LUOGHI DI CULTO ITALIANI

       

MONTECASSINO. Il 5 febbraio 1944 un violentissimo bombardamento alleato rase praticamente al suolo quella che fino ad allora era stata una delle più celebri e splendenti chiese della Cristianità: l’Abbazia di Montecassino. Gli americani erano convinti che i tedeschi avessero utilizzato il tempio come deposito di munizioni, ma l’informazione risultò errata e l’azione militare servì solo a cancellare in poche ore una testimonianza unica di fede, bellezza e cultura.

Per fortuna i monaci erano riusciti a salvare gran parte dell’immensa biblioteca che nei secoli l’ordine aveva creato, un patrimonio letterario e culturale assolutamente unico, che aveva fatto dei benedettini i massimi tramandatori della cultura e del sapere antico. Oggi l’Abbazia è risorta come un tempo. Come per miracolo è stato in pochissimo anni ricostruita molto simile all’originale e può continuare a lanciare il suo messaggio di bellezza e cultura a migliaia di fedeli che la visitano senza sosta. Fondata nel 529, era stata la casa madre del vastissimo gruppo di abbazie che San Benedetto aveva creato in tutta Europa e per tutto il medioevo (e specialmente nei secoli IX e XI) fu un importantissimo centro di cultura, tanto che, come abbiamo detto, proprio ai suoi monaci si deve la salvezza stessa di gran parte del pensiero e della letteratura dell’antichità classica.

L’Abbazia, affacciata sulla valle con un panorama spettacoloso, è composta di vari edifici, collegati fra loro da una serie di splendidi chiostri.

La Basilica, la cui prima nascita si deve al XIII secolo, ha un interno ricco di stucchi e marmi policromi, che non fanno certo immaginare la devastazione subita mezzo secolo fa. Dappertutto ricchissimi quadri e affreschi, di pittori antichi e moderni, come Pietro Annigoni che nel 1978 le regalò un grande affresco dedicato alla Gloria di San Bbenedetto e situato sulla parete d’ingresso.

 

SUBIACO. Fu alla fine del XII secolo che, intorno ad una misera grotta aggrappata ai monti che costeggiano la valle dell’Aniene, nei pressi dell’attuale Subiaco, dove San Benedetto aveva trascorso i primi anni di vita monastica, iniziò a sorgere un monumentale santuario, destinato a divenire uno dei più affascinanti e importanti luoghi di culto italiani.

Il monastero, suddiviso in due chiese collegate da una miriade di scale e corridoi affrescati stupendamente, è un meraviglioso luogo di spiritualità, ma anche una straordinaria opera architettonica e un vero tempio di grande arte.

 

   

ABBAZIA DI FOSSANOVA. Fondata dai benedettini, la bellissima Abbazia di Fossanova fu concessa, all’inizio del 1100, ai Cistercensi, i quali, per bonificare la zona paludosa, scavarono un canale, detto appunto la “Fossa Nova”.

La basilica è un illustre esempio dello stile gotico francese che appunto i monaci cistercensi introdussero in Italia. Accanto alla chiesa, che fu consacrata nel 1208, sta il complesso dell’Abbazia, in cui spicca un meraviglioso chiostro romanico circondato da splendide colonnine binate.

 

   ASSISI. Assi

ABBAZIA DI SASSOVIVO. Arroccata sulla cima di un monte nei pressi di Foligno, in Umbria, in un luogo di estrema suggestione e solitudine, l’Abbazia di Sassovivo fu anch’essa fondata dai benedettini nel secolo XI e divenne, nel ‘300, un importante centro di studi. Il convento si articola intorno ad un bellissimo chiostro romanico del 1229, con archi a tutto sesto su colonnine binate, opera del maestro Pietro de Maria.

 

CONVENTO DI MONTELUCO. Monteluco, un bellissimo colle alle soglie di Spoleto, interamente avvolto da un fresco manto di lecci, è oggi un rinomato luogo di villeggiatura, ma un tempo fu luogo prediletto da eremiti e anacoreti. Oggi vi possiamo ammirare un bellissimo, piccolo Santuario, fondato dallo stesso San Francesco, il quale ci ripresenta tutta la pace, la serenità e il fascino del mitico mondo del poverello d’Assisi.

 

ASSISI

si è oggi una piccola città posta alle falde del monte Subasio. Il luogo stesso sembra essere stato predestinato all’immensa fama che ha raggiunto nei secoli: il paesaggio è bellissimo e sereno, la storia che traspare dai tanti monumenti ricca e importante, le opere d’arte di splendore eccelso. La fama datagli dal suo cittadino più illustre, San Francesco, non ha, per fortuna intaccato l’aria di splendida nobiltà che tramana da ogni suo angolo e la città oggi, anche se invasa da un turismo immenso, ha saputo conservare tutta l’antica bellezza e serenità che sprigiona ogni suo angolo.

Francesco nacque ad Assisi intorno al 1182. Già il luogo della sua nascita ha del mistico: si tratta di una misera stalla, prima, straordinaria analogia col luogo natale di colui cui il nostro santo ispirerà tutta la sua vita di sofferenza e umiltà, Gesù. Eppure i genitori non erano certo poveri. Il padre, Pietro di Bernardone, era un ricco mercante di stoffe, esponente di quella nascente borghesia per merito della quale si affermarono le libertà comunali. Dopo la celebre conversione di San Damiano, il giovane abbandonò onori e ricchezze per rifugiarsi in una vita di preghiera e penitenza sempre a strettissimo contatto con la natura, da lui vista sempre come emanazione diretta della potenza di Dio. E fu proprio l’irresistibile amore per la natura a spingere Francesco a crearsi degli angoli solitari, dove vivere momenti di intensa vita ascetica.

Uno dei più celebri è l’Eremo delle Carceri, un antico oratorio, isolato in una meravigliosa posizione sul monte Subasio. Fu donato al santo dai frati benedettini, e lui vi si recava spesso per accrescere la sua formazione spirituale. Oggi la visita all’eremo permette di entrare profondamente nello spirito francescano. Tutto qui promana pace e misticismo: il coretto, dove si elevavano inni al Signore…. le misere celle per le poche ore di riposo… il refettorio comune, rimasto com’era 800 anni fa… e infine il celebre leccio secolare dove il santo predicava con gioia agli uccelli.

Un altro personaggio incrocia in maniera obbligata la vita di San Francesco: Chiara. Era una fanciulla di ottima famiglia assisana, di una cultura solitamente esclusa alle donne del tempo. Leggeva e scriveva in latino ed aveva ricevuto dalla madre Ortolana una profonda educazione religiosa. L’incontro con Francesco, che ella udì predicare nella chiesa di San Giorgio, durante la Quaresima del 1212, radicò definitivamente in lei la decisione di votarsi alla vita monastica. Qui la vediamo rappresentata in una stupenda tavola (attribuita a un “Maestro di Santa Chiara”) che descrive la sua vita ed è conservata nella basilica a lei dedicata ad Assisi.

La vita di Francesco si concluse in un luogo particolarmente caro al Santo. Stremato dalle privazioni, dalle penitenze, dai continui pellegrinaggi oltre che dalle ferite delle stimmate, il santo si ritirò, infatti sempre più spesso nella misera e quieta chiesetta della Porziuncola, divenuta col tempo il luogo di culto del piccolo ordine. Dal ‘500 la cappella è stata inglobata in una monumentale chiesa, Santa Maria degli Angeli, una delle più grandi basiliche del mondo.

All’epoca di Francesco la chiesa era circondata da una porzione di bosco (da cui forse deriva il suo nome) e per la pace e la quiete che ispirava fu amata in modo totale dal santo: qui, nel 1208, ascoltando il vangelo, egli comprese più chiaramente la sua vocazione” qui Chiara ricevette l’abito religioso della penitenza” sempre nei suoi pressi, in una visione, Francesco ottenne da Gesù stesso l’indulgenza plenaria del “Perdono di Assisi” per tutti coloro che, confessati e comunicati, avessero visitato la chiesa. Sempre qui il santo stabilì i principi del suo ordine, cercando sempre di tenerlo unito in base ai principi di amore, povertà, obbedienza e castità che erano stati i cardini della sua nascita.

L’interno della cappellina è rimasto com’era tanti secoli fa. Entrarvi provoca una commozione intensa, come se la visione delle povere pietre, più volte risistemate dai frati stessi, ci riportasse, in un magico volare indietro nel tempo, in una dimensione di misticismo e pace totale.

E fu qui, la notte del 3 ottobre 1226, che il santo spirò, inneggiando a “sora Morte”, dopo essersi fatto deporre sulla nuda terra e aver raccomandato ai suoi seguaci di non abbandonare mai quel luogo, ritenuto il cuore e la vita del suo messaggio.

La fama di Francesco e del suo ordine, già estesasi in tutta Europa durante la sua vita, esplose nel mondo subito dopo la sua morte. Fu il papa Gregorio IX, proprio ad Assisi a canonizzarlo nel 1228, dopo solo due anni dalla morte.

E altrettanto rapida fu la costruzione delle due celebri Basiliche dedicate al Santo, volute praticamente per acclamazione popolare e decorate dai più grandi artisti del tempo.

Pochi luoghi, crediamo, possiedono il fascino, la bellezza e la mistica perfezione dell’interno della Basilica Superiore di Assisi. L’immagine che accoglie il visitatore stimola subito una profonda emozione.

L’interno è costituito da un’unica, immensa navata, di splendore e luminosità abbaglianti, che contrastano nettamente con la penombra della chiesa sottostante. Ogni angolo dello sguardo e riempito da immagini, figure, colori splendenti, che avvolgono le pareti, la volta, ogni angolo delle strutture architettoniche.

Le colonne, gli archi, le volte a crociera perdono quindi la loro fredda funzione di sostentamento statico, per “entrare” letteralmente nel racconto visivo. Il tutto risulta un’immagine immensa, che dilata a dismisura le dimensioni pur ragguardevoli del tempio, permettendo di affacciarci in maniera straordinariamente realistica su paesaggi e personaggi che parlano direttamente al cuore e alla mente.

Qui lavorarono i più grandi artisti del ‘200 e su queste pareti è rappresentata l’opera che costituisce la più grande mutazione che la pittura occidentale abbia avuto: quella apportata da Giotto.

Il grande pittore toscano, appena trentenne, lavorò ai 28 quadri che compongono il ciclo della vita di San Francesco dal 1297 al 1299, attuando una vera rivoluzione rispetto alla vecchia tradizione pittorica, e realizzando un’opera miracolosa, certo una delle testimonianze artistiche più grandiose e meravigliose dell’arte di tutti i tempi.

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