SARDEGNA

Una grande isola al centro del Mediterraneo, luogo di passaggio di infiniti popoli che vi hanno lasciato alcune delle più antiche tracce della civiltà occidentale. Una terra arida e solare, dura e splendida, circondata da un mare leggendario e Infinite testimonianze storiche e artistiche.

Stiamo parlando della Sardegna, la più grande isola italiana, considerata per secoli un luogo ostile e difficile, ma che, grazie anche alla celebre esplosione turistica partita cinquant’anni fa in Costa Smeralda, sta diventando una meta sempre più preziosa e gradevole per il visitatore.

Le origini dell’isola affondano nella preistoria, di cui la rappresentazione più famosa sono i nuraghi. Con la loro celebre forma a tronco di cono, i circa 7000 nuraghi che popolano la Sardegna, costituendo parte integrante del paesaggio locale, simboleggiano una civiltà fiorita fra il 1800 e il 500 a.C. Furono costruiti a scopo difensivo, come torri singole di avvistamento e difesa cui, col tempo, si aggiunsero altre torri collegate da mura e spesso completati da capanne abitate.

Il più importante esempio, tutelato come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, è Su Nuràxi di Barùmini, nato appunto come villaggio fortificato in pietra, che risale al XVI sec. a. C. Uno splendido esempio di complesso nuragico, composto da circa 50 capanne, circondate da possenti mura e sorvegliate da un mastio centrale e quattro torri di guardia.

Altri nuraghi disseminano un po’ tutta l’isola, come quello di Santu Antine a Torralba, risalente al IX-VIII sec. a.C.. E ancora il nuraghe Losa, anch’esso composto di più torri, la più antica delle quali risale al 1.500 a.C..

Altri importanti esempi di civiltà megalitiche sono poi le necropoli, come quella di Montessu, la più importante dell’isola. E’ composta di circa quaranta domus de janas di diverse tipologie, risalenti fino al 3.200 a.C., tutte scavate in un anfiteatro roccioso naturale. Questa che visitiamo è detta “Sa Grutta de Is Procus” (La Grotta dei Porci), particolare sia per le grandi dimensioni che per l’ elaborata architettura.

Altro importante villaggio è poi quello di Monte Sirai, una città fondata dai Fenici nell’VIII sec. a.C, per garantire un dominio sulla zona mineraria già ben conosciuta all’epoca, e in seguito occupata da Cartaginesi e Romani. Un luogo di studio di eccezionale interesse, in cui si distinguono ancora l’acropoli, dal complesso sistema viario, un’area sacra e la necropoli, comprendente una dozzina di tombe scavate nella montagna

Imponente testimonianza della dominazione cartaginese, poi è Tharros, fondata dai Fenici intorno all’800 a.C. e successivamente colonizzata dai mercanti cartaginesi, di cui oggi possiamo ancora visitare l’impianto urbanistico romano scoprendo il tophet, il tempio di Demetra, una cortina muraria, un tempio punico e due edifici termali romani

Altri importanti reperti fenici li scopriamo nel bellissimo museo di S. Antioco, l’antica Solki, dal quale deriva Sulcis, tutta l’area a sud ovest della Sardegna. Il museo Ferruccio Barreca conserva antichi e preziosi reperti fenici, risalenti all’VIII sec. a.C., oltre a splendide testimonianze puniche, provenienti dalla vicina necropoli: vasi, statue, monili preziosissimi d’oro e di pasta di vetro. Accanto al museo, molto interessante è la necropoli, con innumerevoli tombe di varie epoche scavate a strato nel tufo. E infine il tophet, luogo mitico di sacrifici e destinato, sembra, all’inumazione dei bambini morti in giovanissima età.

 Altra importante testimonianza della storia dell’isola è poi il tempio di Antas, situato nei pressi di Fluminimaggiore, nel Sulcis del nord. Il tempio fu edificato nel III sec. d.C., all’epoca di Caracalla, sui resti di un preesistente tempio punico e fu dedicato al Sardus Pater, considerato dai Romani dio e progenitore del popolo sardo.

L’ultima testimonianza storica che vogliamo visitare la troviamo a Cagliari, il capoluogo della regione. Si tratta dell’anfiteatro romano, scavato nella roccia del colle di Buon Cammino e risalente al II secolo d.C.

Cagliari è una città ampia e solare, affacciata sul mare e circondata da saline e stagni pescosi.

La città è dominata da un possente castello medievale, edificato dai Pisani, aperto da ampie ed eleganti porte. Sulla sommità spicca la Cattedrale, innalzata in forme pisane e poi ristrutturata nel 6-‘700 in forme barocche.

Altre belle chiese barocche adornano la città, come S. Anna, , ricostruita sempre in forme barocche dopo i bombardamenti dell’ultima guerra… San Michele, uno dei migliori esempi di barocco spagnolo, eretta nel ‘600 dei Gesuiti… e San Giuseppe.

Ma tutte le città sarde sono ricche di arte e storia. Qui siamo ad Oristano, l’antica capitale del giudicato di Arborea, al cui centro spicca il bellissimo duomo, di origine duecentesca.

E ancora Sassari, seconda città della Sardegna e rivale storica di Cagliari. La città è distesa, a nord, sulle pendici di un tavolato calcareo che scende verso il golfo dell’Asinara e possiede anch’essa un bellissimo duomo, immerso nella città medievale. Fu edificato alla fine del 1400 su una pieve romanica del XII sec., riprendendo motivi architettonici del gotico aragonese.

Un’altra splendida chiesa la troviamo proprio in provincia di Sassari, immersa e isolata nella campagna. Si tratta della SS. Trinità di Saccargia, il più noto monumento dell’architettura gotico-pisana della Sardegna. Fondata nel XII sec., la chiesa si distingue per i conci bianchi e neri della facciata e del possente campanile che la affianca.

Visitiamo per ultime due belle cittadine del Sulcis. Qui siamo a Iglesias, un antico insediamento divenuto un centro politico-strategico sotto il dominio pisano, affidato al conte Ugolino della Gherardesca, quello del “fiero pasto” dantesco. La cittadina, prima per importanza nel settore minerario vanta la prima scuola mineraria italiana divenuta oggi museo.

L’antico nome Villa di Chiesa si ispirava alle tante e belle chiese fra cui la Cattedrale, affacciata sulla piazza del Municipio… e San Francesco, un tardo gotico che si ispira all’architettura catalana. All’interno si può ammirare il Retablo della Vergine, dei primi del Cinquecento, doppio trittico attribuito ad Antioco Màinas.

Parlavamo delle miniere. Tutto il Sulcis è noto per l’attività mineraria legata soprattutto al carbone che trasformò, durante il regime fascista, tutta la zona del Sulcis, creando dal nulla nuove città destinate proprio ai minatori. La più celebre è Carbonia, costruita dal nulla in soli due anni e inaugurata dal Duce nel 1938. L’avventura mineraria è terminata nel 1972 , e oggi Carbonia è una solare e moderna cittadina che continua a vivere nel terziario e in un turismo sempre più attivo.

Una visita da non perdere è proprio quella al museo del carbone  presso la grande miniera di Serbariu, allestito proprio sull’area estrattiva. Una visita che ci permetterà di entrare nel mondo mitico e tragico dei minatori, percorrendo addirittura le gallerie nelle quali sono state ricostruite le tecniche di estrazione nelle varie epoche.

Tuffiamoci ora nella parte sicuramente meno conosciuta della regione, il suo interno. Arido e selvaggio per gran parte, il territorio interno della Sardegna , si apre improvvisamente a splendide oasi naturalistiche, boschi grandi e silenziosi, lagune immense dove riposano i fenicotteri, o sulle quali, come nel comprensorio di Bosa, vola l’avvoltoio Grifone con i suoi tre metri di apertura alare, la vera “star” di questo ecosistema ambientale. E poi greggi, cavalli e  persino i rarissimi asini bianchi che popolano l’isola detta appunto “Asinara”, un tempo penitenziario riservatissimo e oggi finalmente aperto ad un turismo selezionato come meravigliosa oasi naturale.

Oasi spesso percorse da antichissime barche intrecciate coi giunchi, che navigano lente proprio come millenni fa.

Sono ambienti puliti e antichi, dove si potranno riscoprire le antichissime tradizioni dell’isola. Qui siamo ad Orgosolo, tristemente celebre, fino a pochi decenni fa, per la sua fama di patria di banditi, e oggi risorta al turismo grazie a splendidi murales che l’hanno resa un vero museo all’aperto.

E poi la splendida gastronomia, con piatti basati su antichi e gustosissimi ingredienti e arricchiti da splendidi vini DOC. Oppure la musica, assolutamente unica e travolgente come quella di un artista che ci fa ascoltare i suoni del più classico degli strumenti sardi, le launeddas, apparentemente povero, essendo fatto con semplici canne di bambù, ma in effetti molto sofisticato, dal momento che il suonatore sembra non prendere mai fiato, producendo suoni senza interruzione…

E ancora le pazienti lavorazioni artigiane come i merletti e il corallo. Fino a lavorazioni uniche al mondo, come quella del bisso, una delicatissima seta tratta (senza ucciderla) dalla conchiglia delle “nacchere”, un’arte di cui rimane una sola artista, Chiara Vigo, che mostra il suo piccolo museo nella cittadina di Sant’Antioco.

Ed è’ proprio Sant’Antioco, la splendida isola del Sulcis, legata alla costa sud occidentale dell’isola da un istmo, ad aprirci le porte del più celebre e splendido patrimonio della Sardegna, il mare.

Il nome dell’isola e della città è in onore di un martire dalla pelle scura, proveniente dalla Mauritania, Antioco, sepolto nelle catacombe della bella chiesa parrocchiale.

La cittadina è solare e gradevolissima, affacciata sulla grande laguna che la divide dal mare aperto, e sta sempre più diventando una ricercata meta turistica anche internazionale.

Tutta l’isola, d’altronde, si presta a passeggiate e vacanze davvero speciali. Ampie spiagge, un mare dai colori incredibili, un clima che meglio non si può.

Un altro comune dell’isola è la bianca Calasetta, altro luogo suggestivo, in gran parte abitato dai discendenti delle famiglie tabarchine. Borgo di marinai – agricoltori era rinomata per i suoi antichi vigneti in particolare per il carignano. Da Calastta si può raggiungere, in una piacevolissima traversata, l’altra isola del piccolo arcipelago, San Pietro.

L’animatissimo porto di Carloforte, unico comune dell’isola, ci accoglie con il bellissimo lungomare, su cui si affacciano colorati palazzetti d’epoca. L’isola conserva ancora l’architettura, le tradizioni e l’antico parlare genovese. La comunità ligure, infatti, insediata sull’isola tunisina di Tabarca, improvvisamente, prese il mare per sottrarsi alle scorribande del sultano Nel 1738 questi antichi emigranti sbarcarono fortunosamente sull’isola, che ebbero in concessione dal re Carlo Emanuele II, al quale dedicarono il nome della cittadina. L’interno è un dedalo di viuzze, animate da localini d’ogni tipo, che ci guidano verso le mura dell’antico castello, che domina tutto il porto.

Imperdibile, naturalmente, è il periplo dell’isola, all’interno arida e solitaria, ma che esplode letteralmente di bellezza alla scoperta delle sue coste, rotte da alte scogliere e piccole insenature di sabbia bianca.

Risaliamo ora la costa occidentale fino a Buggerru, altro antico centro minerario, circondata da una costa divenuta oramai celebre e citata in tutti gli itinerari turistici, col suo  “Pan di zucchero”, Masùa, Nebìda.  E ancora Cala Domestica, considerata una delle più belle dell’intera Sardegna… Porto Pino, una gradevole località balneare dominata da una grande pineta e alte dune che si affacciano sul mare…

E ancora Portoscuso altra bella località di mare caratterizzata da un moderno e attrezzato porticciolo turistico, che può ospitare 400 imbarcazioni. Fino all’angolo più spettacolare e incontaminato, Capo Teulada, sulla costa meridionale, inserito in una vastissima zona militare della Nato, completamente interdetta al pubblico, e per questo rimasta intatta dagli insediamenti abitativi.

Il mare esplode anche nella costa orientale. Questa è Villasimius, una delle località turistiche più note, un antico borgo di pescatori arricchito da splendide strutture ricettive e un mare che più pulito non si può.

E ancora, sull’altro lato dell’isola, un luogo altrettanto celebre, Capo Caccia, un imponente promontorio in provincia di Alghero che si eleva massiccio sul mare azzurrissimo. Le sue basi sono scavate dalle più celebri grotte marine della Sardegna, un insieme di ampie cavità, spacchi, laghetti che proseguono anche sott’acqua, e possono essere visitati entrandovi in barca, o scendendo i quasi 700 gradini che partono dallo spiazzo in cima al promontorio.

La grotta di Nettuno, Cala dell’Inferno, la Grotta Verde e quella dei Ricami sono solo alcune delle meraviglie che si possono visitare nella zona. Meraviglie che esploderanno ancor più per i fortunati che vogliamo scoprirle sotto la superficie del mare.

Non possiamo non chiudere la nostra passeggiata in questa splendida isola nel suo luogo più celebre, la Costa Smeralda. Sono passati cinquant’anni da quando un tratto della costa nord orientale dell’isola ricevette la visita dell’Aga Khan, un personaggio celebre all’epoca. Il luogo era praticamente deserto, abitato solo da pastori e le loro greggi, ma di un tale splendore che stregò letteralmente il ricco magnate, che decise di trasformare la zona in una delle località più splendide e mondane del mondo.

Oggi la località è conosciuta dappertutto. E’ arricchita da marine leggendarie (Porto Cervo, Porto Rotondo), da isole meravigliose, da alberghi lussuosissimi che hanno letteralmente trasformato l’immagine selvaggia dell’antica costa, permettendo alla stessa Sardegna di essere oramai conosciuta e ammirata in tutto il mondo.

E qui, in quest’angolo di paradiso e natura concludiamo il nostro viaggio in questa magica isola.  Lo facciamo con un’inconsueta regata, ma non una di quelle che d’estate vedono in questo esclusivo mare gareggiare yacht leggendari, ma a bordo di una barca molto più semplice e antica, spinta da quella “vela latina” che rappresenta ancora il ricordo di tempi lontani e importanti. Un modo quanto mai giusto di vivere la “vecchiaia” di una terra che, come rinata, guarda con sempre maggiore consapevolezza al suo importante futuro.

 

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