VENA MALOMME

  


Titolo:  VENA MALOMME

​Regia
:  Simona Certelli

Con: Alessandra Serini, Alessandro Fallucchi 
Durata: 5’22” – Anno: 2009

Trama: Una ragazza, le sue fantasie, ​le sue paranoie…


Prodotto da: LIBERA UNIVERSITA’ DEL CINEMA DI ROMA (L.U.C.) – Via di Villa Belardi, 44 – 00154 Roma – Tel. 06.45434932 – 349.7123993

La Scuola nasce nel 1983 dalla volontà di alcuni cineasti che hanno fatto la storia del Cinema come Cesare Zavattini, Alessandro Blasetti, Leonviola e Sofia  Scandurra, per formare nuovi registi del cinema professionale.

Da anni la LUC, oggi diretta da Fiorenza Scandurra, si occupa di formare ragazzi giovani nel campo cinematografico permettendo loro di provarsi, sbagliare, correggersi e riuscire, collaborando con i docenti al nostro unico obiettivo:”formare un regista!”. Una scuola pratica dove “IL CINEMA S’IMPARA FACENDOLO”, sotto la guida di docenti, tutti professionisti, che operano da oltre trent’anni nel settore cinematografico e televisivo.

Tra i nostri docenti annoveriamo alcuni vincitori di importanti premi, come il David di Donatello, il Leone d’Oro di Venezia e alcune Nomination all’Oscar.

                                        ​www.universitadelcinema.it –  info@universitadelcinema.it   –  Vai al promo della Scuola 

               Sofia Scandurra         


   


Foto

Il giudizio di GIGI OLIVIERO


A parte l’indecifrabile titolo il corto è l’ennesima (anche se umanissima), voglia di stupire senza far capire praticamente nulla. Le nevrosi surreali della protagonista che ammalia  (almeno come immagini) lo scatolone dove dovrebbe essere rinchiuso lui, per eliminarlo (?), oppure per liberarlo (forse, visto che poi scappa), sono in effetti un po’ deliranti. E’ vero, esiste la pittura surreale, concreta, astratta, quello che volete, ma è un’immagine ferma là, che ti chiede solo di provare a interpretarla, spesso fregandosene di quello che realmente voleva dire il pittore. In un film è diverso. Si deve per forza lanciare un messaggio, un tema, una storia, folle che sia, ma pur sempre una storia. Soprattutto se il regista non vuole andare in giro tutta la vita a spiegare agli sbigottiti spettatori quello che voleva dire, deve certo accettare che molti di quelli, che non vogliono adeguarsi al rischio di sembrare stupidi, dicano con innocenza: “Ma che vuol dire?”
Non me ne voglia la giovane e brava regista. Il suo lavoro dimostra sicuramente grandi capacità tecniche e creative, ma il tempo, l’esperienza (e forse un po’ di autocritica) le faranno capire che si può lanciare un importante messaggio, dimostrando talento e fantasia, anche coinvolgendo l’intelligenza degli spettatori. ​E’ questo il senso per cui, in questa grande raccolta di filmati, il mio giudizio a cinque stelle è stato così raro e così diretto a chi non ha avuto il bisogno di “imbrogliare” la credulità degli spettatori.
Se poi, riguardandolo con obiettività, si vogliono scoprire i valori dell’autrice, beh, in effetti questi non mancano. C’è una chiara scelta di fotografia (prima parte onirica in bianco e nero, con la ragazza che balla una musica spagnoleggiante, in cui sono esaltati corpo, piedi, mani) e una seconda a colori, più secca e cruda, in cui c’è questo rapporto fra lei e la cassa in cui è rinchiuso lui, che si presta, ovviamente, a infinite spiegazioni (compreso il finale liberatorio).

​VOTO: *** (soprattutto per l’ottima realizzazione tecnica, in particolare la grande cura del montaggio)


 

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