IRAN: i contadini

Regia: Gigi Oliviero – Stefano Carbone


   

L’agricoltura iraniana è ad uno stadio molto semplice. La meccanizzazione avanza con lentezza e la maggior parte dei lavori si fa ancora secondo le tradizioni, utilizzando metodi e tecniche ancorate a millenni di esperienza. E soprattutto alla paziente e abile mano dell’uomo. Gli antichi buoi tirano ancora aratri fatti di legno; la mietitura è fatta a braccia, con le falci di un tempo; e persino la trebbiatura è realizzata con l’ausilio del solo vento e della forza dell’uomo. Uno spettacolo strano per chi è abituato alla tecnologia dei nostri paesi, ma uno spettacolo di pace e bellezza profondi, che fanno capire la serenità antica di questo popolo.


    

Non è raro poi imbattersi in mulini che sembrano uscire dai nostri album dei ricordi. Una grande ruota di pietra che macina paziente il grano, seguita dai gesti lenti e attenti di un uomo dall’aspetto scolpito nel tempo. E persino l’ultima fase, quella della panificazione, viene svolta in laboratori assolutamente artigianali, con tecniche abilissime e anch’esse legate ad abitudini antiche. Qui il pane somiglia alla nostra pizza (anche per il modo di lavorarlo…), e la sua cottura avviene in un profondo forno a legna, dopo averlo fatto aderire direttamente sulle pareti. Il risultato è davvero eccezionale. I cibi sono semplici e genuini, ma ricchi di gusto. Aboliti naturalmente gli alcolici, la cucina iraniana è quanto di meglio si possa immaginare per nutrirsi con gusto senza utilizzare mai i veleni delle nostre tavole. Spiedini di carne, riso in abbondanza, verdure e frutta di ogni tipo. Per finire con straordinari dolci.


You might be interested in