iCorti: EMME

  


Titolo: EMME
Regia: Jacopo Mariotti

Con: Elena Mazza
Durata: 10’09” – Anno: 2010

​Trama: Quando la disperata voglia di maternità non si realizza, una donna può giungere alla pazzia.


Prodotto da: LIBERA UNIVERSITA’ DEL CINEMA DI ROMA (L.U.C.) – Via di Villa Belardi, 44 – 00154 Roma – Tel. 06.45434932 – 349.7123993

La Scuola nasce nel 1983 dalla volontà di alcuni cineasti che hanno fatto la storia del Cinema come Cesare Zavattini, Alessandro Blasetti, Leonviola e Sofia  Scandurra, per formare nuovi registi del cinema professionale.

Da anni la LUC si occupa di formare ragazzi giovani nel campo cinematografico permettendo loro di provarsi, sbagliare, correggersi e riuscire, collaborando con i docenti al nostro unico obiettivo:”formare un regista!”. Una scuola pratica dove “IL CINEMA S’IMPARA FACENDOLO”, sotto la guida di docenti, tutti professionisti, che operano da oltre trent’anni nel settore cinematografico e televisivo. Tra i nostri docenti annoveriamo alcuni vincitori di importanti premi, come il David di Donatello, il Leone d’Oro di Venezia e alcune Nomination all’Oscar.

                                        ​www.universitadelcinema.it –  info@universitadelcinema.it   –   Vai al promo della Scuola 

               Sofia Scandurra         


   


Foto

Il giudizio di GIGI OLIVIERO


​Un corto davvero d’autore, drammatico e crudo. Poche inquadrature e camera quasi sempre fissa. Cosa, questa, che per me è un complimento ulteriore all’autore, dato che dimostra come sia inutile cercare ossessivamente complicati movimenti di camera quando non servono. Dico sempre ai ragazzi di pensare ai film di Chaplin. Lì la cinepresa non si muoveva quasi mai per ovvi motivi tecnici, eppure lo spettacolo era assicurato da quello che avveniva davanti.
Per venire ai tempi nostri, il miglior consiglio che vorrei dare loro, , se vogliono veramente capire la tecnica cinematografica, è quello di di rivedere dieci volte i film di Stanley Kubrik, che, davvero maestro dei maestri, ha sempre usato la camera come Mozart ha usato la sua musica: non c’è mai una nota di troppo o una nota mancante. Così in Kubrik non c’è mai un movimento di macchina che non serva per raccontare meglio quello che sta succedendo. Quando non occorre, è capace di fare piani sequenza di minuti con la camera ferma, ma quando serve, si è addirittura inventata la steadycam per esasperare il movimento.
Nel caso del nostro corto il dramma è nella ragazza impazzita per la mancata maternità. Quello che parla, che racconta, qui è il suo corpo, il suo viso, le sue azioni da paranoica, cosa che fa benissimo la bravissima attrice (Elena Mazza), senza la quale il corto poteva davvero risultare un grande flop. Tutte le inquadrature sono studiate benissimo come tagli e luce e persino quella delle bambole animate è splendidamente fissa. Un’ottima e coraggiosa prova d’autore per il giovane regista, che mostra già grande maturità tecnica e artistica. Bravo!.
VOTO: ****


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