iCorti: IL MAGO DELL’ATOMO


Titolo IL MAGO DELL’ATOMO

​Regia:
Consuelo Pascali, Giustino Pennino,
Gianluca Salcuni
Con: Nicola di Foggia
Musica: Concerto n. 1 per piano (Ciaikowski)
Durata: 6’50”

TRAMA: Il corto è interpretato da Nicola di Foggia, attore di grandi esperienze teatrali, cinematografiche e televisive. Narra la storia di un ricercatore di base.che, addormentatosi casualmente,sogna che, mentre il mondo del suo lavoro perde di colori, lui si trova in una specie di giungla colorata dalla quale non sa come uscire.
Entra in una profonda crisi dal quale lentamente lo farà uscire la sua passione per la ricerca  di base.


​Prodotto da:
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DI ROMA (L.U.C.)

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Il giudizio di GIGI OLIVIERO


​Secondo me (forse l’ho detto più volte, ma qui volevo riassumerlo meglio) un corto che si rispetti, a parte le sue qualità tecniche, deve rispettare almeno tre regole: essere appunto “corto” (senza certo voler imporre limiti, andare oltre i dieci minuti mi sembra quasi sempre un errore), trattare un tema inconsueto (gli apprendisti registi che, per ambizione e voglia di differenziarsi cercano di fare un film classico in sei minuti mi sembrano davvero masochisti) e soprattutto avere un risvolto finale, di qualsiasi genere, che sorprenda lo spettatore.
In questo caso la durata c’è, l’argomento curioso anche, ma manca, secondo me, completamente la sorpresa finale, che mi sembra, per di più, un po’ incomprensibile (cosa scopre il nostro scienziato-bambino, la vita?).
A parte questo c’è il tentativo di mostrare (con mezzi limitatissimi e materiale d’archivio preso qua e là) la mente onirica e visionaria del protagonista, ma purtroppo il pubblico è abituato a Stanley Kubrik per queste cose, ed è proprio difficile colpirlo.
D’altronde (e questa è una regola assoluta che mi sono sempre posto nel mio lavoro) è inutile cercare di giustificarsi con lo spettatore che ti chiede che vuol dire una certa situazione. Sia perché questo dimostra che il messaggio non è arrivato, sia perché, com’è ovvio, nessuno potrà pretendere di parlare con tutti gli spettatori che vedranno il suo film.
Ultima cosa (e questo è un altro dei miei consigli “ovvi”, ma al quale spesso i giovani non pensano proprio): qualsiasi trovata deve arrivare subito allo spettatore, cioè al primo passaggio. Nessuno, infatti (a parte gli addetti ai lavori o i cinefili incalliti) ha tempo e voglia di tornare indietro (stile “moviola”) per rivedere una sequenza o anche solo un attacco due volte.
In un film finito e proiettato vale la regola assoluta “Buona la prima”. Non ci sono prove d’appello.
Nella mia lunga esperienza di moviola (quelle vere, dove si montava la pellicola, e nel mio studio ne avevamo nove, in altrettante sale) quando un montatore faceva vedere un attacco al regista e lui diceva “Me lo fai rivedere?”, capiva immediatamente che l’attacco era sbagliato. Anch’io sono tornato indietro nel finale, per cercare di capirlo, e questo, ripeto, per me è un errore.
Un’altra cosa che non mi è piaciuta è la musica. Il Concerto di Ciaikowski è un pezzo così sfruttato che oramai diventa un tormentone e soprattutto (e qui esce fuori il ricordo importante del mio diploma in pianoforte) è un errore davvero grave rimettere il pezzo da capo due o tre volte.
Insomma si vede la voglia degli autori (e qui ci si sono messi addirittura in tre!) di uscire dal seminato, cercando di dare emozioni in qualsiasi modo (e una di loro, Consuelo Pascali, ci riuscirà benissimo qualche anno dopo, con altri filmati ben più importanti), ma il risultato, questa volta, è davvero scarsino.
VOTO: **

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