MALAFEMMENA (Elena Bonelli)

Malafemmena è una canzone scritta da Totò (nome d’arte di Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis di Bisanzio Gagliardi) nel 1951. Fu interpretata per la prima volta da Antonio Basurto, poi lanciata da Mario Abbate a Piedigrotta e infine portata al successo da Giacomo Rondinella.
Ne ebbe un grande successo anche l’interpretazione diTeddy Reno nel film “Totà, Peppino e la malafemmena” di Camillo Mastrocinque (1956). 
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​La canzone parla, in termini drammatici, di un amore contrastato per una “malafemmena“, che in questo caso assume il significato di donna affascinante e che fa soffrire, quasi cattiva, indifferente alle pene d’amore che infligge al proprio innamorato.
Chi fosse la vera musa ispiratrice della canzone Malafemmena si è saputo solo di recente grazie alle dichiarazioni di Liliana de Curtis, figlia di Antonio de Curtis, in arte Totò, che nel 1951 compose la canzone, scrivendone parole e musica. A lungo era diffusa la credenza che Malafemmena fosse stata scritta per la bellissima attrice Silvana Pampanini, conosciuta su set di “47 morto che parla”, la quale aveva rifiutato la sua offerta di matrimonio. Liliana de Curtis ha rivelato che la canzone fu scritta per la madre, Diana Bandini Lucchesini Rogliani, moglie di Totò, come risulta anche dalla dedica acclusa al testo della canzone depositato dall’autore presso la SIAE.
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La moglie Diana sarebbe stata, infatti, colpevole di essere venuta meno ad una promessa che i coniugi si erano scambiati: anche se ufficialmente separati avevano concordato di convivere nella stessa casa e condividere anche il talamo come fidanzati sino al raggiungimento del diciottesimo compleanno della figlia Liliana.
Ciò di fatto concedeva all’uomo Totò una situazione di considerevole vantaggio mentre alla ex moglie Diana una posizione di sudditanza anche per dover subire le infedeltà da parte del marito. Dopo l’ennesimo tradimento Diana sposa l’avvocato Michele Tufaroli (da cui peraltro si separerà qualche anno dopo).

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L’autore: TOTO’
(Napoli, 1898 – 1967)

Totò, nome d’arte di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, più semplicemente Antonio De Curtis   (Napoli 1898 . Roma 1967), è stato un attore, commediografo, poeta e sceneggiatore italiano. Attore simbolo del cinema comico in Italia, soprannominato «il principe della risata». È considerato, anche in merito ad alcuni suoi ruoli drammatici, uno dei più grandi interpreti nella storia del teatro e del cinema italiano.
Nato Antonio Vincenzo Stefano Clemente da Anna Clemente e dal marchese Giuseppe De Curtis, fu adottato nel 1933 dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas.
Grande maschera nel solco della tradizione della Commedia dell’Arte, accostato a comici come Buste Keaton o Ccharlot, ma anche ai fratelli Marx e a Ettore Petrolini. Adoperò una propria unicità interpretativa, che risaltava sia in copioni puramente brillanti, sia in parti più impegnate, sulle quali puntò soprattutto verso la fine della carriera.
Totò spaziò dal teatro, con oltre cinquanta titoli, al cinema, con 97 film interpretati dal 1937 al 1967, e alla televisione, con una serie di nove telefilm diretti da Daniele D’Anza, poco prima della scomparsa. I suoi film, visti da oltre 270 milioni di spettatori (un primato nella storia del cinema italiano) riscuotono ancora oggi grande successo, e talune sue battute e gag sono diventate perifrasi entrate nel linguaggio comune. Concluse la sua vita in condizioni di quasi cecità, per una grave forma di coriotinite, probabilmente aggravata dalla lunga esposizione ai fari di scena


MALAFEMMENA
(Antonio De Curtis – 1951)

Si avisse fatto a n’ato
chello ch’e fatto a mme
st’ommo t’avesse acciso,
tu vuò sapé pecché?
Pecché ‘ncopp’a sta terra
femmene comme a te
non ce hanna sta pé n’ommo
onesto comme a me!… 

Femmena
Tu si na malafemmena
Chist’uocchie ‘e fatto chiagnere..
Lacreme e ‘nfamità.
Femmena,
Si tu peggio ‘e na vipera,
m’e ‘ntussecata l’anema,
nun pozzo cchiù campà.
Femmena
Si ddoce comme ‘o zucchero
però sta faccia d’angelo
te serve pe ‘ngannà…
Femmena,
tu si ‘a cchiù bella femmena,
te voglio bene e t’odio
nun te pozzo scurdà… 

Te voglio ancora bene
Ma tu nun saie pecchè
pecchè l’unico ammore
si stata tu pe me…
E tu pe nu capriccio
tutto ‘e distrutto,ojnè,
Ma Dio nun t’o perdone
chello ch’e fatto a mme!…
Femmena
Tu si na malafemmena….

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