LA TARANTELLA (Ciccio Capasso)

La canzone, rielaborata da Francesco Florimo e Achille De Lauzieres nel 1835 su un antichissimo tema popolare, è una descrizione accurata della famosa danza napoletana. Il ritmo è quello classico e i versi presentano le varie figurazioni, con le celebri schermaglie dei danzatori. 
La tarantella nacque forse davvero in Puglia, come sostengono molti, che ne attribuiscono il nome alla città di Taranto e ai “tarantolati“, cioè a coloro che, morsi dalla tarantola, vengono presi dal “Ballo di San Vito“, cioè si scatenano senza sosta in un continuo girare in circolo, ma non c’è dubbio che a Napoli acquistò la sua veste definitiva, oramai conosciuta in tutto il mondo.


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​Con Leo e Perla, Ciccio Capasso lavora al Teatro Regio di Parma, al Carignano di Torino, al San Ferdinando di Napoli, al Verdi di Salerno, al Morlacchi di Perugia, al Giacosa di Ivrea, al Comunale di Città di Castello ed ancora in moltissimi teatri d’Italia ed in Europa. 

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​Dopo qualche anno, sempre con Leo e Perla, a Parigi riscuote un enorme successo di critica e di pubblico, ed infatti a Parigi la Compagnia è invitata per la seconda volta a rappresentare l’Italia al Teatro Mondiale delle Nazioni 1976-1977. Nel 1980 si dedica esclusivamente alla Canzone Classica Napoletana d’autore, di cui è un attento cultore e studioso oltre che un raffinato interprete. 

Ciccio Capasso è stato anche compositore di canzoni, con versi quasi sempre in dialetto, forma a lui più congeniale ed espressiva.
Nel 1988 è stato uno dei maggiori protagonisti nelle “Serate allo storico Caffè Gambrinus di Napoli”, ideate e condotte da Giuliana Cesarini.
Nei suoi concerti-recital ha interpretato i brani di autori ignoti che hanno segnato nell’Ottocento l’epoca d’oro della canzone napoletana. Il suo repertorio è stato vastissimo. Gli autori che ha presentato sono, tra gli altri, Mercadante, Di Lasso, Vinci, F. P. Tosti, Di Giacomo, Viviani, Bovio, Nicolardi, Russo E.A. Mario, Murolo, Gambardella, Staffelli, Cannio, Denza, G.B. De Curtis, Galdieri, Falvo, Totò.
​E’ scomparso, dopo una lunga malattia, nel 2014.

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Il musicista:
FRANCESCO FLORIMO
(Napoli, 1800 – 1888)

Insegnante di canto e archivista-bibliotecario del Conservatorio di S. Pietro a Majella, passò la vita a raccogliere manoscritti di grandi musicisti, libri, lettere, cimeli, ritratti e mille altre cose che arricchirono le sale di quel Conservatorio, tanto da farlo diventare, fra i musei musicali d’Italia, uno dei più interessanti. Ma non perché i meriti di questo singolare e benemerito musicista non finiscono qui. 
Scrive di lui lo Schmidl, nel suo Dizionario dei Musicisti: Florimo fu il più intimo e il più devoto amico dell’immortale Vincenzo Bellini: non ebbe nella sua vita che tre ideali: l’Archivio, la storia de’ Conservatori di Napoli, il “Cigno di Catania”; alla gloria dell’amico consacrò quasi l’esistenza: ne scrisse la biografia minutissimamente (Bellini, memorie e lettere, Firenze, Barbera, 1882); fece sorgere accademie in suo onore; nel 1876 ideò e portò a compimento le pratiche per trasportarne in patri le ceneri dal cimitero del Père Lachaise; egli stesso assistette all’esumazione e le accompagnò nel loro viaggio trionfale attraverso la Francia ospitale e lungo tutta l’Italia, e pubblicò un opuscolo relativo alla cerimonia (Trasporto delle ceneri di Bellini a Catania), ma ciò non gli bastò: volle ancora vedere eretto un monumento al suo amatissimo Vincenzo, dinanzi alle porte stesse del Conservatorio. (E’ il monumento che si ammira nella piazza Bellini di Napoli). 
Importantissima la sua opera Cenno storico sulla Scuola musicale di Napoli, 2 volumi, Napoli, 1869-71, ampliata e ristampata in 4 volumi, col titolo La scuola musicale di Napoli e i suoi Conservatori – Napoli 1880-1884. Autore di altri libri, metodi e romanze da camera, esiste di lui un affettuoso e bellissimo profilo scritto da Edoardo Boutet (Caramba) e pubblicato prima nelle “Cronache teatrali” Vol. I, 1900, e poi nel volume “Sua Eccellenza San Carlino”, Roma, 1901. Sin da giovane, Florimo amò la canzone napoletana e se molte ne scrisse, in prevalenza su versi del poeta A. De Lauzières, moltissime, tra le antiche, ne raccolse dalla bocca del popolo, per trascriverle, aggiustarle e stamparle. 
Circa cento canzoni in dialetto ed in italiano, furono pubblicate in sei fascicoli da Girard e poi da Ricordi. Nel 1849, con un nuovo adattamento per pianoforte e una traduzione di A. De Lauzières, ripubblicò i “Passatempi napoletani” di Guglielmo Cottrau, sotto il titolo di Napoletane. Fra tanto materiale è difficile distinguere canzoni originali da quelle raccolte e trascritte perché molte di esse, pur recando la firma di Florimo, non hanno una precisa provenienza.

​LA TARANTELLA

Jammo a bedere ‘nterr’a la rena
mentre ca spánfia la luna chiena,
ch’è notte e pare fosse matina…
li piscature de Margellina,
ca te cumbinano, friccicarella,
la tarantella, la tarantella…
Ca te cumbinano, friccicarella,
la tarantella, la tarantella….

E tiritùppete – ttùppete – ttùppete
ttùppete – ttùppete – ttùppete – ttù…
e tiritùppete – ttùppete – ttùppete
la tarantella la llara lla llá….

II

N’ommo e na femmena ‘mmiezo se fanno
a fá rociello la gente stanno…
ma co’ malizia, lo pescatore,
mentre ch’abballa sa fá ll’ammore…
Non è sortanto pazziarella
la tarantella, la tarantella…
Non è sortanto pazziarella
la tarantella, la tarantella…

E tiritùppete – ttùppete – ttùppete

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