NOTO (Sicilia)

Regia Gigi Oliviero


            

Sono poche le località che hanno legato la loro fama a una catastrofe. Il caso più noto è certo Pompei, ma altre città del nostro paese possono vantare origini così inconsuete. Una di queste è Noto, in Sicilia. Nel 1693 uno spaventoso terremoto rase al suolo (insieme a decine di altre città dell’isola) quella che era un’onesta, anonima cittadina di provincia, nei pressi di Siracusa. Gli abitanti, superato lo sgomento, decisero di non arrendersi e anzi di ricostruire le loro città secondo nuovi e originali criteri urbanistici.


    

Sorsero così decine di palazzi, chiese, conventi che fecero a gara nell’esibire lo sfarzo più incredibile. Lo stile adottato fu quello di moda, il ricco, opulento barocco, e ci volle più di un secolo per terminare l’impresa, ma il isultato fu così ricco e sfarzoso da fare di Noto uno degli esempi più celebri e spettacolari di quest’arte.  


Ecco allora, percorrendo il centrale Corso Vittorio Emanuele, la chiesa di San Francesco, accostata a un ex convento francescano…

        

 …e il Duomo, edicato a San Nicolò di Mira.


     

Il palazzo più spettacolare è Palazzo Nicolaci di Villadorata, il più ricco della città, edificato nel 1737, famoso per i suoi balconi, retti da grandi mensole in pietra, decorate con figure grottesche, che ben ci fanno immaginare lo sfarzo e, diciamo pure, l’esibizionismo che doveva pervadere l’epoca.


 

La bombatura delle inferriate che li proteggono, infatti, sono il segno evidente dell’opulenza dei proprietari, che si potevano permettere le ricche e ingombranti gonne indossate delle signore, le quali, potevano comodamente affacciarsi (con immaginabile ostentazione), senza sgualcire le preziose stoffe.


 

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