POMPEI: Gli stili pittorici

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Regia: Gigi Oliviero



Una delle cose che colpisce in una visita a Pompei, è la quantità dei dipinti e mosaici presenti in città. Talvolta si tratta di opere di routine, ma spesso ci troviamo di fronte a veri capolavori artistici, capaci di sopportare due millenni di storia e, cosa ben più grave, un’inondazione di cenere e lapilli bollenti che, al tempo dell’eruzione, sommersero ogni cosa. Per porre un certo ordine a questo immenso patrimonio, lo studioso tedesco August Mau, nel 1882, propose una suddivisione delle opere in quattro gruppi, detti “stili”.


Il ‘I stile’  (detto anche ‘stile strutturale’) è il linguaggio artistico del mondo ellenistico e lo si trova a Pompei soprattutto dal III al I sec. a.C. L’immagine di fondo veniva disegnato e colorato imitando varie qualità di marmo policromo, introvabili in Italia, mentre in alto una cornice in stucco bianco fa da coronamento alla parete.

 

 


Il “II stile”, detto anche ‘architettonico’, e tipico della decorazione del I sec. a. C., si ispira invece alle scenografie del teatro ellenistico romano, creando finte pareti, con scene architettoniche in prospettiva. Ai lati, colonnati e portici, e al centro della parete immagini di giardini, santuari, paesaggi e città, che aiutano l’occhio a evadere dall’angusto spazio della stanza.

 

 


Il  III stile, detto anche ‘stile ornamentale’, consiste in una decorazione ricca, ma delicata, e caratterizza il gusto del principato di Augusto, tra la fine del I sec. a.C. e i primi decenni del I sec. d.C. Al posto delle grandi architetture e colonne del II stile, appaiono ora candelabri e tralci più eleganti e leggeri, che contornano quadri monocromi, con temi della mitologia greca, in un’atmosfera idillico-sacrale.

 

 


Il IV stile, infine, è detto anche ‘stile fantastico’. E’ il più recente e si rifà soprattutto alle opere realizzate dopo il terremoto del 62. Si tratta di una pittura di matrice colta, dove figure allegoriche ed eroiche affollano piccoli pannelli, aperti al centro di panneggi, che imitano cortine riccamente decorate. I colori sono più forti degli stili precedenti, ma i toni più caldi e fluidi, per l’uso di una tecnica che oggi definiremmo “impressionistica”.


 

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