Storie in blu: GIANFRANCO MEGGIORIN (vela)

Regia: Gigi Oliviero


Siamo venuti a Genova, per incontrare Gianfranco Meggiorin, in occasione del salone della nautica. Un ambiente ideale per conoscere un uomo di mare che esercita una professione affascinante e misteriosa: lo skipper. In verità Gianfranco, che è un uomo estremamente modesto e cordiale, malgrado abbia scritto anche un simpatico libro intitolato appunto “Skipper”, non ama questo termine, che, oltre alla solita esterofilia, significa poco o nulla. Lui preferisce essere considerato un comandante, o meglio ancora, con un’altra ammissione di umiltà, un “capo-barca”.

    


 Al di là dei termini, comunque, l’incontro con lui è servito a capire meglio il ruolo, i compiti, le responsabilità che ha chi assume il comando di un’imbarcazione da diporto, piccola o grande che sia. Gli abbiamo chiesto, quindi, di guidarci alla scoperta di uno sport e di un lavoro che nascono sempre da una passione vera, che coinvolge profondamente la sensibilità e l’animo di chi la prova. Condurre una barca a vela lungo costa è oggi relativamente semplice, affrontare gli oceani con responsabilità (e spesso coraggio), sapendo che spesso, dalla propria esperienza e comportamento, può dipendere la sicurezza di un equipaggio che si fida di noi, è cosa ben diversa. E mai come in questo caso l’esperienza e la saggezza acquisita con ore  e ore di navigazione (compresi naturalmente gli inevitabili errori) diventeranno un patrimonio prezioso e indispensabile per chi, un giorno, voglia davvero farsi chiamare uno skipper.

L’augurio più simpatico che si scambiano i velisti è quello di “Buon vento”. E in effetti le condizioni ideali per una bella regata sono di solito quelle che sgomentano i bagnanti da spiaggia cioè un bel vento, teso e forte, che di solito significa freddo, umidità e mare naturalmente mosso… Così, a chi è abituato alla comodità del motore e non ha poi tanto tempo a disposizione, sarà dura far accettare i tempi, le fatiche e l’esasperante lentezza di una navigazione a vela. Ma chi non ha provato almeno una volta l’emozione di una grande randa che, senza frastuoni, spinge una barca di diverse tonnellate a scivolare elegante sull’acqua, certo non avrà mai capito veramente il meraviglioso fascino del mare. Nella nostra semplice dimostrazione, Gianfranco ha voluto alzare le vele anche se il vento era quasi inesistente, e dopo mezz’ora di bordeggi all’interno del grande porto, non eravamo giunti nemmeno all’imboccatura del molo… Ma a questo, ci abbiamo pensato dopo. In effetti chi ama veramente la vela non si porrà mai il problema del tempo. L’importante è quella di esserci, con la testa, ma soprattutto con il cuore, ed avere fissa e chiara la meta (che sia materiale o morale non importa) verso cui si sta navigando. D’altronde, come ha scritto Gianfranco Meggiorin nella prefazione del suo bel libro, non ci sono venti favorevoli per chi non sa dove andare…

 


 

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