EBLA E PALMYRA (Siria)

Regia: Gigi Oliviero



EBLA

Ebla è un’antica città del Bronzo antico (metà del III Millennio a.C.), rifondata due volte e infine distrutta alla metà del II millennio a.C., i cui resti si trovano nei pressi della moderna Tell Mardikh (circa 60 km a sud-ovest di Aleppo, nella Siria settentrionale).

Il nome della città, citato negli annali di Tuhmosi III, significa “pietra bianca”, in riferimento alle superfici calcaree delle pietre sulle quali è stata costruita

a posizione intermedia tra Mesopotamia, Anatolia e Palestina permetteva alla città (e al regno connesso) di godere dei vantaggi del commercio tra queste zone, dove passavano materie prime quali rame, legname (verso Mesopotamia ed Egitto), argento (verso la Mesopotamia). A Ebla giungevano poi i lapillazzuli afghani e forse anche l’oro egizio.

La popolazione era per la stragrande maggioranza semita, non solo a Ebla città, ma in tutto il regno, come l’onomastica mostra con evidenza.


PALMYRA
Uscita recentemente nelle cronache mondiali per le devastazioni che ha subito da parte dei terroristi dell?Isis, Palmyra fu in tempi antichi un’importante città della Siria, posta in un’oasi 240 km a nord-est di Damasco e 200 km a sud-ovest della città di Deir ez-Zor, che si trova sul fiume Eufrate.

È stato per lungo tempo un vitale centro carovaniero, tanto da essere soprannominata la Sposa del deserto, per i viaggiatori ed i mercanti che attraversavano il deserto siriaco per collegare l’Occidente (Roma e le principali città dell’impero) con l’Oriente (la Mesopotamia, la Persia, fino all’India e alla Cina), che ebbe un notevole sviluppo tra il I ed III secolo d.C. dapprima grazie all’Imperatore Traiano e successivamente Aureliano che allungò la via colonnata e costruì l’agorà e 5 templi.

Il Tempio di Baal è un edificio religioso, dedicato al dio fenicio Baal, assimilato al greco Zeus (il nostro Giove), fu edificato nel I secolo d.C. Il tempio fu consacrato tra il 32 e il 38, mentre il colonnato e i propilei furono innalzati alla fine del II sec. Il recinto sacro è molto ampio, di forma quadrangolare, 205×210 metri, contornato da un alto muro di cinta esterno, affiancato da un portico sorretto da un doppio colonnato. Il santuario aveva un ingresso monumentale, che subì delle modifiche quando gli Arabi lo trasformarono in fortezza. L’ampio cortile interno era completamente lastricato. Il tempio ha due nicchie, una rivolta a nord, che conteneva la triade di divinità palmirene, Baal, Yarhibol (il Sole) e Aglibol (la Luna).
In epoca araba la cella del tempio fu trasformata in moschea, come dimostra il mihrab presente sul muro meridionale.


Regia: Gigi Oliviero
Prodotto da Pier Danio Forni
Produttore esecutivo:
Maurizio Oliviero
Fotografia:
Roberto Mezzabotta – Emilio Navarino
Montaggio: Valter Cappucci
Musiche originali: Gregorio Cosentino
Testo:
 Fernando Lizzani-Chiara Giancarlini

Consulenza storica: Pier Giorgio Monti
Computer grafica: Massimo My
Voce: Claudio Capone
Voce narrante: Gioacchino Maniscalco
Riprese: Ebla e Palmyra (Siria)
Durata: 30′
Produzione: Chicane Srl

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