POMPEI: Villa dei Misteri

Regia: Gigi Oliviero


       


Una delle dimore più ampie e celebri di Pompei è la Villa dei Misteri, situata a nord della città, in una splendida posizione panoramica. Il primo impianto della villa risale al II sec. A.C., ma successivamente essa subì un ampliamento, godendo di grande splendore come dimora patrizia. All’epoca della catastrofe, era stata però trasformata in una grande azienda agricola.


 

Lo testimoniano le grandi cucine e il quartiere rustico. Qui è stato ricostruito il “torcularium”, un grande palo in legno con una testa d’ariete in cima, che serviva per pigiare l’uva.


 

Una curiosità è un piccolo graffito su una parete, la caricatura di un senatore, di cui conosciamo anche il nome, inciso come dedica: Rufo.


     

Quello che ha meritato fama universale alla villa sono i suoi affreschi, a cominciare da quelli di un cubicolo (una piccola stanza da letto).


  

La vera meraviglia del complesso, però, la troviamo nella camera attigua e consiste in uno dei più straordinari dipinti murali dell’antichità: un vero spettacolo, che copre tre pareti e che, fra le tante interpretazioni che gli sono stati dati, sembra rappresentasse i momenti essenziali di una cerimonia sacra, relativa ai culti in onore di Dioniso. Cerimonie che si erano diffuse a tal punto, da provocare interventi del Senato, allo scopo di reprimere i fini orgiastici che esse comportavano.

       


Il dipinto ci mostra un meraviglioso spettacolo, interpretato da ben 29 figure. Si comincia con la lettura del rituale, fatta da un fanciullo nudo (forse lo stesso Dioniso), assistito da due matrone. Accanto, una scena pastorale, con un vecchio sileno che suona la lira, e una Panisca che allatta un capretto. Nel frattempo un’ancella fugge via terrorizzata, sconvolta da quel che si vede nelle scene seguenti. Un Sileno abbevera un Satiro, mentre un altro cerca di spaventarlo, riflettendo l’immagine di una maschera tragica nel vino della brocca. Poco oltre, Dioniso, ebbro e seminudo, si abbandona in grembo ad Arianna. Accanto troviamo una fanciulla, che sta scoprendo la mistica cesta dei misteri, dove si nasconde il fallo, simbolo della forza generatrice della natura.

La assiste un demone alato, pronto a flagellare una giovinetta che, terrorizzata, si rifugia nel grembo di una matrona. Accanto, una baccante nuda si abbandona, in una posa leggerissima, ad una danza. Il complesso fa dell’opera una delle più straordinarie rappresentazioni artistiche della storia dell’arte, un capolavoro assoluto di forma e contenuti, in un’immagine indimenticabile, che meriterebbe da sola una visita.


You might be interested in