iCorti: VENA MALOMME

  


Titolo:  VENA MALOMME

​Regia
:  Simona Certelli
Con: Alessandra Serini, Alessandro Fallucchi 
Durata: 5’22” – Anno: 2009

Trama: Una ragazza, le sue fantasie,
​le sue paranoie…


Prodotto da:
LIBERA UNIVERSITA’ DEL CINEMA DI ROMA (L.U.C.)

Via di Villa Belardi, 44 – 00154 Roma
Tel. 06.45434932 – 349.7123993

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Foto

Il giudizio di GIGI OLIVIERO


A parte l’indecifrabile titolo il corto è l’ennesima (anche se umanissima), voglia di stupire senza far capire praticamente nulla. Le nevrosi surreali della protagonista che ammalia  (almeno come immagini) lo scatolone dove dovrebbe essere rinchiuso lui, per eliminarlo (?), oppure per liberarlo (forse, visto che poi scappa), sono in effetti un po’ deliranti. E’ vero, esiste la pittura surreale, concreta, astratta, quello che volete, ma è un’immagine ferma là, che ti chiede solo di provare a interpretarla, spesso fregandosene di quello che realmente voleva dire il pittore. In un film è diverso. Si deve per forza lanciare un messaggio, un tema, una storia, folle che sia, ma pur sempre una storia. Soprattutto se il regista non vuole andare in giro tutta la vita a spiegare agli sbigottiti spettatori quello che voleva dire, deve certo accettare che molti di quelli, che non vogliono adeguarsi al rischio di sembrare stupidi, dicano con innocenza: “Ma che vuol dire?”
Non me ne voglia la giovane e brava regista. Il suo lavoro dimostra sicuramente grandi capacità tecniche e creative, ma il tempo, l’esperienza (e forse un po’ di autocritica) le faranno capire che si può lanciare un importante messaggio, dimostrando talento e fantasia, anche coinvolgendo l’intelligenza degli spettatori.
​E’ questo il senso per cui, in questa grande raccolta di filmati, il mio giudizio a cinque stelle è stato così raro e così diretto a chi non ha avuto il bisogno di “imbrogliare” la credulità degli spettatori.
Se poi, riguardandolo con obiettività, si vogliono scoprire i valori dell’autrice, beh, in effetti questi non mancano. C’è una chiara scelta di fotografia (prima parte onirica in bianco e nero, con la ragazza che balla una musica spagnoleggiante, in cui sono esaltati corpo, piedi, mani) e una seconda a colori, più secca e cruda, in cui c’è questo rapporto fra lei e la cassa in cui è rinchiuso lui, che si presta, ovviamente, a infinite spiegazioni (compreso il finale liberatorio).
​VOTO: *** (soprattutto per l’ottima realizzazione tecnica, in particolare la grande cura del montaggio)

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