GUIDO CAPPELLINI (Motoscafi F1 Inshore)

Regia : Gigi Oliviero


Per conoscere il nostro nuovo personaggio siamo andati a Como, in un paesaggio che sembra ispirare solo pace e serenità, ma che questa volta è stato letteralmente trasformato in uno spettacolare autodromo sull’acqua. Guido Capellini è oggi il più forte pilota al mondo di inshore, una disciplina che, come vedremo, non ha niente a che spartire col più celebre offshore, ma che, una volta conosciuta, può accomunarla al circus di velocità più celebre, quello della formula 1. Anche la categoria in cui gareggia Guido (che naturalmente è la top) si chiama Formula 1, e tutto il campionato mondiale che la riguarda, ha modalità di svolgimento straordinariamente simile alla celebre formula automobilistica. Come dimensioni e forma gli scafi sono pressoché uguali, così come i motori, dei mostri capaci di sprigionare oltre 400 cavalli e che rendono queste piccole barche dei veri missili sull’acqua, spingendole ad oltre 130 nodi, cioè ben oltre i 200 chilometri orari. Se si pensa che gli aliscafi più moderni viaggiano sui 35 nodi, cioè 60-65 chilometri l’ora, e sembrano velocissimi, forse si riuscirà a capire meglio di cosa stiamo parlando.


     

Guido è un uomo di poche parole, ma che al volante di queste barche diventa uno Shumacher di straordinaria abilità e coraggio. Ha vinto ben 5 titoli mondiali e corre, essendo l’attuale campione, con il numero 1. Incontrarlo ci ha permesso di conoscere uno sport diverso e altamente spettacolare, uno sport che, a differenza dei più celebri (e più lenti…) offshore, offre il vantaggio di poter essere seguita da pochi metri. Le gare, infatti, si svolgono nelle acque dolci, dal momento che, per le dimensioni e la velocità dei mezzi, le onde del mare sarebbero un vero suicidio, e i percorsi possono essere tracciati addirittura nei porti, come nel caso di Como. Ovvio quindi che lo spettacolo assume una dimensione molto interessante, anche considerando l’agonismo e gli inevitabili rischi che i piloti affrontano ad ogni curva.

Dicevamo che le imbarcazioni usate per il campionato di Formula 1 inshore sono mezzi che, per prestazioni e bisogno di cure, sono molto simili alle più potenti auto da corsa. Pesano meno di 400 chili e sono spinte da un motore fuoribordo che può sprigionare una potenza impressionante: 400 cavalli. Le accelerazioni sono quindi fulminanti e la spinta laterale che sopportano i piloti nelle curve (affrontate a velocità che hanno quasi dell’incredibile), sono addirittura superiori a quelle sopportate dai piloti sulle auto.

Eppure, a guardare con attenzione questi mezzi, sembra davvero che essi sfidino le regole della fisica. I punti di appoggio in acqua sono solo tre: l’elica e i due sottilissimi pattini laterali, che, sfiorando appena la superficie, fanno apparire il motoscafo come un piccolo aereo che voli sul pelo dell’acqua. E’ ovvio che per raggiungere le prestazioni di cui i mezzi sono capaci occorre un’organizzazione complessa e ferrea, fatta di uomini molto specializzati e di attrezzature molto sofisticate. Dopo ogni prova in acqua il mezzo viene riportato a terra e smontato, per poterne controllare ogni più piccola parte, per evitare (come succede talvolta) che si possa perdere una gara per un difetto spesso insignificante.


    

Il campionato del mondo inshore è basato su una serie di corse che si svolgono in  tutto il mondo. L’iter della gara è anch’esso molto simile a quello delle gare di formula 1 automobilistiche. C’è una sessione di prove libere, quindi un’ora di prove cronometrate. I migliori sei tempi hanno quindi altri due giri a testa per siglare l’ordine di partenza definitivo. La mattina della gara c’è poi il Warm-up, cioè una serie di prove non cronometrate per far prendere meglio confidenza ai piloti col circuito e in fine la gara vera e propria. Si parte da terra per compiere alcune decine di giri a velocità, dicevamo, che possono raggiungere e superare i 200 chilometri orari.

La gara di Como è stata preceduta da una delle tappe del bellissimo trofeo Guido Abbate, organizzato da Bruno, Tullio e Chicco Abbate e che mette in lizza una serie di piccoli, ma potentissimi motoscafi. I mezzi sono praticamente tutti uguali, per permettere, una volta tanto, una selezione basata più sull’abilità del pilota che sulla superiorità tecnica del mezzo e, anche se (rapportati ai mostri di F1) queste barche sono considerate “da passeggio” dai piloti della categoria superiore (tanto da essere simpatiucamente denominate “barchini”) esse offrono uno spettacolo di audacia e competizione di grande interesse e spettacolarità.

E finalmente siamo alla gara. Guido, naturalmente ha ottenuto il tempo migliore, e partirà quindi in pole position, cioè all’interno della 1.a boa. E’ il momento in cui la competizione si fa ardente, tanto da dover ripetere la partenza più di una volta, per l’irruenza di qualche pilota che non ne vuol sapere di rispettare il semaforo verde.

La gara (come spesso capita in queste competizioni) è stata sospesa e ripresa anche per via di vari incidenti, che hanno messo fuori combattimento diversi scafi. Un’ipotesi consueta in questa formula, che però, per gli straordinari miglioramenti tecnici che ha subito, oggi permette una sicurezza per i piloti enormemente superiore a quella che si aveva molti anni fa.

La gara è finita. Guido ha vinto ancora, con una superiorità che ha lasciato di sasso gli avversari, ed è stata completata dal terzo posto dell’altro, bravissimo pilota della sua scuderia, Fabio Comparato. Una vittoria festeggiata, al solito, con champagne e bellissime ragazze, ma anche da un previsto, liberatorio tuffo in acqua.


 

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