PALUMMELLA ZOMPA E VOLA (Ciccio Capasso)

Questa dolce canzone, scritta da un ignoto musicista e verseggiata da Domenico Bolognese nella metà dell’800, è una tra le più squisite canzoni del repertorio antico di Napoli. Fu rielaborata e trascritta da Teodoro Cottrau, il quale lo pubblicò nel 1873. Ma, a quanto è stato osservato, la musica deriverebbe dall’aria di Brunetta, tratta dall’opera buffa “La molinarella” di Domenico Piccinni, del 1766.
Il tema è classico: l’innamorato di turno affida a una “palomma” (cioè una farfalla) il compito di portare il suo messaggio d’amore all’amata. La canzone fu spesso cantata da Pulcinella, la più celebre maschera napoletana, che la dedicava alla sua Colombina, anzi ad essa fu dedicata addirittura una commedia in scena al teatro San Carlino.


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​L’interprete: 
 CICCIO CAPASSO
Ciccio Capasso è stato uno dei pochi interpreti che abbia saputo affrontare il repertorio tradizionale napoletano con una chiave interpretativa unica e originale, priva di orpelli e retorica e senza ricalcare schemi già collaudati. 
La sua attività artistica inizia nel 1973 con Leo de Berardinis e Perla Peragallo, nomi tra i più importanti nel panorama del teatro sperimentale italiano. 
Con Leo e Perla, Ciccio Capasso lavora al Teatro Regio di Parma, al Carignano di Torino, al San Ferdinando di Napoli, al Verdi di Salerno, al Morlacchi di Perugia, al Giacosa di Ivrea, al Comunale di Città di Castello ed ancora in moltissimi teatri d’Italia ed in Europa. 
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Dopo qualche anno, sempre con Leo e Perla, a Parigi riscuote un enorme successo di critica e di pubblico, ed infatti a Parigi la Compagnia è invitata per la seconda volta a rappresentare l’Italia al Teatro Mondiale delle Nazioni 1976-1977. Nel 1980 si dedica esclusivamente alla Canzone Classica Napoletana d’autore, di cui è un attento cultore e studioso oltre che un raffinato interprete.
Ciccio Capasso è stato anche compositore di canzoni, con versi quasi sempre in dialetto, forma a lui più congeniale ed espressiva.
Nel 1988 è stato uno dei maggiori protagonisti nelle “Serate allo storico Caffè Gambrinus di Napoli”, ideate e condotte da Giuliana Cesarini.
Nei suoi concerti-recital ha interpretato i brani di autori ignoti che hanno segnato nell’Ottocento l’epoca d’oro della canzone napoletana. Il suo repertorio è stato vastissimo. Gli autori che ha presentato sono, tra gli altri, Mercadante, Di Lasso, Vinci, F. P. Tosti, Di Giacomo, Viviani, Bovio, Nicolardi, Russo E.A. Mario, Murolo, Gambardella, Staffelli, Cannio, Denza, G.B. De Curtis, Galdieri, Falvo, Totò. 

​E’ scomparso, dopo una lunga malattia, nel 2014.

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GUGLIELMO COTTRAU

(Parigi 1897-1947)


Il padre, Giuseppe, nobile francese, letterato e musicista, ricoprì alte cariche politiche a Parigi e, quando si trasferì a Napoli, durante i regni di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat, fu, di volta in volta, Ministro degli Interni, dei Lavori Pubblici, Maresciallo di Campo, Vice Presidente della Giunta dei teatri, Presidente dell’Accademia di Belle Arti e della “Filarmonica”,. Guglielmo, che aveva soltanto qualche anno quando fu condotto a Napoli, compì gli studi letterari nell’Accademia di Marina e quelli musicali nel R. Collegio dove gli fu maestro il Crescentini.

Al ritorno dei Borboni, padre e figlio ebbero la cittadinanza napoletana. Poco più che ventenne, Guglielmo si dedicò alla politica, ma, dopo un soggiorno a Parigi dove aveva accompagnato l’inviato napoletano Principe di Cariati (1821), abbandonò questo proponimento per dedicarsi alla musica, alla letteratura e alla poesia. Pubblicò due riviste in francese, una delle quali diffusa largamente tra i forestieri residenti a Napoli, non meno diffusa tra gli abitanti del Regno come pure all’estero, “Le Omnibus et Omnia”, apprezzata per l’originalità delle rubriche letterarie in cui si recensivano tutte le novità librarie stampate in Europa. Originali anche le rubriche artistiche, scientifiche ed aneddotiche.

La seconda rivista invece, trattava di viaggi. Pubblicò un’Antologia di novelle francesi “Le Decameron moderne” ed una lunga serie di articoli. Dedicatosi, poi, alle canzoni napoletane, molte ne raccolse sulla bocca del popolo e molte ne scrisse, versi e musica, pubblicandole in raccolte, rimaste celebri, dal 1825 al 1845, periodo in cui diresse la Casa editrice musicale Girard Bernard e C.i, della quale, in seguito, divenne comproprietario. Nel 1825 sposò la nipote di Domenico Cirillo, Giovanna, eccellente pianista e cantante per diletto, con la quale dava dei concerti insieme al violinista Festa e al violoncellista Cialdelli.


PALUMMELLA ZOMPA E VOLA
(Anonimo – G. Cottrau, 1873)

Palummella, zompa e vola
addó’ sta nennélla mia…
Non fermarte pe’ la via
vola, zompa a chella llá…

Co’ li scelle, la saluta…
falle festa,  falle festa
attuorno attuorno…
e ll’hê ‘a dí
ca, notte e ghiuorno,
io stó’ sempe, io stó’ sempe
a sospirá…

Palummella, vola vola
a la rosa de ‘sto core…
Non ce sta cchiù bello sciore
che t’avesse da piacé…

‘A ll’addore, ca tu siente…
‘a chill’uocchie, ‘a chill’uocchie,
‘a chillo riso…  credarraje,
ca, ‘mparaviso, tu si’ ghiuta…
tu si’ ghiuta…  oje palummé’!

A lu labbro curallino,
palummé’ va’ zompa e vola…
‘ncopp’a chillo te cunzola
e maje cchiù non te partí!…

Ma si vide  ca s’addorme…
e te vène, e te vène,
lo tantillo…  tu ll’azzecca
no vasillo…  e pe’ me,
e pe’ me,  n’auto porzí!

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