, cioè, poteva essre distribuito solo in Super8, un formato che oggi fa sorridere, ma che all’epoca era l’unico mezzo per proiettarsi a casa dei filmatini.


Il destino però volle che proprio in quel periodo stava per capitare un’occasione unica nel mondo del tennis italiano. La squadra azzurra, infatti, era riuscita ad arrivare alla finalissima della mitica Coppa Davis (il più celebre torneo di tennis a squadre del mondo, che noi non avevamo mai vinto) perché quella finale si doveva giocare in Cile. Era da pochi mesi avvenuto il colpo di stato di Pinochet, un sanguinario generale che aveva portato il terrore in quel Paese, e, per ritorsione, tutte le nazioni partecipanti al torneo (compresi i superfavoriti americani e australiani) si erano ritirati. Era rimasta solo l’Italia, che si era vista aprire le porte della finale come per miracolo.

Scoppiò, come il solito nel nostro Paese, una polemica ferocissima. Da una parte c’erano i “politici”, che si battevano per aggregarsi al resto nel mondo nel boicottare la gara, e dall’altro gli “sportivi”, che sostenevano che proprio lo sport poteva portare agli occhi del mondo il terribile problema cileno. ​La verità era che un’occasione così non sarebbe mai più ricapitata per l’Italia, che non aveva mai vinto la prestigiosa coppa. Alla fine vinsero gli “sportivi”, ma con una contropartita pesante da parte di tutti i mezzi di comunicazione (TV compresa), che boicottarono l’avvenimento impedendo le riprese televisive.

Come capita sempre nella vita, quello che è una disgrazia per moti, può diventare una fortuna per pochi, e infatti l’occasione ci aprì una possibilità unica, quella cioè di riprendere noi soli l’avvenimento (e quindi la quasi sicura vittoria italiana) con un’esclusiva mondiale irripetibile. ​Non ci volle molto a decidere che la cosa si doveva fare. Per farla breve, dopo una settimana mi ritrovai a Fiumicino con una cinepresa 16 mm (la mitica Arriflex) e soli 1.000 metri di pellicola da poter utilizzare. All’epoca, infatti, la pellicola costava carissima e noi non potevamo certo scialare. Per darvi un’idea, 1000 metri (che all’epoca costavano all’incirca come 1500 euro) duravano poco più di un’ora e mezza, l’equivalente di una cassetta e mezzo di nastro miniDV di oggi (del valore di 4-5 euro!). Non si può dire che non siano stati fatti progressi…


​Il viaggio durò quasi 24 ore, con un vecchio e scomodissimo DC8, via Madrid, Rio de Janeiro e Buenos Aires. Mi ricordo che conobbi un simpaticissimo dentista romano, stratifoso di tennis, che seguiva l’equipe azzurra in ogni angolo del mondo e mandò al diavolo il comandante dell’aereo quando, sorvolando le Ande, lui uscì fra i passeggeri indicandoci un punto sulle montagne dove, pochi mesi prima era caduto un aereo e i passeggeri, per sopravvivere, avevo mangiato i compagni morti. Un caso di cannibalismo (da cui fu tratto anche un film) che aveva fatto scalpore. ​Angelo (così si chiamava) chiese seriamente al capitano chi stesse pilotando e, alla sua candida risposta che c’era il pilota automatico, non esitò a mandarlo al diavolo, dicendo che lui aveva pagato un biglietto normale e che pretendeva un pilota vero!



​A Santiago l’atmosfera era surreale. La città sembrava divisa in due. La povera gente che cercava in tutti i modi di parlare con i giornalisti stranieri per raccontargli delle atrocità del nuovo regime, e la parte “bene” della città che approfittava, nell’altro senso, della vetrina internazionale per cercare di dimostrare che la situazione era del tutto tranquilla. Io alloggiai nell’hotel più lussuoso, ma solo perché c’era pure la squadra (i mitici Pietrangeli, Panatta, Barazzutti  e Bertolucci.) Faceva un caldo torrido, ma per fortuna c’era una bellissima piscina, dove si esibivano in tanga le giovani mogli dei tennisti, all’ombra di un… albero di Natale. Sì, perché, malgrado tutto, eravamo a fine dicembre…

​Io non ero conosciuto dalla squadra, quindi faticai un po’ a farmi accettare, ma, con l’invadenza obbligatoria del mio lavoro (se non lo fai non torni a casa col materiale) riuscii a seguire tutti gli allenamenti, compresi i trasferimenti in pullman. L’atmosfera intorno a noi era molto serena e tutti, naturalmente, cercavano di sorriderci e far apparire tutto roseo. Anche la popolazione era molto cordale e socievole, come tutti i sudamericani e poi c’erano le più belle ragazze che io avessi mai visto! Una popolazione davvero bellissima.

L’incontro, come oramai sanno tutti, andò benissimo per l’Italia. Panatta & Company vinsero agevolmente i loro incontri e solo Zugarelli concesse al Cile il punto della bandiera. E io, che avevo ripreso le partite dagli spalti, mi ritrovai in campo a riprendere la squadra, con Pietrangeli, il capitano, che alzava al cielo la mitica Coppa Davis, mentre faceva il giro di campo, carico di felicità.


Riprese ed edizione: Gigi Oliviero
Consulenza: Tonino Rasicci
Organizzatore: Roberto Ciurluini
Testo: Gigi Oliviero
Montaggio: Milko Duiella
Riprese: Santiago del Cile
Anno: Dicembre 1976
Durata: 9’30”
Produzione: Luma Film (Roma)


IL LIBRO

Nel 2016, quarantennale dell’incontro, è uscito uno splendido libro dedicato all’avventura azzurra:
​”1976, STORIA DI UN TRIONFO”,
​scritto dai giornalisti
​Lucio Biancatelli e Alessandro Nizegorodcew.
​Eccone la presentazione degli autori.

​1976, STORIA DI UN TRIONFO
(Ultra sport edizioni)

Santiago del Cile, 18 dicembre 1976: L’Italia del tennis vince per la prima volta la Coppa Davis. Quel successo, a distanza di 40 anni, è rimasto l’unico nella storia di questo sport. Adriano Panatta (che quell’anno trionfò a Roma agli Internazionali d’Italia e al Roland Garros di Parigi) Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli furono i protagonisti di quell’impresa che è rimasta nella storia dello sport italiano, guidati dal capitano non giocatore Nicola Pietrangeli e dal Direttore Tecnico Mario Belardinelli, vero e proprio secondo padre di quel gruppo fantastico, visto che prese quei giocatori da ragazzini nel “college all’Italiana” della Federazione di Formia e li portò alle vette del tennis mondiale.

​A Santiago, in quella finale contro il Cile di Pinochet che molti in Italia non avrebbero voluto giocare (a cominciare dai partiti della sinistra, il PCI e il PSI) come forma di protesta contro un regime sanguinario che prese il potere con il colpo di Stato dell’11 settembre 1973, nel quale perse la vita il Presidente socialista Salvador Allende,  c’era un giovane cineasta che si trovò per caso ad occuparsi di tennis, e che sfruttò l’occasione della vita di una finale di Coppa Davis che vedeva protagonista l’Italia ma senza nessun inviato della nostra televisione: Gigi Oliviero. Sono di Gigi Oliviero le uniche immagini oggi disponibili di quella pagina di storia indimenticabile dello sport italiano. ​

Ma perché la Rai non mandò nessun inviato né operatore a Santiago, e fece raccontare agli italiani il trionfo azzurro solo dalla radio, grazie al bravissimo Mario Giobbe affiancato da Lea Pericoli? Cosa avvenne in Italia in quell’autunno caldo del 1976, quando il paese si spaccò letteralmente in due sull’opportunità di giocare quella finale, con i giocatori e il capitano Pietrangeli che furono addirittura minacciati se fossero andati a Santiago?
Quale fu il cammino dell’Italia in quella Coppa Davis, e come arrivò in finale il Cile? Quali i ricordi dei protagonisti, giocatori, tecnici e giornalisti che erano al seguito di quella squadra?
​A questi e altri interrogativi vuole rispondere il nostro libro “1976, STORIA DI UN TRIONFO”, con il quale abbiamo voluto ripercorre quell’annata straordinaria e irripetibile del nostro tennis, dando voce ai protagonisti di 40 anni fa e ricostruendo le tante “verità” di artefici e testimoni anche attraverso articoli, foto e testimonianze dell’epoca.
Come il meraviglioso disco di vinile realizzato da Mario Giobbe, con le voci dei giocatori, le interviste e gli audio in diretta mandati in onda da Radio 2. ​

​O come il vibrante film di Gigi Oliviero, che compì un autentico capolavoro all’Estadio Nacional con pochi mezzi, poche risorse e l’intuito di saper cogliere al volo l’occasione di una vita. Quello di Oliviero è una sorta di reality ante litteram, perché in quei giorni seguì come un’ombra con la sua pesante Arriflex i giocatori e lo staff in ogni momento: dal pranzo (con le mogli dei giocatori in tavolo separato per volere di Belardinelli), agli allenamenti, dai momenti di relax in piscina, al bus che portava la squadra allo stadio, fino ai punti salienti degli incontri (per la cronaca, finì 4-1 per l’Italia).
Ma se dopo i 10 minuti del film volete saperne di più sulla storia della Davis Italiana, allora leggete “1976, STORIA DI UN TRIONFO”. Per i giovani sarà una scoperta, per i meno giovani l’occasione per rivivere quelle emozioni che scossero l’Italia nella metà degli anni ’70. Sono passati 40 anni, ma sembra davvero un secolo.

Lucio Biancatelli – Alessandro Nizegorodcew.
#1976StoriadiunTrionfo

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