LAMPEDUSA

Lampedusa, la più grande dell’arcipelago delle Pelagie, vive da sempre un orgoglioso isolamento. E’ l’ultimo lembo di terra a sud dell’Italia, anche se sarebbe meglio definirla un pezzo d’Africa. Sia per le distanze dalla terraferma (120 miglia dalla Sicilia e solo 70 dalla Tunisia), sia come natura geologica. Un’immensa roccia immersa in un mare che più bello non si può, un’isola davvero anomala nel ricco panorama turistico italiano.

Ben conosciuta fin da tempi antichissimi (la cita persino Ludovico Ariosto nel suo Orlando Furioso!) l’isola, grazie alla sua posizione strategica, fu preda ambita per pirati e conquistatori. Erano i tempi in cui l’interno era ricoperto da un’immensa foresta, ricca di acqua e animali. Un vero paradiso perduto, avvolto da un mare spettacoloso. Fu verso la fine dell’800, purtroppo, che essa fu destinata a luogo di confino penale, e il fatto segnò l’inizio della sua decadenza. Lentamente la ricca foresta fu rasa al suolo fino all’aspetto odierno, apparentemente brullo e ostile, ma forse proprio per questo unico e affascinante. Il quasi assoluto deserto che riempie il suo interno, infatti, ha permesso il conservarsi di un habitat assolutamente vergine, che permette, ad esempio, il perpetuarsi di una tradizione sempre affascinante, la migrazione delle tartarughe che continuano a depositare le loro uova sulla bianca sabbia dell’isola dei Conigli.

In effetti questo luogo o lo si ama o lo si odia. Chi cerca la solito, ipocrita vacanza selvaggia ma con discoteca alla moda e aria condizionata al seguito, resterà certo deluso. Chi ama il mare vero, quello sbandierato dai depliant dei mari esotici, resterà incredulo per averlo trovato a due passi da casa. Eppure, a ben guardare, le due immagini dell’isola, selvaggia e ospitale, sono oggi molto più vicine di quel che sembri. E oggi l’isola si presenta con tutte le carte in regola per diventare in tutti i sensi un angolo di tropico italiano,

You might be interested in