PROVINCIA DI VITERBO


Un bel viaggio in una delle zone storicamente più importanti d’Italia, la Provincia di Viterbo.


  

TARQUINIA.

Facciamo un salto indietro nel tempo e immergiamoci in un’epoca fra le più suggestive e importanti dell’antichità italica, quella degli Etruschi. In questa zone dell’alto Lazio, infatti, si sviluppò, quasi tremila anni fa, una delle più straordinarie e affascinanti civiltà italiche, gli Etruschi. Un popolo che seppe davvero segnare un’epoca, costruendo una civiltà straordinariamente moderna per il tempo. Il loro amore per l’arte è rimasto mitico e in un certo senso ineguagliato, se rapportato al periodo in cui si sviluppò. Le loro concezioni e conoscenze dell’arte e dei misteri della vita ne hanno fatto un popolo amato e temuto. Il loro grande rispetto per la morte li ha portati a costruire il più straordinario museo sotterraneo della storia, dal quale emergono, inquietanti e attraenti, i vari aspetti della loro cultura e della loro storia.

La vera, grande necropoli etrusca si trova nella campagna a est dell’attuale città e comprende decine di tombe, scavate in un arco di tempo che va dal VII sec. a.C. all’età ellenistica. Le pareti riportate alla luce, ci mostrano forse la più spettacolare raccolta di dipinti murali dell’antichità. Conservati in maniera incredibilmente perfetta, pur dopo 2500 anni, i dipinti sono una straordinaria testimonianza dell’arte etrusca e del loro culto dei morti, e rappresentano scene di danza, di sport, di caccia e pesca, di scene mitologiche, ma anche di vita corrente, che sono una preziosa fonte di informazione sulla vita del mitico popolo.

Altri preziosissimi reperti sono conservati nel grande Museo Etrusco di Tarquinia, sicuramente il più importante museo del mondo dedicato all’antico, grande, popolo.

Spostiamoci ora a Viterbo, la capitale storica dell’alto Lazio, l’antica Tuscia romana. Una città dalla storia antica e complessa, le cui vicende comunali si intrecciano strettamente con quelle del papato. Qui infatti si trasferirono e morirono molti grandi papi e molti dei monumenti della città ricordano il loro passaggio.

Cuore della città è piazza Plebiscito, su cui si affacciano gli antichi palazzi della Prefettura, del Podestà e dei Priori, oggi sede del Comune.

Splendido e suggestivo è l’antico centro storico, un angolo di medioevo perfettamente conservato, anche nell’aria che vi si respira. Ma il luogo più celebre è il Palazzo dei Papi, posto do fronte alla Cattedrale. Eretto nella metà del 1200 come dimora dei pontefici è sicuramente il più rappresentativo monumento gotico della città.


CIVITA DI BAGNOREGIO.

Da una città vivissima ad un’altra che muore. Adagiata su uno sperone tufaceo che un tempo fu la sua naturale difesa contro i predatori, il borgo di Civita di Bagnoregio sta lentamente morendo, proprio per lo sgretolamento continuo del morbido terreno che l’ha sostenuta per secoli.

Un tempo fiorente borgo (vi nacquero Giovanni Fidanza e San Bonaventura), oggi il paese è abbandonato e la sua visita provoca sempre commozione e nostalgia.


CALCATA VECCHIA

Un altro borgo apparentemente solitario. anch’esso arroccato su uno sperone di roccia che si eleva maestoso sulla valle del Treja. Calcata Vecchia sorge in una zona che molti stenteranno a riconoscere, eppure hanno certo ben conosciuto attraverso innumerevoli film di successo. La valle del Treja, ora splendido parco naturale, infatti, è stata teatro dei set di innumerevoli western, qui girati per l’ambiente selvaggio e assolutamente naturale.

Oggi il borgo sembra deserto, ma a visitarlo si scoprirà un microcosmo di artisti e artigiani che ne hanno fatto la loro dimora prediletta, arricchendo di deliziose opere d’arte le antiche case, le viuzze impervie, la piazzetta suggestiva.


CIVITA CASTELLANA

Situata su un ripiano di tufo tra le gole di due affluenti del Treia, che corre al Tevere, Civita Castellana è una bellissima cittadina di origine medievale. Il sito è quello dell’antica Falerii Veteres, la capitale dei Falisci, abbandonata nel III secolo a:C. e di nuovo ricostruita nell’VIII.

Sul bordo della città una stupenda rocca si erge ancora maestosa.

Fu commissionata da Alessandro VI a Giuliano da Sangallo, nel 1494, ma fu terminata da Antonio da Sangallo il Vecchio. A pianta pentagonale la rocca, sede di un bellissimo museo, conserva delle straordinarie e intatte mura, costruite in funzione delle prime armi da fuoco da cui dovette difendersi un tempo. Molto interessante il Duomo, soprattutto nella sua facciata, risalente al 1210. E’ preceduta da un portico su colonne architravate, ornate da bellissimi mosaici sempre del ‘200, opera dei marmorari romani Jacopo di Lorenzo e Cosma.


FALERII NOVI

Nei pressi di Civita Castellana visitiamo un suggestivo luogo archeologico, Falerii Novi. La città fu fondata nel III secolo a.C. in seguito alla distruzione della più antica Falerii Veteres, avvenuta nel 241 a.C. La città fu abbandonata nell’VIII secolo d.C. e ci mostra uggi uno dei maggiori esempi di cerchia fortificata romana. Le mura infatti si estendono per oltre 2000 metri e un tempo avevano 50 torri e ben 9 porte. Oggi ce ne rimane una in ottimo stato, la Porta di Giove, presso la quale si trovano le rovine della chiesa romanica di S. Maria di Falleri, del XII secolo. Una recente campagna di scavi sta poi riportando alla luce preziosi reperti, fra cui i resti delle antiche strade e quelli di un teatro romano.


FERENTO

Qui siamo a Fèrento, nei pressi di Viterbo, un suggestivo e importante luogo archeologico, l’antica Ferentum romana. I grandi resti che stanno riemergendo grazie a un’importante opera di scavo, stanno riportando alla luce una splendida cittadina che fu prima etrusca e poi romana, prima di essere distrutta dai Viterbesi nel 1172.

Oggi stanno riaffiorando le antiche terme, una strada lastricata romana, pavimenti mosaicati e un bellissimo, piccolo teatro romano del I secolo, conservato quasi perfettamente e utilizzato ancor oggi per suggestive rappresentazioni teatrali.


 

BOMARZO

Si chiamava “Polimartium” all’epoca degli etruschi questo pittoresco paese aggrappato a una collina, e Bomarzo, come oggi si chiama, ricorda ancora splendori passati.

L’abitato è dominato dalla mole di Palazzo Orsini, un grande complesso architettonico eretto tra il 1525 e il 1583.

In una suggestiva piazzetta affacciata tra le mura medievali, sorge il Duomo, del XVI secolo, il cui altare è costituito da un sarcofago paleocristiano, già sepolcro di S. Anselmo vescovo.

La cittadina è diventata famosa, anche all’estero, per uno straordinario parco, che non ha eguali nel mondo, il cosiddetto “Parco dei mostri”.

Si tratta di un immenso giardino, creato nella metà del ‘500 dal principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino, “sol per sfogare il core”, come soleva ripetere. Il parco è adagiato su un grande anfiteatro naturale e addobbato in maniera stupefacente con un’infinita serie di statue, scavate direttamente nelle rocce, e raffiguranti animali mostruosi e fantastici, figure mitologiche, colossi favolistici e grotteschi.

Orsini chiamò ad edificarlo un grande architetto del tempo, Pirro Ligorio, che già era stato chiamato a lavorare in San Pietro a Roma dopo la morte di Michelangelo.

Ligorio interpretò alla lettera i sogni e le fantasie del suo ricco committente, dando luogo ad un’opera unica e di assoluta esplosione di fantasia. Tutte le figure hanno simbolismi ora chiari, ora ambigui, in un contrasto di visioni e suggestioni che lasciano davvero il visitatore senza fiato.

Un luogo davvero unico e inconsueto che mai, come in questo caso, giustifica la deviazione.


NEPI.

Arroccata, come consuetudine per le cittadine medievali, su un colle, Nepi è un altro splendido esempio di storia dell’antico lazio. La città risale al periodo etrusco, in cui si chiamnava “Nepet”, ed è dominata da un’imponente Rocca, innalzata nel 1450 a partire da Porta Romana e trasformata successivamente dai Farnese. Nelle possenti mura nedievali sono ancora visibili tratti delle antiche mura etrusche.

Molto importante, in città, il Palazzo Comunale, che domina la piazza principale. Fu eretto da Antonio da Sangallo il Giovane nel XVI secolo e terminato nel 1749.

All’ingresso della cittadina possiamo ammirare le grandi arcate di un acquedotto settecentesco, che in parte contorna le mura

Poco distante, a Castel S. Elia, scopriamo un angolo incantato. Immersa in un grande e quieto bosco, una splendida basilica romanica, S. Elia, fondata nei secoli VII-IX e ricostruita intorno all’anno Mille continua ad attirare folle di pellegrini, attratti dalla pace e dalla grande suggestione del luogo.


SUTRI

Completiamo il nostro viaggio nella provincia di Viterbo in uno dei luoghi più antichi e affascinanti, Sutri.

Città tipicamente etrusca, l’antico nome di Sutri era “Suthrina”, il nome del Saturno etrusco. Diventata romana, Furio Camillo ne cacciò gli Etruschi lo stesso giorno che essi l’avevano riconquistata. Da allora “Ire Sutrium” significò per i romani sbrigare le faccende senza alcun indugio.

Alle soglie del paese, che come al solito è aroccato su uno sperone diroccia, è stato riportato alla luce uno straordinario anfitetaro romano, completamente scavato nel tufo, per alcuni tratti etrusco e per altri romano (I secolo a.C.).

In città è da visitare il Duomo, più volte trasformato da innumerevoli rifacimenti, che conserva un bel campanile romanico del 1207.

Interessante anche l’interno settecentesco, con un bel pavimento cosmatesco.

Molto suggestiva la piazza centrale del paese, che si distende all’improvviso fra il dedalo di viuzze medievali, e che soprattutto di sera si illumina d’incanto, riportando tutta la città, come per magia, al suggestivo splendore del suo illustre passato.


CAPRAROLA. Spostiamoci a Caprarola, una bellissima città ricca come non mai di storia e bellezze artistiche, Situato sul declivio dei monti Cimini, la cittadina possiede un importante attività agricola, che si esplica soprattutto nella produzione delle nocciole, considerate fra le migliori d’Italia.

Importante chiesa è S. Maria della Consolazione, chiamata anche S. Francesco, la cui facciata è adorna di un portale tardo-rinascimentale. Nell’interno seicentesco, a una navata, coperto da un ricco soffitto ligneo con figure intarsiate a rilievo appaiono pregevoli opere d’arte.

L’antico borgo della cittadina fu venduto da Giulio II ai Farnese, una delle più ricche e potenti famiglie romane. E fu proprio il cardinale Alessandro Farnese, nipote di Paolo III, a far costruire l’omonimo palazzo che domina tutto l’abitato e si può sicuramente considerare uno dei capolavori assoluti del tardo Rinascimento.

Il palazzo (che oggi è una delle residenze estive del Presidente della Repubblica), fu costruito sul luogo dove sorgeva una rocca, a suo tempo edificata da Sangallo il Giovane. E’ preceduto da un ampio piazzale a terrazzo, su cui si sale da due rampe ellittiche.

Il palazzo fu progettato, nella metà del ‘500, da un grandissimo architetto, Jacopo Barozzi, più conosciuto come il Vignola. Ha una pianta pentagonale con bassi bastioni a terrazzo negli angoli; la facciata è a due ordini con un loggiato al piano nobile.

Spettacolare è anche l’interno del palazzo. Comprende un cortile circolare a portico e loggia. Un grande scalone, la scala Regia, elicoidale e sostenuta da 30 colonne, porta alle sale del piano nobile, ornata di stucchi e affreschi che illustrano le gesta della famiglia Farnese, in gran parte opera degli Zuccari.

Altre splendide sale adornano il palazzo, come la cappella circolare, con preziose decorazioni di stucchi, che fu dipinta da Federico Zuccari; il salone dei Fasti Farnesiani, con affreschi di Taddeo Zuccari; la Sala del Concilio di Trento, decorata agli angoli da finte colonne dipinte dal Vignola e dallo Zuccari, e ispirate alla glorificazione di papa Palo III.

Molto bello anche l’appartamento estivo del cardinale Farnese, composto da varie sale affrescate. La sala più fastosa del palazzo è la sala degli Angeli, anch’essa ricchissima di dipinti e decorazioni.

E infine la Sala del mappamondo, forse la più suggestiva di tutto il palazzo, con decorazioni di carattere geografico dovute a Giovanni Antonio da Varese e svariati, pregevoli altri dipinti.

Dalla loggia uno splendido panorama si estende dal lago di Nemi al monte Terminillo.

Il palazzo possiede infine uno splendido parco, con un giardino a terrazze e fontane e una palazzina d’ispirazione vignolesca, costruita da Jacopo del Duca.


RONCIGLIONE. Ronciglione, un piccolo, antico borgo fortificato tipicamente medievale situato sul declivio esterno del lago di Vico, già nel ‘500 era ricco di opifici, alimentati dall’energia del rio Vicano, che scorre ai piedi del paese.

Domina l’abitato un poderoso Castello, che fu dei Vico e dei Farnese.

Accanto al castello merita poi una visita il Duomo, di origine medievale, il cui aspetto odierno si deve alla seconda metà del ‘600. All’interno è conservato un trittico quattrocentesco di Gabriele di Francesco.

Molto affascinante il borgo, il cuore antico del paese costruito con un dedalo di stradine e palazzetti romanici e rinascimentali, su cui si affacciano belle chiese, come quella di S. Andrea (il cui campanile risale al 1436, e S. Maria della Provvidenza, di stile barocco, con un campanile romanico decorato con affreschi del ‘400.

Interessante è anche la chiesa di S. Maria della Pace, situata nella piazza detta del Monumento. Risale al 1581 e conserva all’interno affreschi dei secoli XV-XVII.


LAGO DI VICO. Terzo lago del Lazio per estensione, il delizioso lago di Vico occupa il cratere dell’antico vulcano del Cimino e lambisce da sud l’isolato cono del monte Venere. Splendido luogo di villeggiatura, soprattutto nell’abitato di Punta del Lago, oggi tutta l’area boscosa e verdissima che lo circonda è una bellissima Riserva Naturale, in cui spiccano la palude, abitata da una ricca fauna migratoria, e la faggeta sul monte Fogliano. Le sue acque sono molto ricche di pesce di ottima qualità.


BAGNAIA. Ennesimo, delizioso borgo medievale dell’alto Lazio, Bagnaia è celebre per la splendida Villa Lante, progettata nel 1578 dal grande Vignola, l’architetto del palazzo Farnese di Caprarola.

Costruzione fra le più cospicue del rinascimento, la villa si compone di due palazzine simmetriche, del 1578 e 1612, (che contengono affreschi di scuola manieristica), e di uno stupendo giardino all’italiana con pregevoli giochi d’acqua, fontane, sculture e aiuole geometriche.


SORIANO NEL CIMINO. Arroccato, come era consuetudine nel Medioevo, ai piedi di un grande castello, il borgo di Soriano nel Comino è un altro luogo laziale ricco di storia e testimonianze di arte antica. Nella parte bassa dell’abitato sorge il Palazzo Chigi-Albani, iniziato dal Vignola nel 1562. Sulla terrazza d’accesso è la fontana Papacqua, o Regina delle Acque, una fantasiosa creazione manieristica.

Castello Orsini è poi un poderoso complesso di bastioni e cortine, sormontato da una torre e risale al secolo XII. All’uscita del paese, infine, troviamo la chiesetta romanica di San Giorgio


MONTEFIASCONE. Situata su un colle che guarda il lago di Bolsena, la cittadina di Montefiascone è forse il luogo del “Fanum Voltumnae”, il santuario che teneva unita la dodecapoli etrusca. Il borgo che profughi del piano abitarono dall’alto medioevo, è oggi all’ombra della grande cupola seicentesca di Carlo Fontana.

L’imponente Duomo, iniziato nel ‘500 e completato da Carlo Fontana il secolo successivo, presenta una maestosa cupola. All’interno varie opere d’arte.

Sulla sommità del colle spicca la Rocca papale, più volte modificata nei secoli ma dalla chiara impronta medievale.

Ai piedi del borgo visitiamo San Flaiano, una singolare costruzione romanica del secolo XII, rimaneggiata in seguito e composta di due chiese sovrapposte. La facciata, del 1262, ha tre grandi arcate con un portale ogivale e un balcone a loggetta del ‘500. Nella chiesa inferiore da ammirare i capitelli, gli affreschi e la pietra tombale di Giovanni Fugger (o Defuk), con l’iscrizione “Est est est”, legata alla leggenda della nascita del celebre, omonimo vino. Si racconta infatti che il Fugger vagava per la zona alla ricerca dei migliori vini locali. Egli usava incidere, al di fuori dei locali dove il vino gli sembrava particolarmente buono, la scritta “Est”. Giunto a Montefiascone e assaggiato il vino bianco locale, ne rimase così entusiasta da scrivere, unica volta nel suo inconsueto lavoro, addirittura “Est, Est, Est”, per confermarne l’eccezionale qualità.

E ancor oggi gli abitanti della cittadina, certo orgogliosi di questo giudizio, continuano a festeggiare il loro squisito vino con feste sontuose e coreografiche, dove innumerevoli figuranti in costume fanno rivivere, con una veridicità straordinaria, l’antica vita del medioevo e del Rinascimento.


 

You might be interested in