MANDULINATA A NAPULE (dal musical “Storia di una magia)

E’ un bellissimo inno a Napoli, alla sua bellezza, alla sua magia, questo stupendo e intimo pezzo, nato dalla penna di un grandissimo artista napoletano, Ernesto Murolo (l’autore di “Ah l’ammore che fa fa” e “Piscatore ‘e Pusilleco”) e la musica di un altro grande di Napoli, Ernesto Tagliaferri.

La canzone è tratta da uno splendido spettacolo musicale, “RITORNA PIEDIGROTTA”, interpretato da un gruppo di giovani artisti napoletani, “I Girovaghi dell’Arte“.
Il lavoro, scritto e diretto da un geniale autore napoletano,  Egidio del Giudice, ripropone, in chiave musicale, una delle più antiche e sentite feste di Napoli, quella, appunto, di “Piedigrotta”, che risale addirittura al 1200, anche se, da secoli, ha perso lentamente Il valore “popolare” da cui nasceva, per spegnersi inevitabilmente con l’avvento del progresso.
Un progresso che, nella rappresentazione, diventa il nemico di Pulcinella, la classica maschera napoletana, che si rifiuta di uscire dal suo sogno, nel nomo di un avanzare dei costumi e delle mode che non appartengono più all’anima vera della vecchia Napoli.


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Il musicista:
ERNESTO TAGLIAFERRI
(Napoli. 1889 – 1937)

La morte lo colse a tradimento, mentre il bagliore della sua celebrità ormai era esploso dappertutto. Fu un musicista meraviglioso, autore di infinite belle canzoni che rimarranno nel tempo a farlo ricordare come uno dei più grandi artisti che Napoli abbia mai avuto. Eccelse pure nella canzone in lingua e indimenticabili successi non gli mancarono, come “Racconto della nonna”, “Passa la ronda”, “Piccola Marion”, “Burattini”, “Menestrello d’aprile” ed infiniti altri. Trovò in Tom Gaeta il suo poeta italiano, e in Ernesto Murolo il suo più schietto canzoniere in dialetto napoletano. Ed ogni anno era un’affermazione nuova del potente armonioso binomio dei due Ernesti. Chi non ricorda “Piscatore ‘e Pusilleco”, “Napule”, “Nun me scetà”, “Napule ca se ne va”, “Quanno ammore vo’ filà”? Figlio del popolo (il padre aveva bottega di barbiere nel borgo San Antonio Abate), si diplomò in violino e passò presto alla composizione e alla direzione orchestrale. Giovanissimo, furoreggiò in tutti i varietà di Napoli e principalmente all’Eden ed alla Fenice. Durante la prima guerra mondiale fu visto in tenuta grigio-verde dirigere l’orchestra di quest’ultimo teatro, ove un pubblico entusiasta gli chiedeva ancora Italia mia, una delle sue prime canzoni, scritta nel 1911 per la campagna di Tripoli. Nel 1916, iniziò a collaborare con la Casa editrice Gennarelli per restarvi fino alla fondazione della Bottega dei 4, una sigla editoriale ideata da Libero Bovio, nel 1934, e che associava in una fraterna collaborazione lo stesso Bovio, Tagliaferri, Gaetano Lama e Nicola Valente. Egli dirigeva, come aveva fatto per la Gennarelli, tutti gli spettacoli per la presentazione delle nuove canzoni. Contemporaneamente era al teatro Nuovo, dove avevano grande successo le riviste di Galdieri, di Mangini e Nelli. Musicò alcune commedie di Ernesto Murolo: “Un’ora al San Carlino” (1919); “Napoli che ne va” (1919); “Mbraccia a te!” (1921) ed altre, un’operetta – in collaborazione con N. Valente – “Mugika” (1928). L’ultima sua canzone, che non riuscì a portare a termine, “Chitarra nera”, fu completata dai suoi amici Valente e Lama e presentata in teatro fra la più viva commozione del pubblico.

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Il poeta:
ERNESTO MUROLO

(Napoli, 1876 – 1939)

E’ non soltanto un poeta cordiale, bensì pittorico, dalla meravigliosa tavolozza, dove si amalgamano tutte le sfumature e dove toni e semitoni acquistano risonanze mai udite. Tutta la sua poesia è colorata: ecco le sue masserie ampie e verdi come un sogno sereno, i suoi giardini cosparsi di fiori vividi e profumati, le casettine “pittate” in rosa, le strade di campagna grigie o assolate che si perdono nell’immensità agreste, le osterie rustiche col piccolo pergolato teso come un baldacchino di verde sull’allegria di cuori giovani e festanti, il terso rubino del vinello vesuviano a cui si accosta la bocca amata, e il colore del cielo e quello del mare. Colore e senso vivo della vita, l’attimo vissuto da vivere, il mondo color di rosa… Sono questi i motivi delle sue poesie e delle sue canzoni. Poeta nato, amò la sua Napoli teneramente, tenacemente, e seppe difenderne la sua arte con ardore appassionato. Ricco di nascita, senza musoneria, elegante, pieno di fascino e comunicativa, trionfò ovunque: nel giornalismo (collaborando a giornali umoristici e letterari); nel teatro (ove egli stesso, con maestria, metteva in scena i suoi lavori); nell’amore; nella canzone (dove collezionò successi per oltre trentacinque anni). E’ noto il suo periodo di pieno fulgore, quando, soprattutto con l’inseparabile amico Ernesto Tagliaferri, per oltre 16 anni produsse un’immensa quantità di canzoni indimenticabili.

​Mandulinata a Napule (1921)
(E. Murolo – E. Tagliaferri) 

Sera d’estáte! Pusilleco lucente
canta canzone e addora d’erba ‘e mare…
Voglio ‘e pparole cchiù d’ammore ardente,
voglio ‘e pparole cchiù gentile e care
pe’ dí “te voglio bene” a chi mme sente.

Ma d’ ‘e pparole cchiù carnale e doce,
ne sceglio sulo tre: “Te voglio bene…”
Bella, ‘int’ ‘o core tujo sacc’io chi tiene…
chi sta int’ ‘o core mio saje pure tu…

P’ ‘o mare ‘e Napule
quant’armunia!
Saglie ‘ncielo e, ‘ncielo, sentono,
tutt’ ‘e stelle, ‘a voce mia:
voce, ca tènnere,
st’ammore fa.
Notte d’estáte! Se só’ addurmute ‘e ccase…
e ‘o cielo, a mare, nu scenario ha stiso!
Staje ‘mbracci’a me, ‘nnucente só’ sti vase…
Bella, stanotte, te só frato e sposo…
Stanotte, Ammore e Dio, sóngo una cosa…
Canta: e da ‘o suonno Napule se sceta…
ridono ‘e vvocche ca se só vasate…
tutt’ ‘e suspire ‘e tutt’ ‘e ‘nnammurate,
suspirano, stanotte, attuorno a te…

P’ ‘o mare ‘e Napule……

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