ADIEU MON AMOUR


Titolo:  ADIEU MON AMOUR

Regia: Tamer El Boustany – 1996

Con: Anna Masullo, Antonio Manzini,
Sharon Fiucci
Fotografia: Sergio Russo
Scenografia: Arzu Volkan
Produttore esecutivo: Diego Faccin
Aiuto regista: Paola Jobim
Operatore: Jessica Giaconi
Fonico: Fulvio Sturniolo
Costumi e trucco: Erika Pascucci
Edizione: Irma Isela Gomez
Aiuto luci: Rem Nayer
Durata: 8′


Prodotto da: LIBERA UNIVERSITA’ DEL CINEMA DI ROMA (L.U.C.) – Via di Villa Belardi, 44 – 00154 Roma – Tel. 06.45434932 – 349.7123993

La Scuola nasce nel 1983 dalla volontà di alcuni cineasti che hanno fatto la storia del Cinema come Cesare Zavattini, Alessandro Blasetti, Leonviola e Sofia  Scandurra, per formare nuovi registi del Cinema professionale.

Da anni la LUC si occupa di formare ragazzi giovani nel campo cinematografico permettendo loro di provarsi, sbagliare, correggersi e riuscire, collaborando con i docenti al nostro unico obiettivo:”formare un regista!” Una scuola pratica dove “IL CINEMA S’IMPARA FACENDOLO” sotto la guida di docenti, tutti professionisti, che operano da oltre trent’anni nel settore cinematografico e televisivo. Tra i nostri docenti annoveriamo alcuni vincitori di premi quali il David di Donatello, Leone d’Oro a Venezia e alcune Nomination all’Oscar.

                                        ​www.universitadelcinema.it –  info@universitadelcinema.it   –   Vai al promo della Scuola 

                Sofia Scandurra         


   


Foto

Il giudizio di GIGI OLIVIERO

Si potrebbe dire che tutto, in questo corto, è “telefonato” per commuovere e tirar giù lacrime a catinelle: ​la devastazione della guerra, la donna sola con la bambina meravigliosa, il nazista buono, la musica struggente, la tragedia che aleggia su tutto. Addirittura la ruffiana, ma perfetta scelta del bianco e nero che fa dimenticare il vecchio 4:3 di quando è stato girato. Eppure c’è un sincerità di fondo, una voglia di mostrare la tragedia solo per urlarne la cattiveria e inutilità che non può non colpire.
​Forse, a voler essere pignoli fino in fondo (come d’altronde merita un lavoro speciale) il finale della bambina è un po’ “arronzato”. Tutti capiscono subito come andrà a finire, ma forse una trovatina più “lavorata” ci poteva pure stare. Questo non toglie che i tre personaggi sono perfetti fisicamente, l’ambientazione, nella sua cruda semplicità, fa entrare subito nella cupa atmosfera della guerra, il montaggio e le inquadrature semplici e senza fronzoli (indimenticabile e davvero “d’autore” il PPP della bambina sui titoli di coda). Davvero bravo al giovane regista egiziano!
​VOTO: *****

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