ISCHIA PORTO (Campania)

L’isola è divisa in sei comuni, il più grande e vivace dei quali si chiama proprio Ischia Porto.

Proprio lì sorgeva, più di 2000 anni fa, uno dei primi insediamenti greci dell’isola. Finchè un’altra eruzione, nel 302 a.C., inghiottì a tradimento l’agglomerato urbano, originando un lago naturale che rimase tale fino al 1854, quando un re lungimirante, Ferdinando II di Borbone lo collegò, con un piccolo istmo, al mare, regalando ai suoi sudditi e a noi, un porto che, per bellezza e riparo, è assolutamente unico in Italia.

Era un sovrano importante, il nostro, ambizioso e lungimirante, sicuramente precursore dei tanti, illustri uomini che ameranno e abbelliranno Ischia in futuro. Ancor oggi una bella strada, la “Borbonica”, ricorda il suo nome.

Entrando in porto, sulla sinistra si noterà un molo ricco di barche splendide e locali dalle insegne sgargianti. È da sempre denominato la “rive droit”, un angolo celebre per la variegata e mondana umanità che affolla, soprattutto la sera, i tanti localini e ristoranti che la compongono.

Ma tutta la cittadina è ricchissima di servizi e attrattive adatte a qualsiasi gusto e tasca: bar rinomati, negozi alla moda, decine di alberghi di ogni categoria. Tutti eredi di una tradizione alberghiera che, forte di quasi 300 hotel di ogni categoria, ha pochi rivali in Italia.

Poco fuori la cittadina è d’obbligo una visita all’acquedotto romano, splendidamente conservato e importante testimonianza della grande storia dell’isola.

A pochi passi entriamo in un bellissimo borgo marinaro, Ischia Ponte, con le sue stradine e le vecchie case colorate affacciate sul mare, dai colori e la vita simili a quella di tanti anni fa.

Dovunque si volga lo sguardo al mare, l’occhio è afferrato dalla vista di un isolotto, collegato alla terraferma da un piccolo ponte: un’immagine che oramai è uno dei simboli dell’isola.

Il “Castello Aragonese”, come è comunemente chiamato, fu costruito nel 1438 sui resti di un castello ben più antico, voluto addirittura da Gerone di Siracusa, uno dei grandi dominatori dell’isola di un tempo.

Ha una storia dura e importante questo castello, se, nel Medioevo, riuscì a salvare più volte gli abitanti dell’isola dalle innumerevoli incursioni dei pirati che si accanivano contro questo luogo splendido e appetibile.

Oggi appare certo meraviglioso agli occhi di un turista emozionato, eppure dovette essere un’opera militare di tutto rispetto, se riuscì a resistere (con le oltre 10.000 persone che vi trovarono rifugio) perfino all’assedio del generale Nelson, che potè, con rabbioso e inutile sfregio, distruggerne solo la cattedrale, una delle 13 chiese che vantava la cittadella! Oggi il castello si può visitare tranquillamente, salendovi perfino con un comodo ascensore. Cosa che non poterono certo fare i tanti invitati che assistettero, nel 1509, ad uno dei matrimoni più fastosi che la storia dell’isola ricordi, quello della bellissima principessa Vittoria Colonna, allora diciannovenne, col Marchese di Pescara, l’eroe Ferrante d’Avalos.

Una storia d’amore che si concluse tragicamente 16 anni dopo, quando il marchese morì in battaglia lasciando la sua sposa (nel frattempo divenuta poetessa) a finire i suoi giorni in completa solitudine.

La sfortunata fanciulla avrà certo pregato a lungo nella cripta della Cattedrale, affrescata nel ‘400 dagli allievi della scuola di Giotto.

Sorte non meno amara avranno avuto i patrioti che furono rinchiusi nelle celle ricavate nell’800 per incatenare i prigionieri politici del Risorgimento.

Dovranno aspettare, per essere liberati, l’arrivo di Garibaldi, che, come vedremo, si ricorderà delle bellezze dell’isola per trascorrervi un sereno periodo.

Oggi, in ogni caso, il castello è l’occasione per una passeggiata unica, dove riposare il cuore e la mente nella vista splendida del golfo di Napoli.

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