PASSIONE (Ciccio Capasso)

Si unirono addirittura tre dei più grandi artisti napoletani del primo Novecento (Ernesto Tagliaferri, Nicola Valente e Libero Bovio) per comporre questa meravigliosa e celeberrima canzone, che non ha precedenti in quanto a contenuto. E’ infatti un puro grido d’amore, disperato e passionale, che si placa solo verso il finale.
La canzone fu interpretata magistralmente da un celebre tenore degli anni trenta, Vittorio Parisi, forse l’ultimo vero cantante napoletano, prima che l’era della radio e dei microfoni inquinasse l’arte antica. D’altronde l’epoca (i primi anni trenta) sono quelli della fine di un mito, gli anni della morte degli autori più grandi, Salvatore Di Giacomo e Mario Costa (gli indimenticabili autori di “Era di Maggio” e Catarì“).


Picture

L’interprete:  CICCIO CAPASSO
Ciccio Capasso è uno dei pochi interpreti che affronta il repertorio tradizionale con una chiave interpretativa unica e originale priva di orpelli e retorica e senza ricalcare schemi già collaudati. 
La sua attività artistica inizia nel 1973 con Leo de Berardinis e Perla Peragallo, nomi tra i più importanti nel panorama del teatro sperimentale italiano. 

Picture


​Con Leo e Perla, Ciccio Capasso lavora al Teatro Regio di Parma, al Carignano di Torino, al San Ferdinando di Napoli, al Verdi di Salerno, al Morlacchi di Perugia, al Giacosa di Ivrea, al Comunale di Città di Castello ed ancora in moltissimi teatri d’Italia ed in Europa. 

Picture

Ciccio Capasso è stato anche compositore di canzoni, con versi quasi sempre in dialetto, forma a lui più congeniale ed espressiva.
Nel 1988 è stato uno dei maggiori protagonisti nelle “Serate allo storico Caffè Gambrinus di Napoli”, ideate e condotte da Giuliana Cesarini.
Nei suoi concerti-recital ha interpretato i brani di autori ignoti che hanno segnato nell’Ottocento l’epoca d’oro della canzone napoletana. Il suo repertorio è stato vastissimo. Gli autori che ha presentato sono, tra gli altri, Mercadante, Di Lasso, Vinci, F. P. Tosti, Di Giacomo, Viviani, Bovio, Nicolardi, Russo E.A. Mario, Murolo, Gambardella, Staffelli, Cannio, Denza, G.B. De Curtis, Galdieri, Falvo, Totò.
​E’ scomparso, dopo una lunga malattia, nel 2014.

Picture

Il poeta: LIBERO BOVIO
(Napoli, 1883 – 1942)

Chissà cosa sarebbe stata la canzone napoletana senza Libero Bovio. Sicuramente nessun autore della pur gloriosa storia della canzone di questa città ci ha lasciato un numero così grande di opere straordinarie e di successi che hanno girato (e continuano a girare) il mondo, contribuendo a fare della musica di Napoli quella sicuramente più conosciuta e apprezzata in ogni angolo della Terra. 

Picture

Il musicista: ERNESTO TAGLIAFERRI
(Napoli, 1889 – 1937)
La morte lo colse a tradimento, mentre il bagliore della sua celebrità ormai era esploso dappertutto. Fu un musicista meraviglioso, autore di infinite belle canzoni che rimarranno nel tempo a farlo ricordare come uno dei più grandi artisti che Napoli abbia mai avuto. Eccelse pure nella canzone in lingua e indimenticabili successi non gli mancarono, come “Racconto della nonna”, “Passa la ronda”, “Piccola Marion”, “Burattini”, “Menestrello d’aprile” ed infiniti altri. Trovò in Tom Gaeta il suo poeta italiano, e in Ernesto Murolo il suo più schietto canzoniere in dialetto napoletano. 
Ed ogni anno era un’affermazione nuova del potente armonioso binomio dei due Ernesti. Chi non ricorda “Piscatore ‘e Pusilleco”, “Napule”, “Nun me scetà”, “Napule ca se ne va”, “Quanno ammore vo’ filà”? Figlio del popolo (il padre aveva bottega di barbiere nel borgo San Antonio Abate), si diplomò in violino e passò presto alla composizione e alla direzione orchestrale. Giovanissimo, furoreggiò in tutti i varietà di Napoli e principalmente all’Eden ed alla Fenice. Durante la prima guerra mondiale fu visto in tenuta grigio-verde dirigere l’orchestra di quest’ultimo teatro, ove un pubblico entusiasta gli chiedeva ancora Italia mia, una delle sue prime canzoni, scritta nel 1911 per la campagna di Tripoli. 
Nel 1916, iniziò a collaborare con la Casa editrice Gennarelli per restarvi fino alla fondazione della Bottega dei 4, una sigla editoriale ideata da Libero Bovio, nel 1934, e che associava in una fraterna collaborazione lo stesso Bovio, Tagliaferri, Gaetano Lama e Nicola Valente. Egli dirigeva, come aveva fatto per la Gennarelli, tutti gli spettacoli per la presentazione delle nuove canzoni. Contemporaneamente era al teatro Nuovo, dove avevano grande successo le riviste di Galdieri, di Mangini e Nelli. Musicò alcune commedie di Ernesto Murolo: “Un’ora al San Carlino” (1919); “Napoli che ne va” (1919); “Mbraccia a te!” (1921) ed altre, un’operetta – in collaborazione con N. Valente – “Mugika” (1928). L’ultima sua canzone, che non riuscì a portare a termine, “Chitarra nera”, fu completata dai suoi amici Valente e Lama e presentata in teatro fra la più viva commozione del pubblico.


Il musicista: NICOLA VALENTE
(Napoli. 1881 – 1946)

Saverio Procida, nella presentazione di un fascicolo di canzoni di Nicola Valente pubblicato nel 1930, scriveva, tra l’altro: “Vent’anni di carriera e di successi! Mai stanchezza ho sorpreso in quest’autore popolare dalla vena pronta, dalla fede sicura, dall’istinto alacre che ha sfondato la pigrizia della volontà e trasformato in fecondità l’accidia del maestro buontempone. 
Ecco perchè le canzoni del Valente hanno un profumo di giovinezza e un incantamento d’amore. Sentono dell’alga marina e s’impregnano degli occhi delle grotte, dalle cui sinuosità la misura lirica si lascia plasmare”.
Napoletano com’era fin nelle più riposte fibre, lo si poteva giudicare – a voler dar credito ad un vecchio luogo comune – incline a rilassamenti o pause prolungate tra una canzone e l’altra. Invece Valente lavorò sempre febbrilmente, con in più, poichè di sole ne era circondato ad usura, una coloritura musicale e un senso gioioso della vita che traspiravano da tutti i pori. 

Figlio di Vincenzo Valente, un colosso che profuse a piene mani gioielli di canzoni napoletane, non dovette essere facile per lui svincolarsi dalla soggezione che l’arte paterna gli doveva incutere. E se non raggiunse le vette toccate dal padre ebbe tuttavia uno stile proprio, raffinato e popolaresco allo  stesso tempo. Toccò tutti i generi di composizione, dal drammatico  al sentimentale. dal brioso al comico, con uguale perizia e genialità, fino a collezionare una lunga serie di successi. Infatti, si può ben affermare che nei suoi trenta-quattro anni di attività, senza contare gli anni giovanili dedicati alle macchiette, scritte su misura per Nicola Maldacea, non venne mai abbandonato dal pubblico. 
Ancora amate e cantate sono: L’addio, Brinneso, Torna!, Simmo ‘e Napule, paisà!, e soprattutto quella che si può considerare la canzone tipica italiana, la deliziosa, tenera Signorinella. Fece parte delle Case editrici Poliphon, Gennarelli, La Canzonetta, Santa Lucia e fu, con Bovio, Lama e Tagliaferri, fondatore de La Bottega dei 4. Scrisse  quattro, cinque operette, fra  cui: Lo shimmy verde (1925) e, in collaborazione con Taglia-ferri, Mugika (1928).


PASSIONE
(di Bovio-Valente-Tagliaferri, 1934)

Cchiù luntana mme staje,
cchiù vicina te sento…
Chisá a chistu mumento
tu a che pienze…che faje!…

Tu mm’hê miso ‘int”e vvéne,
nu veleno ch’è doce…
Comme pesa ‘sta croce
ca trascino pe’ te!…

Te voglio…te penzo…te chiammo…
te veco…te sento…te sonno…

E’ n’anno,
– ce pienze ch’è n’anno –
ca st’uocchie nun ponno
cchiù pace truvá?…

E cammino, cammino…
ma nun saccio addó’ vaco…
I’ stó’ sempe ‘mbriaco
e nun bevo maje vino…

Aggio fatto nu vuto
â Madonna d”a neve:
si mme passa ‘sta freve,
oro e perle lle dó’…

Te voglio…te penzo…te chiammo…
te veco…te sento…te sonno…

E’ n’anno,
– ce pienze ch’è n’anno –
ca st’uocchie nun ponno
cchiù pace truvá?…

You might be interested in