LU CARDILLO (Ciccio Capasso)

La canzone, composta da Pietro Labriola e Ernesto del Preite  nel 1849, fu rimusicata da Luigi Biscardi, con esito non  molto felice. E’ il classico tema dell’innamorato che affida la sua imbasciata d’amore a un animaletto: un cardellino, una colomba, una farfalla.
L’editore di questa canzone dei primi dell’ 800, Francesco Azzolino era un tipografo con la bottega in via Gerolomini e fu forse il primo vero editore musicale napoletano. Come curiosità questo è il motivo che Eduardo De Filippo fa canticchiare a Filomena Marturano in un momento della sua celebre commedia, un momento appunto carico di malinconia e commozione.


Il musicista: PIETRO LABRIOLA
(Napoli, 1820 – 1900)

Fu il più popolare e prolifico compositore dell’800; centinaia e centinaia di melodie, barcarole, serenate, tarantelle – oltre a delle romanze – recano la sua firma. Studiò in S. Pietro a Majella e, forse, si diplomò in canto e pianoforte. Per molti anni fu tenore nella Cappella reale. Insegnò musica e canto (Nicola D’Arienzo fu suo alunno). Sposò Amalia Petrella, figlia del celebre maestro Enrico Petrella (autore della Jone e di tante opere liriche).

Non dovette avere altro che delle soddisfazioni morali se – come afferma l’Amalfi – per ogni canzone riceveva non più di trenta carlini quando non ne percepiva anche di meno. Morì povero all’ex convento di S. Agostino. La sua indigenza è riscontrabile in una lettera indirizzata, in data 5 marzo 1883, al Collegio di S. Pietro a Majella, per l’ammissione al corso di pianoforte di un figliolo dodicenne. Alla domanda, in cui si faceva cenno alle proprie cattive condizioni di salute ed alla sua impossibilità di svolgere la professione, era allegato un certificato di povertà.

Verso la metà dell’800, le sue più popolari canzoni furono pubblicate dall’editore Fabbricatore, che in seguito, ne raccolse settanta, fra canzoni e ballabili, in un album dal titolo il Bazar musicale. Tra il 1856 e il 1857, Lucca di Milano (che era editore delle opere del Petrella), gli dedicò due album: “Sere di Napoli”, sei melodie su versi di D. Bolognese, e “Aure dell’Infrascata”, dodici canzoni su versi di Dura, Tancredi, Del Preite, Viscardi.

Nel 1858, Labriola fu scritturato da Cottrau che gli pubblicò un congruo numero di composizioni. Però nessuna di esse raggiunse il successo sperato, e allora, il Cottrau prese a stampare le vecchie canzoni del maestro, molte delle quali erano ancora in voga. Nel 1865 un catalogo della ditta Cottrau, registra ben 98 titoli del Labriola. Moltissime altre canzoni figurano in un altro album del 1865, edizione Fabbricatore, dal titolo: “L’aura di Mergellina”.


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L’interprete:  CICCIO CAPASSO
​Ciccio Capasso è stato uno dei pochi interpreti che abbia saputo affrontare il repertorio tradizionale napoletano con una chiave interpretativa unica e originale, priva di orpelli e retorica e senza ricalcare schemi già collaudati. 
La sua attività artistica inizia nel 1973 con Leo de Berardinis e Perla Peragallo, nomi tra i più importanti nel panorama del teatro sperimentale italiano. 
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​Con Leo e Perla, Ciccio Capasso lavora al Teatro Regio di Parma, al Carignano di Torino, al San Ferdinando di Napoli, al Verdi di Salerno, al Morlacchi di Perugia, al Giacosa di Ivrea, al Comunale di Città di Castello ed ancora in moltissimi teatri d’Italia ed in Europa. 
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​Dopo qualche anno, sempre con Leo e Perla, a Parigi riscuote un enorme successo di critica e di pubblico, ed infatti a Parigi la Compagnia è invitata per la seconda volta a rappresentare l’Italia al Teatro Mondiale delle Nazioni 1976-1977. Nel 1980 si dedica esclusivamente alla Canzone Classica Napoletana d’autore, di cui è un attento cultore e studioso oltre che un raffinato interprete. 

Ciccio Capasso è stato anche compositore di canzoni, con versi quasi sempre in dialetto, forma a lui più congeniale ed espressiva.
Nel 1988 è stato uno dei maggiori protagonisti nelle “Serate allo storico Caffè Gambrinus di Napoli”, ideate e condotte da Giuliana Cesarini.
Nei suoi concerti-recital ha interpretato i brani di autori ignoti che hanno segnato nell’Ottocento l’epoca d’oro della canzone napoletana. Il suo repertorio è stato vastissimo. Gli autori che ha presentato sono, tra gli altri, Mercadante, Di Lasso, Vinci, F. P. Tosti, Di Giacomo, Viviani, Bovio, Nicolardi, Russo E.A. Mario, Murolo, Gambardella, Staffelli, Cannio, Denza, G.B. De Curtis, Galdieri, Falvo, Totò.
​E’ scomparso, dopo una lunga malattia, nel 2014.

LU CARDILLO

Sto crescenno nu bello cardillo
Quanta cose che l’aggio ‘mpara’
Adda ire da chisto e da chillo
Ll’immasciate po’ m’adda purta’
Siente cca’ bello mio lloco ‘nnante
‘,c’e’ na casa ‘na nenna ‘nc’e’ stà
tu la vide ca nun è distante chella nenna aje da ire a truvà

si la truove ca stace durmenno
pe’ ‘na fata gue’ nun ‘a piglia’
nu rummore nun fa cu li penne
guè cardì tu l’avissa scetà?
Si affacciata po’ stà a lu barcone
Pe’ na rosal’avisssa piglia’?
Gue’ cardi’ vi’ ca ll’a’ nun te stuone
Va vattenne cardi’ n’addura’

Si la truove che face l’ammore
‘stu curtiello ‘nnascunnele cca’
‘nficcancillo deritto allu core
e lu sango tu m’aje da purtà
Ma si pensa vattè chianu chianu
Zitto zitto te nce l’aje accustà

Si afferrà po’ te vo’ co’ la mano
Priesto ‘mpietto tu l’aje da zumpa’
Si te vasa o t’afferra cianciosa tanno tu l’aje a dire accussii’:
lu patrone po’ te nun reposa
puveriello pecchè adda muri’

Ti accarezza te vasa ah…
Viato chiu’ de me tu si certo cardi’
Si cu’ tico cagnarme m’è dato voglio dopo davvero muri’

A me e stongo ‘cca
Vaso e jastemm
Sulamente pe’ sfuga’
Fuosse dtu tiempo ce da’…

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