SARDEGNA: IL SULCIS

Una terra calda e solare al centro del Mediterraneo, che racchiude in sé inaspettati tesori. Approdo per secoli di importanti civiltà, che hanno lasciato ovunque testimonianze della loro storia e della loro cultura. Ma anche  luogo di tradizioni e di infiniti tesori artistici. E inoltre una terra di bellezza assoluta, un  miracolo di colori e profumi che invadono gli occhi e il cuore. Questo è il Sulcis Iglesiente, un meraviglioso angolo di Sardegna che sta iniziando finalmente a mostrare le sue autentiche bellezze.

Qui la storia è iniziata davvero molto, molto tempo fa, e un viaggio nelle testimonianze storiche della regione ci porta indietro nel tempo. Eccoci allora a passeggiare lungo le antiche stradine di Monte Sirai, presso il comune di Carbonia, un sito prenuragico in cui si insediarono i Fenici  nell’VIII sec. a.C., per garantire un dominio sulla zona mineraria già ben conosciuta all’epoca e in seguito occupata da Cartaginesi e Romani. Un luogo di studio di eccezionale interesse in cui si distinguono ancora l’acropoli,  dal complesso sistema viario, e la necropoli, comprendente una dozzina di tombe scavate nel tufo, ma anche luogo di magica suggestione  e affascinante punto di osservazione che, da un’altezza di quasi 200m spazia sul mare e sul pianoro circostante, regalandoci intense emozioni.

La più estesa  e importante necropoli della Sardegna, la troviamo però più a Sud, presso il paesino di Villaperuccio.

Montessu è composta di circa 40 Domus de Janas che i popoli della cultura di Ozieri,nel IV-III millennio aC, scavarono nella roccia di trachite di un anfiteatro naturale. Le tombe hanno diverse tipologie e tutte sono legate al culto della dea madre e caratterizzate dai simboli sacri a spirale incisi sulle pareti. Questa che stiamo visitando è Sa Grutta de is Procus ( la Grotta dei Porci), particolare non solo per le sue grandi dimensioni, ma anche per l’elaborata architettura

E ancora i nuraghi, uno dei simboli dell’isola. Questo è il villaggio nuragico di Serucci, a Gonnesa, uno dei più grandi complessi dell’isola, composto di un corpo centrale pentalobato e circondato da centinaia di capanne risalenti al bronzo recente, intorno al XII sec. a.C.

Un altro nuraghe, anch’esso splendidamente conservato, è stato integrato architettonicamente al centro di S. Anna Arresi, un piccolo paese del sud della Sardegna, celebre anche per un festival del Jazz che vede alternarsi ogni anno musicisti di fama internazionale

Naturalmente non mancano testimonianze romane, come il grande ponte all’ingresso dell’isola  di S. Antioco, che fu collegata alla terraferma con un istmo, di cui affiorano  tracce a pelo d’acqua della laguna,  già in epoca fenicia.

Altra splendida testimonianza di epoca romana la troviamo a nord, a Fluminimaggiore. Si tratta del Tempio di Antas,  ricostruito intorno al II sec sui resti di un’area sacra prenuragica.

Qui i punici eressero un tempio al SID BABAI, che diventerà il SARDUS PATER romano, quando sulle antiche spoglie erigeranno a loro volta il loro tempio.

Ma anche la storia più recente può fare da volano per lo sviluppo culturale di un territorio. E’ il caso di Tratalias, piccolo borgo  a sud ovest del Sulcis, la cui parte più antica è situata nella zona  più a valle..

Nel ’71 si decise, con un decreto regionale, di spostare il paese  più a monte, a 30 m slm, per paura delle infiltrazioni causate dal lago della diga di Monte Pranu . Recentemente, il degrado del borgo antico ha ceduto il passo a uno stupendo restauro conservativo e così i ruderi che sembrano senza vita, si trasformano e assumono nuove sembianze, si risvegliano per raccontarci tante storie e diventare un polo turistico di grande fascino, arricchito dalla presenza della bella Cattedrale  di S. Maria di Monserrato, edificata nel 1213 nelle forme romanico – pisane, che tanta diffusione avranno nell’isola.

E infine uno dei musei più suggestivi e importanti della Sardegna: il museo di S. Antioco, l’antica Solki da cui deriva Sulcis, tutta l’area sud-ovest della Sardegna. Il museo Ferruccio Barreca conserva preziosi reperti fenici risalenti al’VIII sec a.C., oltre a splendide testimonianze puniche provenienti dalla vicina necropoli, come anfore, monili preziosi d’oro e di pasta vitrea. Accanto al museo, molto interessante è la necropoli, con innumerevoli urne (pingiadeddas  – da cui il nome della località-) di varie epoche, ritrovate incavate nel terreno; infine il Tophet, luogo di sacrifici destinato, sembra,all’inumazione di bambini morti in tenera età..

Ma torniamo ai nostri giorni per visitare un altro dei periodi importanti della provincia e dell’intera Sardegna, iniziato insieme alla sua civiltà: quello delle miniere. La zona infatti possiede da sempre i più importanti giacimenti carboniferi d’Italia. E’ qui che il sogno fascista di diventare autonomo nella produzione dell’energia, concretizza la nascita di una città, Carbonia, costruita dal nulla  in soli due anni e inaugurata dal Duce nel 1938.

Oggi la città è il centro più importante del Sulcis. E’ ricca di luoghi storici e paleontologici. Le sue origini infatti risalgono a 600mlioni di anni fa, come possiamo verificare nell’interessante museo Martel,  e vanta ben 52  siti archeologici censiti. Dal punto di vista naturalistico, inoltre, la zona offre numerose località adatte all’escursionismo, al trekking, al cicloturismo e all’equitazione

Una visita da non perdere è proprio quella al museo del Carbone, presso la Grande Miniera di Serbarìu che , splendidamente restaurata, è diventata Centro Italiano della Cultura del Carbone. Una visita che ci permetterà di entrare nel mondo mitico e tragico dei minatori, percorrendo addirittura le gallerie nelle quali sono state ricostruite le tecniche di estrazione delle varie epoche, e in cui si ricreano echi e suggestioni di quella vita dura e sotterranea.

Altra bella cittadina è Iglesias, l’antico insediamento divenuto centro politico strategico sotto il dominio pisano, e che fu affidato al conte Ugolino della Gherardesca, quello del fiero pasto dantesco.

La cittadina, prima per importanza nel settore minerario, vanta la prima scuola mineraria d’Italia, oggi divenuta museo.

L’antico nome, Villa di Chiesa, si ispirava alle sue tante e belle chiese, fra cui spicca la cattedrale, affacciata sulla piazza del Municipio, e S. Francesco, un tardo gotico di ispirazione catalana. Al suo interno si può ammirare il Retablo della Vergine, dei primi del ‘500: un doppio trittico attribuito ad Antioco Maina, ed un bellissimo organo a canne del ‘600

Ma le visite a questa mitica regione potrebbero non finire mai.

Eccoci ad esempio a Villamassargia, nota nella zona per il suo artigianato, soprattutto nel settore della tessitura.

Conserva belle chiese, come quella parrocchiale di Santa Maria della Neve, del XIV sec., e quella di Nostra Signora del Pilar, del XVI sec.

Nei pressi della cittadina potremo visitare un luogo di particolare interesse naturalistico, S’Ortu Mannu, un parco formato da ulivi secolari risalenti al 1300 fra cui spicca Sa Reina, la regina, l’albero più antico della Sardegna, che ha  alla base una circonferenza di ben 14 metri.

Altri angoli di grande fascino sono poi le 500 grotte che vanta la provincia. Una delle più spettacolari è quella di S.Giovanni, nei pressi di Domusnovas. Un rarissimo esempio di cavità naturale, lunga quasi un chilometro, che perfora da una parte all’altra il Monte Acqua e in cui sono state trovate importanti tracce preistoriche.

Eccoci poi nelle campagne di Perdaxius ,paesino minimalista del basso Sulcis che vanta un monastero  benedettino, ancora ben visibile, risalente all’anno mille e la chiesa di S.Giacomo, edificata anch’essa dai monaci benedettini inviati dal papa per ripopolare il territorio.

Nelle campagne di tutto il basso Sulcis, possiamo inoltre ammirare  le tipiche abitazioni dei pastori che inizialmente approdavano qui dal Nuorese per la transumanza e che  diventarono anche agricoltori stanziali, nel momento in cui condussero al seguito anche le proprie famiglie.

Narcao, poi, quasi a rompere il senso di antico, esplode dei colori di murales che riprendono i temi della vita quotidiana e politica.

A  qualche chilometro scopriamo poi l’accogliente cittadina di Giba, centro che offre un’infinità di attrazioni turistico ambientalistiche e gastronomiche.

E come non parlare poi della cucina, ricca dei sapori della tradizione che provengono dal mare e da una terra dura ma che sa offrire prodotti genuini e quanto mai gustosi.

Cibi straordinari, a cui non si potrà non abbinare un vino altrettanto straordinario, come quello della Cantina sociale di Santadi che vanta uno dei vitigni più famosi dell’isola e che dà vita a prodotti dall’aroma intenso e di assoluto piacere.

Quella della cantina di Santadi è una tradizione ventennale che solo di recente è riuscita, grazie alla tenacia e alla competenza  dei proprietari, a collocarsi in cima alla graduatoria dei vini nazionali ed europei più rinomati.

La grazia e la bellezza dei piatti locali è inoltre condita col sale di questi luoghi, e le saline ci accecano con il loro biancore abbagliante. Le distese di sale sembrano piste da sci e le sue cataste montagne innevate. La sensazione che si prova è magica: tutto quel candore contrapposto al lontano blu del mare e al verde argenteo degli eucalipti mossi dal maestrale, ci trasportano in atmosfere surreali .

E poi le tradizioni, antiche come la terra che le ha prodotte. Come lo straordinario suono dalle launeddas, uno strumento “povero”, composto di semplici canne che però, sapientemente usate, sanno trasmettere una polifonia di suoni e di umori unici.

L’altro gioiello della tradizione, dal valore inestimabile è la forza di una donna, Chiara Vigo che, unica al mondo, detiene il segreto dei maestri di bisso che le fu tramandato da una sua ava e che custodisce gelosamente. Lei da sola coglie dal fondo del mare la bava preziosa della pinna nobilis, il bisso, la seta del mare, la carda e la tesse col solo uso delle dita, alla maniera antica, e non lo vende perché, come lei stessa afferma con decisione, il bisso non si vende. È un dono per le donne e per tutta l’umanità, un dono difeso con tenacia e rabbia (non per niente il suo simbolo è il leone), che Chiara cerca di trasmettere alle nuove generazioni, muovendo con arte le sue mani, che da sole meriterebbero una maggiore attenzione e tutela da parte di chi può contribuire realmente a salvare quest’arte dall’estinzione.

Siamo sempre a S. Antioco. La cittadina, solare e gradevolissima, è affacciata sulla grande laguna e sta sempre più diventando una ricercata meta turistica anche internazionale.

Il nome dell’isola e della città è quello di un martire cristiano dalla pelle scura che veniva dalla Mauritania, Sant’Antioco, che oggi è sepolto nelle catacombe della bella chiesa parrocchiale ed è divenuto il Santo protettore di tutta la Sardegna.

È qui che all’alba possiamo passeggiare lungo il pontile del lungomare e accogliere i pescherecci, oppure prenotare una gita con qualcuno di loro e vivere la bella esperienza di una giornata di pesca con pranzo a bordo o decidere di percorrerne il periplo per ammirane le alte scogliere e le immense e lunghe spiagge. Il tutto avvolto da un mare incredibile ed un clima che meglio non si può.

Un altro comune  più a Nord, è la bianca Calasetta, luogo suggestivo  in gran parte abitato dai discendenti delle famiglie tabarchine . Borgo di marinai agricoltori, era rinomato per i suoi antichi vigneti, in particolare il carignano.

Da Calasetta, con una piacevolissima traversata, si raggiunge l’altra isola del piccolo arcipelago, S.Pietro.

L’animatissimo porto di Carloforte, unico comune dell’isola, ci accoglie con il solare lungomare, su cui si affacciano colorati palazzetti d’epoca. L’isola conserva ancora l’architettura, le tradizioni e l’antico parlare genovese.

La comunità ligure, infatti,insediatasi sull’isola tunisina di Tabarka, improvvisamente prese il mare per sfuggire alle scorribande del sultano.

Nel 1738  questi antichi migranti sbarcarono fortunosamente sull’isola, che ebbero in concessione dal re Carlo Emanuele II e dal quale prese il nome.

Imperdibile è naturalmente il periplo dell’isola, all’interno ricca di rigogliosa macchia mediterranea, e che esplode letteralmente di bellezza nelle sue frastagliatissime e alte scogliere, rotte da piccole insenature di sabbia bianchissima.

Ma la bellezza si rivela in tutta la sua potenza non appena percorriamo la strada panoramica che ci conduce verso la costa nord occidentale. Gonnesa ci accoglie con spiagge piatte ed infinite; Nebìda viceversa appare arroccata sulla roccia e colorata come un presepe; Masùa, infine, emerge ai nostri occhi come il miraggio di una favola, arricchita dal celebre faraglione chiamato Pan di Zucchero, che è diventato oramai una vera icona della costa.

Poco oltre ecco Buggerru, altra cittadina che conserva le sue caratteristiche di porto minerario che giunge fino al mare; e infine Cala Domestica, considerata, e non a torto, una delle più belle spiagge della Sardegna.

Ma gli angoli straordinari non si fermano qui: ecco allora la lunghissima spiaggia di Portopino, più a sud , suggestiva e assolata, e caratterizzata da alte dune di sabbia candida e dalla cornice dell’unica pineta europea formata dai secolari Pini d’Aleppo, impiantati dai Fenici, che ne fanno oggi una riserva protetta.

Altra bella località di mare è Portoscuso, con la suggestiva ed ottocentesca tonnara in fase di restauro, e un attrezzato porticciolo turistico, che può ospitare circa 400 imbarcazioni.

Fino all’angolo più incontaminato e spettacolare della regione: la costa di Capo Teulada che, pur appartenedo oggi alla provincia di Cagliari, fa parte integrante del tessuto paesaggistico del Sulcis meridionale. Tutta la punta è inserita da anni in una vastissima zona militare della Nato, e perciò interdetta completamente al pubblico. Cosa che l’ha mantenuta in uno stato di assoluta “verginità” paesaggistica, cosa oramai impossibile da vedere in qualsiasi altro angolo di mare italiano.

Un mare amico e coinvolgente, antico e luminoso, su cui sarà gradevole come non mai navigare, lungo una costa che continua a ricordarci la straordinaria storia che ha costruito questa meravigliosa terra negli ultimi millenni. Magari ammirandola a bordo di una barca altrettanto nobile e antica, spinta da quella stessa vela latina che guidò Ulisse nelle sue antiche peregrinazioni sul mare.

Un modo quanto mai piacevole di vivere la “vecchiaia” di una terra che, come rinata, guarda con sempre maggiore consapevolezza la suo importante futuro.

You might be interested in