MOZIA (Sicilia)


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Proprio di fronte alle saline di Marsala, sulla costa occidentale della Sicilia, è obbligatoria una visita alla piccola isola di Mozia, una delle fondazioni fenicie più antiche della Sicilia, risalente alla fine dell’VIII secolo a.C. Erano grandi navigatori, i fenici e possiamo certo immaginarci l’andirivieni di barche e navi lungo questo canale di accesso. Navi certo molto simili a queste che si possono ammirare nello splendido museo di Marsala, che permetterà anche di scoprire decine di altri reperti provenienti dall’antica Mozia.


 

La città divenne una delle basi commerciali più importanti del mondo antico, fino alla sua distruzione, avvenuta ad opera di Dionisio I, tiranno di Siracusa.

Gli abitanti la abbandonarono, rifugiandosi sulla terraferma dove fondarono Lillibeo, l’odierna Marsala e non tornarono più sull’isoletta, che fu così abbandonata. Solo molti secoli dopo la città tornerà alla luce, grazie allo zelo di un industriale vinicolo inglese, Giuseppe Whiteker, che, acquistata l’isola, iniziò ai primi del ‘900 l’esplorazione del suolo.


  

Una splendida testimonianza artistica proveniente da Mozia è la statua del Giovane di Mozia, conservata nel piccolo museo dell’isola. L’opera è sicuramente l’esempio più eccelso dell’arte cartaginese in Sicilia: il giovane indossa un costume con un’alta fascia pettorale che contrasta con la sensualità che esprime il corpo. Corpo attribuito, in maniera molto controversa, al generale cartaginese Amilcare oppure al dio fenicio Melkart.


 

La visita di Mozia è carica di fascino. Antichissime testimonianze di una vita ricca e persa per sempre sembrano ritornare dinanzi agli occhi più vive e splendide che mai, come il Kothon, uno straordinario porto artificiale sicuramente molto animato in un’epoca in cui la Sicilia, che era al centro delle principali rotte commerciali del Mediterraneo, fungeva da scalo nei lunghi viaggi di trasferimento e da punto d’incontro per scambi commerciali e culturali.


 

I TOPHET
Un aspetto molto conosciuto e molto discusso dell’isola sono i mitici TOPHET, da tanti disprezzati per la macabra fama di essere luoghi sacrificali, dove si diceva venissero immolati perfino dei bambini. In effetti al loro interno venivano conservate le ceneri di bambini, anche se studi moderni confermano che si trattasse di cadaverini morti già per altre cause.


 

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