iCorti: L’IMPERTINENZA DEI GLICINI

 


TitoloL’IMPERTINENZA DEI GLICINI

Regia: Carlo Maria Griguoli
Con: Vincenzo Failla, Vanna Locatelli,
Ciro Scalera, Elisabetta de Vito,
Andrea Gizzi, Timoteo 
Salomone,
Roberto Marrocco, Valentina Visconti

Durata: 10’24″ – Anno: 2011

TRAMA: Rosina, l’acida moglie di Mastro Francesco, resuscita durante il suo funerale.
Poco dopo muore di nuovo. Sarà la volta buona?
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  PREMI:

2010 – Premio speciale giuria “Festival del corto”
2011 – Primo premio“ al Festival
​“Stai a cortissimo”
2012 – Secondo classificato al Festival
“L’altro corto”


Prodotto da: LIBERA UNIVERSITA’ DEL CINEMA DI ROMA (L.U.C.) – Via di Villa Belardi, 44 – 00154 Roma – Tel. 06.45434932 – 349.7123993

La Scuola nasce nel 1983 dalla volontà di alcuni cineasti che hanno fatto la storia del Cinema come Cesare Zavattini, Alessandro Blasetti, Leonviola e Sofia  Scandurra, per formare nuovi registi del cinema professionale.

Da anni la LUC si occupa di formare ragazzi giovani nel campo cinematografico permettendo loro di provarsi, sbagliare, correggersi e riuscire, collaborando con i docenti al nostro unico obiettivo:”formare un regista!”. Una scuola pratica dove “IL CINEMA S’IMPARA FACENDOLO”, sotto la guida di docenti, tutti professionisti, che operano da oltre trent’anni nel settore cinematografico e televisivo.

Tra i nostri docenti annoveriamo alcuni vincitori di importanti premi, come il David di Donatello, il Leone d’Oro di Venezia e alcune Nomination all’Oscar.

              Sofia Scandurra                                 ​www.universitadelcinema.it –  info@universitadelcinema.itVai al promo della Scuola                   


   


Foto

Il giudizio di GIGI OLIVIERO


Un filmato davvero delizioso. Carina e originale la trama, giusta l’ambientazione, buona la regia, ottimi gli interpreti (davvero strepitoso il protagonista che con gli sguardi dice più di mille parole…), in tono la musica di Beethoven. Insomma un lavoro più che riuscito e gradevole.
L’unica cosa che mi sarebbe piaciuta di più (e che, visto l’ambiente che “più paese non si può”…) sarebbe stato far parlare tutti in un dialetto burino e divertente. Ma è solo una mia idea. Bravo.
VOTO: ****


 

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