OMAN: Documentario (1a parte)


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Regia: Gigi Oliviero – Stefano Carbone


         

C’era una volta una terra che si ergeva da un immenso oceano azzurro. Le sue coste alternavano a bianche spiagge scogliere irte sul mare. I suoi deserti, percorsi da lunghe carovane, erano disseminati di oasi verdissime, ricche di palme, il primo grande bene che questa terra arida ha saputo miracolosamente donare. Infiniti, dolcissimi frutti, i datteri, accolti come un dono prezioso per la sopravvivenza. E sempre qui, dove terra e cielo si incontrano, nasceva anche il bene più prezioso per tutti gli abitanti del regno: l’acqua. Che permise di asciugare la millenaria aridità, di mitigare l’arsura e, incanalata con geniale semplicità, con tecniche antichissime, continua da secoli a dissetare uomini e cose. Sono gli antichissimi falàgi, costruiti con le antichissime tecniche persiane, a percorrere come vene benefiche le rocce aride, permettendo il miracolo di veder fiorire il deserto coprendolo di piante e fiori. Oggi questa natura è vissuta da gente semplice e antica, cui il destino ha affidato il compito di tramandare una tradizione antica e profonda. I popoli del deserto hanno imparato a convivere con una natura ostile ma nello stesso tempo benefica, tramandando, con le loro semplici azioni di ogni giorno, riti e tradizioni antiche e affascinanti.


 

La nostra favola continua. Questa volta in un passato molto più lontano. C’era una volta, più di tremila anni fa, una saggia Regina, detta di Saba, la quale visitò con la propria corte, su navi ardite dalle vele bianchissime, i popoli dell’Africa e delle Indie. Spingendosi fino all’ultimo anfratto del mar Rosso, incontrò il grande re Salomone, di cui apprezzò l’ingegno e le leggi innovative.

Il suo regno era una fantastica città sulle rive del mare, Rori, i cui resti attuali danno solo una pallida idea dello splendore che dovette produrre nella sua epoca d’oro. Nel mito del suo mondo l’Oman iniziò la sua storia, aprendosi a nuove vie commerciali e culturali, ricchezza per la sua gente.

Si sviluppò così una grande civiltà, le cui città erano esempio di raffinata architettura e luogo di sicuro attracco per gli esploratori del mare ed il commercio, i quali, tornando alle loro terre, raccontavano di sontuosi palazzi tutti in madrepora, di profumi e spezie, di pace e buona ospitalità. Le loro storie raccontavano che una volta da questa terra, duemila anni or sono, partirono Baldassarre e Gaspare, Magi e grandi  Sacerdoti. Attenti conoscitori di astronomia e di antiche filosofie, per primi portarono i doni più preziosi della loro terra, l’incenso e la mirra, al nuovo Re dei Re in Palestina. Un profumo ammaliante, l’incenso e un prezioso balsamo, la mirra, divennero il simbolo di questo paese, il più lontano del mondo conosciuto ed il più vicino al misterioso mondo dell’oriente: la Cina.


Ancor oggi un angolo di questo meraviglioso paese è l’unico posto al mondo dove continui a vivere l’albero dell’incenso, il cui gommoso nettare è ancora raccolto con i primitivi sistemi di millenni fa. L’albero viene ferito e si difende emettendo un bianco lattice che, raggrumandosi col tempo, diventerà fonte di profumo e magia.

E’ il sud del paese che conserva questo miracolo, le terre della città di Salàlah, chiamata il tropico dell’Iran, per la sua aria dolce e profumata, come il suo incenso unico.

 

 

 

E il vecchio souk sembra miracolosamente in equilibrio fra storia e leggenda, con botteghe e personaggi legate ad un mondo di commercio che, anche questa volta, sembra uscire da uno dei nostri libri di fiabe.


    


C’era una volta un popolo di arditi marinai che, solcando il grande oceano delle Indie, su esili barche in legno, aprì nuove rotte tra oriente e occidente. Sindbad il marinaio ne fu il leggendario interprete, ma le ripetute soste di Marco Polo, in seguito, confermarono la profonda conoscenza della navigazione di questa gente coraggiosa, curiosa e gentile. Gli omaniti giurano che Sindibad sia stato un personaggio reale, di cui si conosce anche il luogo di nascita, la città di Shoàr. Noi forse preferiamo ricordarlo come un personaggio di pura leggenda, legato ai suoi mitici sette viaggi in oriente, narrati dalle Mille e una notte.

Comunque sia, molti Sindibad osarono sfidare l’immensità del grande Oceano, riuscendo a giungere fino in Cina, inaugurando un’epoca di viaggi e commerci leggendari. I loro esili ma perfetti mezzi di trasporto furono meravigliose barche, i dhows, che, nella città di Sur, sono costruiti ancora con le tecniche perfette di millenni fa.


        

 Le migliaia di stupende coste omanite sono oasi naturalistiche assolute, dove la presenza umana non è mai riuscita a compiere la sua devastante opera di contaminazione. Coste di sabbia bianchissima, che finiscono bruscamente in faraglioni appesi sul mare dall’acqua cristallina.

All’improvviso, apparendo dal nulla, piccoli villaggi di pescatori ci accolgono con silenzio e apparente abbandono. Ma al nostro passaggio, come d’incanto, i villaggi si animano. Gente semplice e pudica, per la quale l’ospitalità è un dono, e l’esibizionismo un difetto. Poi, improvvisi, arrivano i bambini. Visi stupendi, variopinti, profondi e comunicativi. I loro occhi  parlano un linguaggio universale di amore e fratellanza. Una comunicazione istintiva e profonda, che supera le barriere linguistiche, culturali, religiose e ci fa sentire i benvenuti nel paese delle favole.

Solo loro, i bambini, che come sempre, sfuggono alle regole millenarie della tradizione, che impone riservatezza e controllo, esplodendo, in un’allegra confusione, in dimostrazioni di simpatia dettate dalla curiosità e dalla rarità dei nuovi ospiti. Poi, la vita prosegue inerte e attiva come sempre. Rivolta sempre al grande mare, che non sembra mai stanco di sfamare chi chieda di vivere. 


  

E infine il grande mercato. Prima che il sole sia alto i mercati si popolano di ogni specie di pesci  venduti per lunghezza più che a peso. I pescatori mostrano con fierezza le loro prede, offrendole al miglior offerente. Il pesce viene selezionato, pulito e distribuito con la collaborazione di bambini, mercanti, carriole, buste di plastica, furgoncini e camion. La vita del mercato dopo una buona pesca è gioiosa, allegra e tutti sono felici. Persino i gatti possono passeggiare tra montagne di succulenti filetti.

 

  

 Al mercato si incontrano le genti del deserto, i beduini, che dopo lunghi viaggi a dorso di cammello scambiano armenti in cambio di pesce essiccato. Cosicché nello stesso mercato spesso l’odore del mare si mischia con quello delle capre da latte e i belati si intrecciano con le voci umane.  


Al mercato si incontrano le genti del deserto, i beduini, che dopo lunghi viaggi a dorso di cammello scambiano armenti in cambio di pesce essiccato. Cosicché nello stesso mercato spesso l’odore del mare si mischia con quello delle capre da latte e i belati si intrecciano con le voci umane.

 


 

Ed è proprio al mercato, in un luogo di grande confusione (rara in una popolazione di soli due milioni di abitanti che si dividono un territorio simile all’Italia), dove la fierezza di questo popolo si manifesta in atteggiamenti molto simili ai romanzi di avventura. Antichi pugnali, scimitarre, vecchi fucili vengono portati come in un gioco che rammenta le pagine di un passato nel quale era anche necessario difendersi, e nel quale l’amore per la propria terra poteva costare anche la vita.


Ne sono ancora testimonianza i fortilizi con la loro architettura sobria ma raffinata, distribuiti in tutto il paesaggio omanita. Sono esempi di un’ingegneria da difesa che aveva raggiunto livelli altissimi. Mura che proteggevano intere città, torri di avvistamento, castelli sono, insieme alle moschee dagli alti minareti, il completamento di questo sogno.

Ecco allora antiche, splendide fortezze, residenza dei sultani, intatte con il loro armamento di difesa, che ci aprono le stanze della vita di un tempo, con arredi colorati, suppellettili, mobili. Così, quello che pensavamo appartenere al mondo della fantasia esiste davvero, come la storia dell’ultimo sultano buono che governa con saggezza ed è amato dal suo popolo. Durante i suoi 28 anni di regno ha portato il paese tra i primi al mondo per tecnologia, educazione e qualità della vita, in equilibrio con il rispetto delle tradizioni, della cultura e dell’ambiente, vera ricchezza di un regno misterioso e ospitale, semplice e felice.


 

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