iCorti: LA CAMERA ROSSA


Titolo:  LA CAMERA ROSSA
Regia: Livio Lodico

Con: Antonio Grosso, Virginia Gherardini,
Gabriele Nardis
Fotografia: Gabriele Nardis
Assistente luci: Rossella Pompeo
Operatore: Daniele Suraci
Produzione: Moreno Mossi
Musiche originali: Gabriele Campioni
Fonico: Sergio Aussello
Scenografia: Cristiana Di Croce
Attrezzista: Marco Del Frate
Montaggio: Eugenia Perez Arc, Cristian Di Croce
Trucco: Federico Bartoletti
Fotografa: Alessandra Conte
Aiuto regia: Laura Ugolini
Segretario di edizione: Dario Nicosia
Durata: 10’30”

TRAMA: Si può perdere il senno per amore? Lui ha amato così tanto la sua francesina che ogni mezzo è bello per ricordarla.


​Prodotto da:
LIBERA UNIVERSITA’ DEL CINEMA
DI ROMA (L.U.C.)

Via di Villa Belardi, 44 – 00154 Roma
Tel. 06.45434932 – 349.7123993

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Foto

Il giudizio di GIGI OLIVIERO


​C’è una cosa che mi indispone molto di tanti film e sceneggiati televisivi moderni, e cioè l’assoluta carenza del sonoro che, rispetto agli altri aspetti tecnici del cinema, sembra essere considerato, qui da noi, una cosa di serie B. Sarà capitato anche a voi di non capire, soprattutto in televisione, i dialoghi perché troppo bassi, o missati male, o sovrastati da musica ed effetti. Be’ io quello lo trovo insopportabile. Capire quello che si sta dicendo è fondamentale, soprattutto in uno spettacolo di emozioni e sentimenti.
Forse i giovani cineasti non lo sanno, ma in America (dove puoi criticare tutto tranne dire che non sanno fare lo spettacolo…) il ruolo del fonico è assolutamente dominante in una troupe. Il fonico può dire in qualsiasi momento, anche in un film di Spielberg, “STOP!” in qualsiasi scena, se capisce che il sonoro non è ottimale. Addirittura (e vi invito a fare attenzione, perché prima o poi lo vedrete anche voi) non gliene frega niente anche ai registi più blasonati se entra in campo il microfono tenuto a mano con un’asta dal microfonista. Se serve a far capire il dialogo gli americani, pure celebri come  perfezionisti, se ne fregano dell’apparente errore.
Vedendo al nostro corto, ho fatto questa premessa proprio perché questo, che è davvero bellissimo, è proprio “inquinato” da un sonoro assolutamente scadente (è per questo che non si merita la quinta stella…). I dialoghi fra i due amanti spesso non si capiscono proprio (e non me ne frega niente, a me spettatore, che i due stanno parlando sottovoce, il problema è del fonico che deve comunque farmi capire che cosa stanno dicendo), mentre in un paio di punti le musiche sono alte al limite dello smodulamento.
Peccato, perché si tratta di un lavoro davvero di alta professionalità. Bravi e giusti gli attori, bella l’ambientazione, ottima la fotografia, montaggio impeccabile, movimenti di macchina davvero alla Bertolucci, soprattutto nei movimenti lenti (oltre che finalmente stabili, viva il cavalletto!!). Insomma una regia ottima, da autore esperto e professionista, altro che giovane allievo di una scuola di cinema.
Persino lo struggente finale (forse un po’ troppo “telefonato” la prima volta che il ragazzo riguarda le cartoline, dove c’è sempre lo stesso testo, come fotografato) è il giusto, inaspettato colpo di scena che conclude un filmato davvero di suggestione. Bravissimo!
VOTO: ****

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