LISBONA: la città

Regia di Gigi Oliviero


   

      

“Terra del Finimondo” era chiamato quest’angolo di mondo nei secoli in cui esso appariva davvero affacciarsi sul nulla. E terra di storia e di avventura è sempre stato, il Portogallo, una storia fatta di viaggi, scoperte, di conquiste, colonizzazioni, guerre. Una terra viva e sanguigna, di una bellezza abbagliante, come la sua mitica luce e i suoi colori splendenti, che avvolgono ogni angolo delle sue città e delle sue coste. Ma soprattutto una terra che ha fatto del mare la sua anima.


 

Già volando su Lisbona il potente respiro del mare si avverte prepotente. Sotto di noi l’immensa foce del Tago sembra accogliere fin dentro la città l’onda dell’oceano, potente e rassicurante, scavalcata dall’infinita campata del ponte 25 Aprile, il salto più lungo d’Europa. Tutta la città vive sul fiume, guardandolo con orgoglio e nostalgia, nel ricordo del suo immenso passato, ma soprattutto guardandolo ancora come mezzo per proiettarsi di nuovo, con grandezza, verso il futuro.


     

Oggi Lisbona è una città magnifica, che ha conservato al meglio i ricordi del suo passato e sta facendo di tutto per entrare a passi spediti vero il nuovo millennio. Antico e futuro che si fondono come forse in nessun’altra capitale europea e come dimostra la naturale attribuzione che le è stata fatta di essere sede dell’ultima Esposizione mondiale del secondo millennio. Eppure è una città di struggente malinconia, una malinconia scritta sum ogni pietra, come cantava il più grande poeta portoghese. Fernando Pessoa.


Un tram mitico, il n. 28, ci accompagna nei piani alti della città, arrampicandosi, con pendenze che sfidano la gravità, dai quartieri residenziali della città bassa, fin sopra le strade del Bairro Alto, il quartiere antico, prediletto da pittori e intellettuali. Accompagnato da altri tram, più simili a funicolari che legano idealmente e praticamente due mondi della stessa città.


    

Ma è nelle grandi piazze, le lunghe e ampie strade animatissime che sfociano inevitabilmente sul grande porto, che fa da sfondo ad ogni attività della città, che si ritrova la Lisbona di oggi. Città nobile e orgogliosa, ma sempre disposta a concedersi con malizia, offrendo al visitatore una quantità incredibile di suggestioni e occasioni di divertimento e cultura.


Naturale teatro della città sul fiume e la Praca do Commercio, adornata di splendidi palazzi neoclassici. Qui approdò Colombo di ritorno da uno dei suoi viaggi oltreoceano. E qui si affaccia tutto il centro storico e nobile di Lisbona, dove si scopriranno infiniti angoli di antica suggestione e tradizionale vita vissuta.


 

Cuore antico della città è il quartiere del Chiado, che , nella notte del 25 agosto 1988, fu semidistrutto da un impressionante incendio. Il quartiere fu ricostruito dall’architetto Alvaro Siza Vieira, che riuscì a ricostruirlo esattamente com’era prima della catastrofe. Oggi lo stupendo ascensore metallico, ispirato all’art-decò francese della Torre Eiffel, è una tappa obbligata per i turisti, che in pochi minuti possono passare dalla Lisbona commerciale dei quartieri sul porto a quella antica, nobile e colta delle zone alte. In alto la vista è superba e permette inoltre di passeggiare nella storia, storia raccontata dai celebri azulejos, le decorazioni a piastrelle azzurre introdotte dagli arabi nel XIV secolo. un meraviglioso e delicato universo di immagini che avvolge palazzi, chiese, giardini, piazze, rendendoli aerei e vivi. E raccontando, con il linguaggio universale delle immagini, storie pubbliche e private, miracoli e fatti d’armi, gioie e dolori.


    

E infine la Lisbona di oggi e di domani. Un crogiolo di voglia di futuro, manifestata da immensi complessi commerciali realizzati dai più grandi architetti europei, dove vivere la realtà odierna con la certezza di un domani importante. E infine le visite ai grandi monumenti. Il sontuoso monastero di Jeronimo… la Torre di Belem… la stupenda stazione ferroviaria… le grandi piazze… il bellissimo monumento alle Scoperte, eretto a forma di una prua lanciata sull’oceano nel 1960, per celebrare Enrico il Navigatore, il sovrano che nel XV secolo inaugurò l’epoca della grandi conquiste d’oltremare. E poi perdersi nelle vie del porto, ricche di negozi e attrattive d’ogni genere, finendo sempre con lo sguardo rivolto verso il Tago e l’oceano vicino, con l’immagine dell’immenso ponte che sembra dimostrare visivamente la voglia di rilancio che questa bellissima terra possiede potente. Una terra dall’anima suggestiva e antica, accattivante e moderna, da vivere con allegria e passione, e dove anche la diffusa, inevitabile malinconia che la pervade sa diventare sorriso e tanta voglia di domani.


 

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