PANTELLERIA


Grande, verdissima, selvaggia e dolce. Pantelleria, la più grande delle isole che circondano la Sicilia, possiede una personalità spiccata, con un mare splendido e profondo, un entroterra fertile tranquillo, e quel vento costante che mitiga l’arsura estiva e ben giustifica l’antico nome che le diedero gli arabi, “Bent el-Rhia”, cioè “Figlia del vento”.

L’isola è formata da 24 coni vulcanici, che circondano la Montagna Grande. E proprio questo passato vulcanico ha reso fertilissima  la sua terra, che oggi produce celebri vini, ottime lenticchie e forse i più saporiti capperi del Mediterraneo, che fioriscono spontaneamente e sono raccolti dalle abili mani di abitanti che sembrano avere più la vocazione di contadini che di marinai.

Pantelleria è anche il nome del centro principale dell’isola.
Il paese è disposto attorno al porto, dominato dal massiccio Castello Barbacane, edificato in lava nera forse dai bizantini, intorno alla metà del VI sec., e poi ampliato dai Normanni nel 1100 e, nel ‘500, dagli Spagnoli, che, con i greci e gli arabi, furono i maggiori conquistatori dell’isola. Il porto è luogo di attracco per natanti e traghetti, ma anche rifugio per le barche dei pescatori che lavorano nel mar Egeo, come i celebri spugnari greci, che talvolta riempiono i suoi lunghi moli con migliaia di spugne messe al sole ad essiccare, in uno spettacolo inconsueto e affascinante.

Una comoda strada compie il periplo dell’isola (che misura ben 50 km), offrendo una passeggiata di grande fascino naturalistico.
Qui siamo sulla costa nord, dove incontriamo subito una delle principali attrattive, il piccolo lago di Venere, una caldera vulcanica di acqua salata, ricca di anidride carbonica, che sgorga da sorgenti termali.
Un luogo molto frequentato, per la suggestiva bellezza e l’abbondanza di fanghi, molto rinomati in quanto a qualità terapeutiche.

Poco oltre ci affacciamo sul porticciolo di Cala Gadìr, le cui splendide coste sono state scelte, come luogo di vacanza, da numerosi personaggi del jet set.

L’isola, di chiara conformazione vulcanica, presenta coste e rocce dappertutto, quasi volendosi negare ai turisti in cerca di solite, ma banali, spiagge. Qui siamo sulla costa sud, alta e selvaggia, e per questo dotata di panorami abbaglianti. Concludendo la passeggiata costiera si scende a Scauri, una tranquilla cittadina arricchita da un altro, piccolo porto.

Altra gita irrinunciabile è infine quella al suo interno, che si presenta come un’immensa, fertile, campagna, dove, da millenni, qualsiasi declivio è stato sapientemente terrazzato per agevolare, soprattutto, la coltivazione della vite. Qui siamo in una delle zone più celebri, un immenso anfiteatro naturale, che fu adattato a vigneto fin dall’epoca dei Cartaginesi. Anche qui ritroviamo vecchie case di pietra, spesso semplici rifugi per i pastori, che riescono a produrre, ancor oggi, un’uva pregiatissima. Si tratta del celebre zibibbo, dal quale si traggono splendidi vini e il mitico e raro passito, un liquore dal gusto inconfondibile e delicato.

a visita all’interno, infine, sarà l’occasione per riscoprire l’antichissima storia dell’isola, come queste tombe, scavate interamente nella roccia e risalenti al periodo bizantino dell’isola.
O i misteriosi “sesi”, strane e massicce costruzioni in pietra, edificate da un popolo dell’età neolitica (forse proveniente dalle coste libiche) che, pur non possedendo una scrittura, è riuscito a lasciare tracce di sé in un ciclopico muro di cinta, posto a protezione di un villaggio, e in imponenti monumenti funebri, con le cui pietre originali sono oggi costruiti tanti dammusi dell’isola

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