POMPEI: L’arte erotica

Regia; Gigi Oliviero


Uno degli aspetti di Pompei che incuriosisce particolarmente i visitatori è quello erotico. In effetti alcuni aspetti legati al sesso erano, all’epoca, abbastanza diversi dai nostri.

  

  


La città, infatti, era tappezzata di immagini erotiche, che oggi definiremmo addirittura oscene: affreschi e mosaici esposti nelle case (e addirittura in ambienti pubblici, come le Terme) dove venivano esibiti amplessi, accoppiamenti anche multipli, per non parlare dei falli, esposti dovunque senza problemi, persino sulle strade. In realtà, al fallo era attribuito un valore propiziatorio. Era considerata un’immagine di buon augurio e contro il malocchio, quindi non c’era alcuna malizia ad esibirlo, anche in dimensioni che oggi appaiono imbarazzanti, se non grottesche.


  

Nella vita reale, invece, il rapporto fra i sessi era una cosa molto seria. Le donne, in particolare, erano considerate il fulcro della famiglia e, pur se escluse dal voto, partecipavano attivamente alla vita sociale e lavorativa. Frequentavano addirittura le bische e gli spettacoli gladiatori, anche se, per prudenza, erano relegate sulle gradinate più alte dell’anfiteatro. E, anche se divorziare era abbastanza semplice, al matrimonio e alla famiglia venivano attribuiti una grande importanza sociale. Lo stesso Augusto, il primo imperatore romano, non esitò ad esiliare, sull’isola di Ventotene, la sua unica figlia Giulia, accusata di immoralità, per applicare una sua legge sugli adulteri, che mirava a risanare la morale pubblica.


    

Malgrado questo, a Pompei esistevano numerosi luoghi dove si esercitava la prostituzione. Il più celebre è questo lupanare, così chiamato dalla parola “lupa”, che in latino significa “prostituta”. Era a due piani, e comprendeva dieci stanze, cinque al piano superiore, più ampie e comode, e altre cinque al pianterreno, piccole e dotate di pochissima privacy.


    

Ognuna era addobbata di un letto in muratura, su cui venivano posti dei sacchi, certo molto poco igienici.


All’ingresso delle stanze, poi, vi sono celebri raffigurazioni erotiche, che incuriosiscono particolarmente i visitatori, e che, sembra, alludessero alle posizioni amorose promesse dalle ragazze della casa. Una curiosità è il compenso che veniva generalmente richiesto, e che non superava i due assi, il prezzo medio, cioè, di due boccali di vino.  Ma in realtà in questo lupanare venivano per lo più schiavi e visitatori di passaggio, in quanto i ricchi della organizzavano gli incontri nelle loro comode dimore, o si divertivano (senza spendere neanche i pochi soldi richiesti) con la loro schiavitù.


A pochi isolati da questo lupanare troviamo poi un piccolo ambiente, una cameretta in cui forse lavorava una ragazza in proprio, e che attirava i clienti con una lampada a forma di fallo, posta all’esterno. Anche nello spogliatoio delle Terme Suburbane possiamo assistere ad una collezione di quadri erotici, anche particolarmente audaci.


Dovunque, poi, appaiono immagini di falli, anche di dimensioni spropositate (che evidentemente servivano ad esaltare visivamente il loro benefico influsso contro il malocchio).


Il più celebre è quello rappresentato all’ingresso della Casa dei Vettii, che pesa il suo enorme fallo profilattico (cioè, appunto, contro il malocchio) su una stadera, poggiando, sull’altro piatto, una borsa di monete, forse a simboleggiare il prezzo da pagare per la protezione. E ancora dipinti e statue che oggi definiremmo molto osee, disseminate in innumerevoli case private.

 


     

    

Ma non bisogna considerare queste immagini solo una curiosità intrigante. Esiste, infatti, un’importante collezione di queste opere (provenienti da Pompei, Ercolano e altri paesi dell’area vesuviana) conservata in una sala del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e chiamata proprio “Gabinetto Segreto”, perché, per il contenuto audace, la loro visione fu vietata fino a pochi decenni fa. Anzi, la sala fu addirittura murata. E ancor oggi (forse caso unico al mondo per un museo) la sua visita è sconsigliata, se non addirittura proibita, ai minori.


Ecco allora un campionario di incontri e accoppiamenti, sia naturali che legati alla mitologia. Come questa bellissima statua, rinvenuta nella Villa dei Papiri di Ercolano, nel 1752, che rappresenta una colta e raffinata evocazione del mondo primitivo e selvaggio di Pan, il dio dei boschi assimilato al latino Fauno.

  

E ancora lo splendido affresco di una Venere in conchiglia… e un’altra deliziosa statua con una fanciulla in bikini…


    

Fino al il meraviglioso tripode bronzeo rinvenuto nella Villa di Giulia Felice. Di grande valore, infine, una ricca collezione di statuine (spesso in forma di sonagli), tutte esibenti enormi falli, rappresentati in ogni maniera simbolica.


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