SCETATE (Elena Bonelli)

Un’altra, struggente canzone napoletana scritta da un grandissimo poeta, Ferdinando Russo e musicata dal grande Pasquale Mario Costa, nel 1887.

Il video della canzone è tratto dal film “NAPOLI.NA’!, diretto da Gigi Oliviero e interpretato da Elena Bonelli.
Una splendida carrellata sulla musica napoletana, con tutte le più celebri canzoni napoletane interpretate da Elena nei luoghi del golfo dove nacquero e sono ambientate.
Completa il cast Egidio del Giudice e un bellissimo gruppo di giovanissimi ballerini napoletani.


Il musicista: 
PASQUALE MARIO COSTA
(Taranto, 1858 – 1933)

Malgrado fosse nato lontano da Napoli (a Taranto), Pasquale Mario Costa è stato un vero colosso della canzone napoletana al quale dobbiamo straordinari successi musicali. Appartenente ad una famiglia di musicisti, compose le sue prime romanze mentre frequentava il Conservatorio di S. Pietro a Majella. 
Fu Martino Cafiero, uno dei più stimati giornalisti napoletani dell’epoca, che gli propose di musicare una poesia di Salvatore Di Giacomo – allora alle prime armi -: Nannì (1882). Il successo non fu immediato, ma a distanza di pochi mesi scoppiò come una bomba e tutta Napoli cantava la canzone che, vincolando i due artisti in una amicizia cordiale, segnava l’inizio di una collaborazione che doveva dare al mondo i più bei canti di Napoli e alla canzone stessa nuovo impulso e nuova formula. 

A ventitrè anni aveva riscosso grandissimi successi alla Corte di Spagna con la sua Napulitanata, che gli valse altresì la Commenda dell’Ordine di Isabella la Cattolica ed una fotografia dell’Infante Donna Eulalia. Aveva una bella voce di tenore leggero e quando nei salotti cantava la sua romanza da camera Serenata medievale, o le sue canzoni in voga. accompagnandosi al pianoforte, conquistava immediatamente presenti. Scrisse, talvolta, lui stesso versi efficaci, anche se non perfetti, per le sue musiche. 

Fra queste composizioni, sei o sette, si ricorda: ‘A frangese, che, cantata dalla parigina Armand Ary, al Circo delle Varietà, mandò in visibilio i napoletani e, nello spazio di pochi mesi, fu tradotta in numerose lingue per l’esecuzione in Europa e in America. Sposò la napoletana Carolina Sommer, bellissima figlia del noto antiquario-fotografo di piazza Vittoria. 

Visse a lungo a Londra e a Parigi, dove compose la pantomima Hisfoire d’un Pierrot, replicata centinaia e centinaia di volte, ma che gli fruttò solo 366 lire, avendo ceduti tutti i diritti ad un editore di Parigi. Morì a Montecarlo col desiderio di rivedere Napoli, la città che lo aveva visto studente, che lo aveva ospitato per oltre vent’anni nei più eleganti salotti, e che gli aveva decretato la celebrità: la città che lo avrebbe annoverato fra i suoi più grandi figli adottivi.


Il poeta: FERDINANDO RUSSO
(Napoli, 1866 – 1927)

Fu un vero gigante della poesia napoletana, uno dei massimi esponenti di ogni tempo della musicalità, dell’arte, della nobiltà di questa lingua.. A lui si deve (insieme forse a Salvatore Di Giacomo) la nobilitazione del dialetto napoletano, che solo dopo di lui, assurse a dignità di lingua e di arte universale.

Fu scrittore ricchissimo e colto e il suo apporto alla canzone napoletana è fondamentale, per esser riuscito ad elevarla, da antico e piacevole canto popolare, al rango di eccelsa e immortale opera d’arte. Fu uomo coltissimo e faceto, tanto che sono rimaste memorabili le sue “macchiette”, cioè quelle composizioni all’apparenza leggere (celebri quelle scritte per il grande Maldacea) che sapevano trasformare in riso le caratteristiche più popolari e divertenti della lingua e dei costumi di Napoli. 

Fu per questo che il suo sodalizio con la celebre casa editrice Poliphon (di cui era il direttore) portò la Società a grande fama, dando grandissimo decoro artistico alle canzoni presentate dalla Società, canzoni che forse per la prima volta furono viste non come manifestazione minore dell’arte di Napoli, ma come espressione di un’arte unica e certo irripetibile.


SCETATE
(di Costa-Russo, 1887)

Si duorme o si nun duorme bella mia,
siente pe’ nu mumento chesta voce…
Chi te vò’ bene assaje sta ‘mmiez’â via
pe’ te cantá na canzuncella doce…

Ma staje durmenno, nun te si’ scetata,
sti ffenestelle nun se vonno aprí…
è nu ricamo ‘sta mandulinata…
scétate bella mia, nun cchiù durmí!

‘Ncielo se só’ arrucchiate ciento stelle,
tutte pe’ stá a sentí chesta canzone…
Aggio ‘ntiso ‘e parlá li ttre cchiù belle,
dicevano: Nce tène passione…

E’ passione ca nun passa maje…
passa lu munno, essa nun passarrá!…
Tu, certo, a chesto nun ce penzarraje…
ma tu nasciste pe’ mm’affatturá…

You might be interested in