POMPEI: La casa romana

Regia: Gigi Oliviero


          

Una delle grandi attrattive di Pompei sono le sue case, i cui resti ci danno uno spaccato perfetto di come erano strutturate e come si viveva al loro interno.


  
 

Entriamo allora in una classica “domus” romana. Varcata la soglia d’ingresso (in cui erano spesso presenti mosaici di benvenuto (“Vale”), ma anche di prudenza (come “Attenti al cane”), un corridoio conduceva all’atrio, un ampio cortile, al cui centro si trovava sempre  l’implùvium, una vasca destinata a raccogliere l’acqua piovana proveniente da un’apposita apertura sul tetto, il complùvium. Questo aveva anche la funzione d’illuminare l’ambiente. Dall’implùvium l’acqua passava in una cisterna, da dove poteva essere attinta da un pozzo.


Intorno all’atrio si affacciavano le varie stanze. Le camere da letto, i cubìcula erano solitamente piccole e prive di finestre, considerando il loro uso notturno.

In asse con l’ingresso si trovava il tablìno, la sala di ricevimento, che veniva chiuso con una tenda. Qui, in età arcaica, si consumavano i pasti. In seguito venne creata una stanza apposita, detta triclìnum, che, nelle case più lussuose, era decorato con preziosi affreschi.

Esistevano triclìni invernali ed estivi: questi ultimi, all’aperto, erano posti sotto pergolati e allietati da fontanelle e giochi d’acqua.


    

Attraverso un corridoio ai lati del tablìno si giungeva nel peristilio, un giardino circondato da numerosi ambienti. Il tutto era arricchito da elementi decorativi: mosaici nei pavimenti, pitture alle pareti, arredi e suppellettili, statue, fontane, giochi d’acqua e così via. Le cucine erano poste in genere in zone laterali o in cortili interni. Le case più importanti avevano l’acqua corrente in casa, diramata ovunque tramite tubi di piombo e attrezzate latrine.


Le case più ricche, che spesso erano a due piani,  disponevano anche di ambienti termali privati, dotati di ogni comodità.


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