CYBEROMA: Colosseo

Regia: Gigi Oliviero


Il filmato è tratto da “CYBEROMA” scritto e diretto da Gigi Oliviero, un grande documentario archeologico sulla Roma Antica, che vita la zona archeologica centrale di Roma (Foro Romano, Fori Imperiali, Palatino e Colosseo) con spettacolari ricostruzioni grafiche in 3D dei principali monumenti. Il filmato è presentato e commentato (anche in video) da Claudio Capone, celeberrima voce televisiva di Quark.


        

        

L’Anfiteatro Flavio, più noto come Colosseo, fu voluto dall’imperatore Vespasiano e inaugurato nell’80 d.C. dal figlio Tito. Era il cuore della città ed era destinato a divenire, per la sua imponenza, il simbolo stesso della grandezza di Roma. 

Per edificarlo ci vollero centomila metri cubi di travertino, una carovana di oltre 200 carri al giorno che, per 5 anni consecutivi, fecero la spola dalle lontane cave di Tivoli. Eppure i suoi costruttori riuscirono a completare la ciclopica opera in soli otto anni! Per magnificare il monumento non si badò a spese. L’anello esterno è alto quasi 50 metri ed è costellato da centinaia di archi, ognuno dei quali era adornato da una statua.  La cura, anche estetica, degli sconosciuti architetti che lo concepirono, si notava anche dai diversi stili in cui erano lavorati i capitelli delle semicolonne che chiudevano gli archi dei tre primi piani: stilizzato dorico il primo, elegante ionico il secondo e raffinato corinzio il terzo. 


    

L’interno era veramente grandioso, all’altezza della sua fama. Le dimensioni sono eccezionali, se rapportate all’epoca. E’ di forma ovale e il diametro maggiore dell’ellisse misura 188 metri contro i 156 di quello minore. Le volte delle scalinate erano dipinte in oro e porpora, gli anditi lastricati in marmo e decorati da innumerevoli mosaici; le pareti divisorie addirittura incastonate con pietre preziose, mentre le tende e i cuscini erano in seta.


  L’anfiteatro poteva contenere oltre 50.000 spettatori seduti, i quali, in caso di emergenza, potevano defluire all’esterno in pochissimi minuti! L’immensa cavea era divisa in quattro ordini di gradinate, tutte accuratamente numerate e suddivise per categorie sociali: Un particolare curioso è che le donne occupavano la parte più alta delle gradinate, forse per evitare il più possibile una promiscuità che poteva preludere a gravi disordini.

Ancor oggi delle iscrizioni ci attestano i posti riservati ai vari gruppi sociali. Nonostante le dimensioni, la visuale era perfetta da ogni ordine di posti, mentre un’alta rete proteggeva gli spettatori da eventuali assalti degli animali feroci.


  

Tutto l’anfiteatro, infine, veniva coperto, nei giorni di sole, da un immenso “velarium”, che provvedeva a garantire ombra e fresco a tutti gli spettatori. Il suo dispiegamento rappresentava uno sforzo grandioso, anche se la sua dinamica è avvolta dal mistero. Probabilmente un grande anello metallico era sollevato da centinaia di corde, che facevano perno su aste poste alla sommità del perimetro esterno. Su questo poi venivano svolte delle grandi “vele” di tessuto, con una grandiosa operazione collettiva, effettuata da oltre mille espertissimi marinai.


  

E mentre gli spettatori si scaldavano, eccitandosi alle imprese di celebri gladiatori, al di sotto dell’immensa pedana di legno ricoperta di sabbia, che formava l’arena, un drammatico e frenetico mondo sotterraneo organizzava il prossimo spettacolo.

Può sembrare incredibile (se rapportato a una tecnologia che disponeva, come motore, unicamente di braccia umane) che potessero essere custodite e gestite insieme una moltitudine di belve feroci, le quali venivano convogliate a gruppi in montacarichi e scivoli, per farle giungere, terrorizzate, fin dentro l’arena. Animali che, una volta raggiunto il loro inevitabile destino, venivano trascinati via ed eliminati con altrettanta efficienza e organizzazione. E per garantire questa imponente organizzazione, tutta l’arena era circondata da innumerevoli locali adibiti ad ogni servizio: dalle caserme dei gladiatori alle armerie, ai depositi, oltre naturalmente ad un ospedale e all’inevitabile obitorio… Quello che invece forse i romani non videro mai furono proprio i tanto ricordati martirii di cristiani, che in quest’arena non furono mai sacrificati. Lo furono invece migliaia di gladiatori, ma si trattava di veri professionisti della guerra e della morte, che spesso diventavano veri e propri idoli delle folle ed erano gelosamente protetti dai loro allenatori per i quali potevano risultare delle vere e proprie miniere d’oro.


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