IRAN: Isfahan (documentario)

Regia: Gigi Oliviero – Stefano Carbone


   


Isfahan è la metà del mondo, recita un famoso detto persiano, e sicuramente la splendida città iraniana merita la sua fama. Isfahan, infatti, è considerata la più bella e importante del paese, sia per la dolcezza del clima, sia per le innumerevoli testimonianze artistiche e storiche che offre al visitatore. Il nome della città significa “Luogo dell’esercito”, e non a caso, dal momento che essa ha assistito, nella sua lunghissima storia, a terribili devastazioni e conquiste. Quella che ammiriamo oggi è frutto soprattutto delle ricostruzioni avvenute nel periodo safàride, cioè tra la fine del XV e gli inizi del XVII secolo, quando Isfahan era la capitale dell’impero persiano. Oggi è una città bellissima e ospitale, accovacciata intorno al suo fiume lento e poco profondo, simbolo intoccabile del bene più prezioso di una terra abituata da sempre a combattere per la sopravvivenza: l’acqua. E’ verso quest’acqua che gli abitanti della città si riversano appena possono, è verso il grande e lento fiume che, soprattutto la sera, come un magico e imperterrito rito, si ripete un lento miracolo.

Migliaia di persone si radunano per le strade, si adagiano sulle sponde del fiume, prendono possesso dei bellissimi ponti, e si beano della vista del fiume che scorre lento.

La gente, in Iran, è cordiale e civile, e un viaggio nel paese si trasformerà inevitabilmente in una grande sorpresa per un occidentale abituato a concepire questo paese solo con etichette negative. L’Iran, viceversa. è uno dei pochissimi paesi al mondo che possano paragonarsi, come importanza, alla grande storia dei popoli del Mediterraneo. Possiede oltre 250.000 siti archeologici, alcuni dei quali di importanza e bellezza eccezionale. La vita è ordinata e serena, e la stessa severità religiosa (soprattutto oggi dove i giovani stanno lentamente portando un’ondata di rinnovamento) è dettata soprattutto dalla voglia del paese di conservare pure tradizioni millenarie. Lo straniero, l’ospite, sono poi beni totali, da guadagnarsi col rispetto e da conservarsi con amore e gentilezza. La criminalità, come è concepita nei nostri paesi, è praticamente sconosciuta, anche se i reati sono puniti con molta severità.

In questo senso l’abitudine di ritrovarsi fa da collante ad una magia sociale ancora sconosciuta ai ricchi e caotici paesi occidentali: permette di avvicinare le persone, di socializzare, di condividere momenti di riposo e di bellezza, sempre avvolti dal grande manto della tradizione.


   

PIAZZA DELL’IMAM. Il centro della città è una piazza immensa e solare, la piazza dell’Imam. Con i suoi oltre 500 metri di lunghezza è una delle più grandi del mondo, ed è meravigliosamente inserita nel paesaggio urbano. E’ il luogo di ritrovo degli abitanti, di giorno e soprattutto di sera, quando l’aria si fa fresca e uscire, come abbiamo visto, significa incontrarsi e socializzare in maniera pura e aperta.

Al di là della sua spettacolare visione, la piazza dell’Imam è un mirabile esempio di urbanistica, intorno alla quale si concentrano i più importanti e spettacolari monumenti della città. Fu progettata nel 1612 ed è un punto obbligato di visita per capire la storia e la bellezza di Isfahan.

Una miriade di negozietti ricoprono in ogni angolo i portici che circondano la piazza. Artigiani di ogni livello si esibiscono sui marciapiedi, mostrando un’abilità ereditata dai padri dei padri, ed esibita sempre con naturalezza, mai come richiamo ossessivo. La gentilezza di questo popolo permette di avvicinarsi ai venditori senza la paura di essere oppressi da richieste esasperate di vendita. Soprattutto l’ospite straniero è, per gli iraniani, il benvenuto, e un sorriso aiuterà sempre a superare le barriere linguistiche e culturali


BAZAR. Sempre sulla piazza, poi, si affaccia il celebre bazar, uno dei più grandi e affascinanti di tutto l’Iran. Isfahan è sicuramente il centro dell’arte e dell’artigianato iraniano, e quindi non può stupire che la visita a questo immenso mercato rappresenti un’occasione unica per immergersi nella cultura e nelle usanze di un popolo antichissimo.

Un dedalo di stradine, rotte da giardini e piazzette, si snoda per quasi 5 Km, e costituisce una vera piccola città nella città, dove si potrà trovare di tutto, stoffe, tappeti preziosissimi, oggetti preziosi e di antiquariato, ma anche moschee, bagni pubblici, sale da tè. Una visita da non mancare per conoscere il vero animo degli abitanti della città.


 

MOSCHEA DELL’IMAM. Costruita per volere di Shab Abbas I, e ultimata nel 1638, dopo ben 26 anni di lavoro, la grandiosa moschea dell’Imam è una delle più spettacolari moschee del mondo islamico e rappresenta il culmine di un processo evolutivo architettonico e artistico sviluppatosi nel paese per oltre 1000 anni. Sia gli interni che gli esterni sono completamente ricoperti da piastrelle color azzurro, diventate oramai uno dei simboli della città.

Al cortile si accede tramite un portale, ricchissimo di azzurri smalti e splendide decorazioni. La porta è alta più di 30 metri e rappresenta un superbo esempio di architettura safavide, dove la ricchezza di motivi geometrici e calligrafici su piastrella si intreccia con le complesse mondanature e le decorazioni a stalattite. Il tutto armonizzato da un sapiente uso del colore e delle proporzioni.

Nella moschea odierna spiccano la cupola, dell’XI secolo e la Kumbad, cioè la torre funeraria, risalente al 1088.

Una cupola protegge la sala in cui, secondo la tradizione, avrebbe insegnato il grande saggio Ibn Ali Sina, conosciuto in occidente come Avicenna. Le pareti, istoriate di complesse calligrafie, rappresentano un vero testo di storia per capire l’arte e la cultura di un’epoca d’oro della città.


    

PALAZZO ALI QAPU. Sul lato ovest della grande piazza dell’Imam, spicca un’altra celebre costruzione, il palazzo Kash-é Al Ghapu, la residenza ufficiale degli scià del XVII secolo. Il palazzo, il cui nome significa “Porta sublime”, era interamente decorato con straordinari affreschi e opere d’arte, a lungo nascoste, se non distrutte, per le loro esibizioni di scene ritenute non in sintonie con la mentalità islamica.

Con i suoi sei piani doveva costituire un edificio di grande spettacolarità alla sua epoca, e dalla grande terrazza al secondo piano lo scià e i suoi ospiti potevano assistere in comodità ai grandi spettacoli che si svolgevano sulla piazza sottostante: immense parate militari, esplosioni di fuochi d’artificio e, soprattutto, spettacolari incontri di polo, uno spot di grande successo negli anni del ‘600. La sorpresa più grande si incontra però all’ultimo piano, dove tutte le sale sono tappezzate da una straordinaria controsoffittatura in legno, in cui sono intagliate centinaia di figure di strumenti musicali, che, oltre a creare irripetibili effetti acustici, rappresentano una meravigliosa occasione per conoscere l’arte e le forme artistiche di un’epoca mitica.


     

PALAZZO 40 COLONNE: Un bellissimo parco ci accoglie alla periferia della città, il Chelel Sotun, un edificio fatto costruire dallo scià Abbas I nel XVII secolo e destinato a fastosi ricevimenti. Il nome del padiglione significa “Le 40 colonne”, anche se le colonne che possiamo ammirare sono solo 19.

La tradizione vuole che il numero 40 derivi dal riflesso delle colonne stesse nella piscina che fronteggia il palazzo, e che ne duplica, visivamente, il numero. Un’altra teoria, viceversa, si rifà alla tradizione persiana, che considera il numero 40 come sinonimo di “molti”.

L’interno del palazzo, destinato, come si diceva, a feste spesso molto “trasgressive” per l’epoca, è stupendamente decorato da sei grandi affreschi, rappresentanti scene pastorali, amori leggendari, scene di guerra, ma anche vari aspetti della vita sontuosa dei sovrani del XVII secolo: convivi, balli e situazioni molto licenziose per la cultura islamica. Fu questo il motivo per cui, soprattutto dopo il ritorno in patria dell’aiatollah Komheini, essi furono interamente coperte alla vista, proprio in virtù dell’aspetto peccaminoso delle situazioni che proponevano.

Per fortuna i quadri non furono distrutti e oggi, riportati finalmente alla luce, mostrano uno dei più splendidi esempi di arte pittorica del ‘600 iraniano, testimonianza preziosissima per conoscere, oltretutto, usi e costumi di una civiltà nobile e raffinata.


MOSCHEA DELLE DONNE. Torniamo sulla nostra piazza dell’Imam, per scoprirvi un’altra delle sue meraviglie, la moschea Lotfollàh, più conosciuta come Moschea delle Donne. Presenta un frontale molto bello, anche se stranamente privo di minareti. La cosa deriva dal fatto che lo sceicco Loftollah la fece costruire per la sua famiglia, quindi, non essendo aperta al pubblico, non necessitava di alcun elemento di richiamo. Anche se abbastanza piccola, rappresenta un altro piccolo gioiello architettonico, esempio mirabile di perfetto equilibrio tra le proporzioni e e la raffinatezza delle decorazioni.

C’è un altro luogo, poco fuori la città, dove, viceversa esistono solo minareti, senza alcuna moschea. Sono minareti piccoli, e abbastanza banali rispetto a quelli cui siamo abituati, ma che da tempo costituiscono un’attrattiva irresistibile per gli iraniani e i turisti. Sono i cosiddetti minareti oscillanti, risalenti ad oltre cinquecento anni fa, e progettati per poter vibrare senza mai cedere, tanto che chiunque, anche da solo, può scuoterli con violenza per farli oscillare vistosamente. In un paese a grave rischio sismico come l’Iran, costruzioni come queste, sopravvissute intatte a secoli di cataclismi, dovrebbero rappresentare davvero una guida per tanti saccenti architetti del nostro tempo.


CHIESA ARMENA. Parlare di tolleranza religiosa in un paese celebre per il suo integralismo, può sembrare cosa assurda. Eppure, al di là dell’inevitabile severità religiosa (pure richiesta con molto garbo agli stranieri), l’Iran è sempre stato un paese molto più tollerante verso gli altri credo religiosi di quanto le nostri comuni credenze facciano supporre.

Ecco allora innumerevoli testimonianze di questa tolleranza: diverse chiese cattoliche…un piccolo quartiere ebraico, con tanto di sinagoga e, fra le tante, una splendida cattedrale armena, quella di Vank. Fu proprio lo scià Abbas a fondare, nel XVII secolo, la comunità armena di Isfahan, i cui membri avevano fama di esperti vinai, abili mercanti, consumati imprenditori. La cattedrale, immersa in un bellissino giardino, fu costruita fra il 1655 e il 1664 e rappresenta il punto di riferimento storico della chiesa armena in Iran, al pari della sua omonima a Teheran. Splendido è il suo interno, riccamente decorato secondo il miscuglio di stili che caratterizza la maggior parte delle chiese in Iran, da quello islamico-cristiano a quello cristiano-europeo.


VILLA CON AFFRESCHI. Altri affreschi ci accolgono in una splendida villa padronale ai sobborghi della città. Una costruzione di lusso smodato, che fa solo intuire la ricchezza di vita di quello che dovette rappresentare un tempo il Rinascimento iraniano.


MOSCHEA DEL VENERDI’. Ultima tappa della nostra visita a questa magica città è un’altra, grandiosa moschea, quella di Jamè, comunemente chiamata Moschea del Venerdì. Si tratta dell’edificio più antico e prestigioso della città, risalente addirittura all’VIII sec., e fondato, forse, sul sito di un Tempio del Fuoco. Continuamente allargata e abbellita fino al 1700, la moschea rappresenta un vero e proprio museo di architettura islamica, e i suoi innumerevoli ambienti mostrano testimonianze di stili compresi fra l’XI e il XVIII secolo. Si passa quindi dalla semplicità dell’era selgiuchide all’influenza mongola, per arrivare fino alle ricercatezze dello stile safàvide.

Attorno al più grande cortile centrale dell’Iran, si snodano quindi innumerevoli ambienti, tutti diversi gli uni dagli altri, e spesso splendidamente arredati con bassorilievi e decorazioni di grande gusto e suggestione. Un luogo di straordinario fascino, quindi, dove, dimenticata qualsiasi differenza di credo religioso, l’abitudine islamica di non utilizzare mai rappresentazioni visive delle divinità, non impedisce di ammirare gli ambienti al pari delle nostre più celebrate cattedrali. Una visita che si trasforma in un meraviglioso viaggio nel tempo, alla riscoperta di ere lontane e favolose, ricche di fascino e di mistero.


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