IRAN: gli Zoroastriani

Regia: Gigi Oliviero – Stefano Carbone


       

Un’altra comunità occorre menzionare per meglio comprendere la complessa vita sociale di questa nazione: la comunità zoroastriana. In Iran esiste il più grande numero di seguaci di quest’antichissima religione, una delle prime monoteistiche della storia. Fu fondata quasi 3000 anni fa dal profeta-filosofo Zoroastro (meglio conosciuto in occidente come Zaratustra), uno dei più grandi innovatori che abbia avuto l’impero persiano, la cui vita è avvolta dalla leggenda. Nacque, sembra, nell’attuale Iran occidentale, fra il 1000 e il 500 a.C. Abbandonò la casa natale a vent’anni, per dedicarsi a contemplazioni religiose sui monti e nel deserto, fino ad avere, fra i 30 e i 40, la rivelazione da parte del supremo dio Ormazt,. Quindi dedicò il resto della sua vita a diffondere in tutto il paese il suo messaggio profetico, che è seguito fedelmente, solo in Iran, da oltre 20.000 seguaci. Si tratta di una comunità pacifica ed ospitale, che ci accoglie con calore in una delle loro case, una cui stanza è dedicata a funzioni di piccolo tempio, dove svolgere le preghiere e i semplici riti.


    

Il simbolo dello zoroastrismo è la figura alata del profeta, chiamata Aura Maszda, che per millenni è stato il simbolo stesso del potere imperiale persiano. A Yazd esiste il più importante tempio della comunità, in cui è conservato un fuoco che arde da quasi 2500 anni (più precisamente la leggenda vuole che sia stato acceso nel 470 a.C.). Ed sempre intorno al fuoco si svolge qualsiasi rito zoroastriano, fatto di semplici gesti rituali in un clima di straordinaria socialità e pace.


Alla periferia della stessa Yazd, poi, è molto interessante visitare l’antica città zoroastriana, costruita all’ombra delle mitiche Torri del Silenzio. Le Torri del Silenzio erano luoghi funerari intimamente legati al credo di Zaratustra. La dottrina infatti vieta ai zoroastriani di gettare alcunché di vivo in terra per non inquinarla. Lo stesso vale per l’aria, quindi, per i morti, l’usanza era quella di deporli in cima a queste torri lasciando che il tempo e gli uccelli provvedessero alla loro sepoltura. Un’usanza conservata fino a 50 anni fa… Oggi si è tornati al vecchio, classico cimitero, ma il ricordo di quella tradizione aleggia ancora viva in questo straordinario ambiente


    

Ci spostiamo per la nostra ultima tappa verso un luogo che vale davvero il lungo e faticoso viaggio. Siamo capitati in un periodo molto particolare, quello cioè in cui si realizza la più grande assemblea mondiale dei seguaci dello zoroastrismo. L’assemblea avviene in uno dei luoghi più sacri della religione, un microscopico paesino praticamente dissolto nelle grandi montagne del deserto, e nato intorno ad una mitica caverna da cui sgorga un’acqua purificatrice. Il luogo, a circa 2000 metri d’altezza, si chiama Chak Chak e i permessi che ci sono stati concessi per effettuare le riprese sono davvero un’eccezione, considerata l’estrema riservatezza dei fedeli. Questo è l’unico posto dell’Iran dove alle donne (quelle naturalmente zoroastriane) è consentito di non indossare in pubblico il consueto velo per nascondere i capelli, e che viene imposto (con cortesia, ma fermezza) anche alle donne straniere.

E qui, in un clima di grande pace e serenità, abbiamo assistito ai semplici ma toccanti riti svolti per ore e seguiti da adulti e bambini con grande partecipazione. Un’esperienza diversa, un mondo a noi sconosciuto e lontano che ci riporta in pace con l’abitudine di considerare questo popolo solo legato al terrorismo e all’intransigenza religiosa. Abbiamo scoperto viceversa un popolo antico e nobile, cortese ed alacre, la cui tolleranza verso le altre religioni è solo pari al senso di ospitalità e al desiderio di continuare a costruire, in un rispetto maniacale della tradizione, una meravigliosa avventura che ne ha fatto, malgrado tutto, una delle più grandi civiltà della storia.


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