TELA UMBRA (Umbria – Città di Castello)

Situata nel cuore dell’Umbria, il polmone verde d’Italia, Città di Castello appare ancor oggi come culla di antiche civiltà e terra di grandi tesori artigianali. L’antica Tiferno, fondata dagli Umbri, e poi passata sotto il controllo romano, sorge, ancora circondata dalle sue splendide mura cinquecentesche, su un ampio terrazzo fluviale sulla sponda sinistra del Tevere. Lo sguardo si perde fra i tetti rossi e le antiche mura che racchiudono una città, aperta al futuro, ma fiera delle proprie tradizioni

E’ una terra ricchissima di testimonianze storiche, in cui hanno lasciato opere preziose artisti come Raffaello, Luca Signorelli, Vasari, Andrea Della Robbia; fino agli artisti più recenti, come Alberto Burri, uno dei maggiori protagonisti dell’arte contemporanea, che qui ebbe i natali.

In questa culla di tradizioni continua a vivere da ormai cento anni un’antica produzione: il laboratorio Tela Umbra, una piccola azienda tessile situata al centro della città, nel palazzo storico Tomassini già Bourbon del Monte , dove tutto funziona ancora come agli inizi del secolo scorso, con gli stessi telai  e le stesse tecniche di una volta.

Lo stridore delle carrucole di legno e i colpi secchi cadenzati del pettine scandiscono ancora il tempo di un lavoro difficile e laborioso, eseguito da donne assidue e tenaci, che realizzano tele uniche, rare e preziose.

La tessitura è un procedimento tecnico complesso, che unisce la preparazione dell’ordito all’esecuzione della trama. L’intreccio di ordito e trama è la combinazione obbligata di pieni e vuoti. La semplice logica geometrica dell’incrocio di un filo verticale con un filo orizzontale determina una superficie piana ma allo stesso tempo tecnicamente elaborata

E’ in questo intreccio di fili che si perde la memoria di un’arte le cui origini si collegano alla tradizione artigianale umbra.

Le tele più antiche risalgono al periodo tra l’XI e il XII secolo e sono documentate dalla produzione delle caratteristiche “tovaglie perugine”, realizzate con decorazioni blu indaco ottenendo una scrupolosa bicromia.

La tessitura ha una tradizione radicata nel territorio di Città di Castello e praticata  sin dalle epoche più antiche e tutte le donne contadine avevano in casa un proprio telaio a mano con il quale provvedevano al fabbisogno familiare.

All’inizio del secolo il territorio era caratterizzato da una diffusa povertà, nelle campagne i contadini vivevano in misere abitazioni con una carenza di cibo ed insegnamento. Due grandi personaggi,segnarono fortemente il destino di questa zona : il barone Leopoldo Franchetti e la sua giovane moglie americana Alice Hallgarten. I due coniugi erano una coppia molto affiatata nonostante la differenza di 27 anni d’età. La loro fu un’intesa profonda sul piano umano e sociale. Si erano sposati nel 1900 a Città di Castello, risiedendo nella sontuosa Villa della Montesca, disegnata in stile fiorentino dall’architetto Broccini e splendidamente affrescata dai pittori Panti, Marini e Bellanti.

La villa è attorniata da un parco meraviglioso e domina la città e la vallata del Tevere.

Fu proprio Alice, donna all’avanguardia, dotata di carattere energico e di un profondo spirito umanitario, ad interessarsi subito alle tristi condizioni di miseria e di arretratezza culturale in cui versavano le famiglie dei coloni della sua tenuta e delle persone meno abbienti della società.

Superata la pratica inefficace della tradizionale beneficenza, la giovane baronessa si impegnò costantemente nei settori dell’istruzione e della qualificazione al lavoro.

Nel 1902 furono aperte due scuole, la Montesca e la scuola di Rovigliano, che offrivano un’istruzione ai bambini dei coloni secondo il metodo Montessori, che, come precetto di base, pone il bambino al centro del mondo.

E ancor oggi i vecchi banchi, i materiali didattici e i lavori in legno realizzati dai bambini, che si possono ammirare nel bel museo interno, sono elementi concepiti secondo questo famoso metodo rivoluzionario.

Le scuole facevano parte di un progetto più ampio dei coniugi Franchetti.

Alice e Leopoldo furono fautori di una società nuova.

Lo scopo era di elevare il mondo rurale da plebe agricola ad autentico popolo della campagna, alfabetizzato e con qualche diritto in più.

E’ all’interno di questo progetto che rientra il Laboratorio Tela Umbra. Alice Franchetti riuscì a riscattare da un triste destino le donne meno abbienti di Città di Castello, e, nel contempo, a difendere il prodotto artigianale rispetto a quello standardizzato

Rendendosi conto, infatti, già nel 1908, del pericolo che correva la tessitura artigianale di fronte alle nuove tecniche  dei telai meccanici che avevano già invaso l’Europa e gli Stati Uniti industrializzati, la baronessa riuscì a creare una struttura ampia, dotata di telai di legno per la tessitura a mano che sopravvivono ancora. E ancor oggi i suoi insegnamenti sono applicati nel lavoro delle tessitrici,  che abili e volenterose eseguono gli antichi modelli delle tele.

Sono utilizzati filati di puro lino provenienti dalle Fiandre, da Olanda e Irlanda. Fili sottili e delicati, grazie ai quali si realizzano dei prodotti tessili, che si possono considerare delle e vere e proprie opere d’arte, considerando il tipo di lavoro e la pazienza che richiedono.

Tutto ha inizio nella stanza dell’orditoio, una sala dedicata alla preparazione dell’ordito. Un sostegno di legno  formato da travi che si intersecano tra loro, è avvolto da 80 metri di filo di lino. L’orditoio sembra una giostra, ed è ipnotico osservare le sapienti mani della tessitrice che accompagna i fili via via che si avvolgono senza intoppi.

Dopo una settimana di lavorazione l’ordito è pronto per essere arrotolato sul telaio e sistemato in modo tale da permettere l’inizio della tessitura. Ogni filo deve essere inserito in una cappiolina, chiamata liccio, affinché si possa intrecciare con la trama. La spola scivola velocemente da sinistra a destra e crea finalmente la tela.

I piedi delle tessitrici sono come  quelli di un esperto organista mentre compone la sua opera migliore, e gli stessi suoni che riempiono l’aria, durante le ore di lavoro, ci riportano indietro con la mente in un’atmosfera che non ha età.

Ogni tela è impreziosita da disegni antichi e geometrici, come la spina di pesce, l’occhio di pernice o il quadruccio umbro.

Quando l’ordito si rompe, si usa ancora fare il famoso nodo del tessitore, un nodo piatto con la coda di rondine che scompare durante la tessitura, intrecciandosi agli altri fili.

Il fiore all’occhiello della Tela Umbra è una tecnica molto antica e pregiata, quella dello “spolinato”. Si realizza sul lino più sottile che esiste, il bisso. Solo mani sapienti ed esperte riescono a infilare un filo colorato tra i sottilissimi orditi e realizzare così la famosa ‘rosellina’, una decorazione che impreziosisce i complementi d’arredo della tavola.

Questa secolare tradizione artigianale permette di produrre in media 20 cm al giorno di tela, centimetri unici e rari che si distinguono per la loro bellezza e qualità.

Nel corso del secolo scorso, la Tela Umbra ha avuto numerosi riconoscimenti e certificazioni a livello internazionale per l’alta qualità dei suoi prodotti. Per celebrare le produzioni storiche del laboratorio, nel 1998 è stato inaugurato un Museo, affinché anche il grande pubblico possa conoscere l’importante  patrimonio artistico di Città di Castello.

Nelle ampie sale del Museo si possono ammirare le collezioni delle antiche tovaglie perugine risalenti al periodo rinascimentale. Questi tessuti presentano fasce decorate bianche ed indaco con motivi tipici del medioevo: cervi, grifi, leoni e alberi. Questi tessuti  nascono sia come oggetti di arredamento, sia ad uso sacro, come paramenti d’altari e rivestimenti di troni. Con motivi decorativi che sono stati addirittura rappresentati anche in decorazioni pittoriche di artisti famosissimi, come Giotto, Simone Martini, Leonardo da Vinci e tanti altri.

Nelle altre bacheche è possibile osservare  un campionario di tessuti di produzione Tela Umbra, dove sono usati anche altri materiali come la lana e la canapa. A questi si aggiungono tessuti da tappezzeria, per tende, coperte e tappeti.

Di particolare interesse sono alcuni oggetti ricamati a “punto sorbello”. I ricami prendono il nome da una scuola laboratorio fondata dalla Marchesa di Sorbello amica della baronessa Alice.

Nel museo troviamo esposti anche oggetti del corredo della baronessa Franchetti, come la sua camicia da notte e altri accessori del Barone.

I Franchetti avevano un legame spirituale che li aiutava a superare le naturali divergenze. Una forza misteriosa che li univa al di sopra di tutto: il grande desiderio di bene verso l’umanità.

Non ebbero figli propri ma lasciarono tutti i loro possedimenti ai loro contadini e all’Opera Pia Regina Margherita di Roma.

Una città che rende omaggio a questi due grandi innovatori, attraverso la conservazione delle antiche tradizioni.

I preziosi tessuti si possono acquistare solo nel punto vendita (showroom)del Laboratorio di Città di Castello,  che è aperto tutti i giorni feriali. Tutti i tessuti possono essere prodotti secondo le richieste ed anche su disegno del cliente.

La Tela Umbra, questa sottile trama che cresce ogni giorno di pochi centimetri, diventa un richiamo insistente ad una visione quieta del mondo e del suo divenire, che resiste a dispetto dei ritmi vorticosi impressi nelle vite delle persone.

Mentre le tessitrici rimangono testimoni viventi di un’arte che persiste nel tempo, e che ci spinge a diffondere anche per il domani il gusto delle cose uniche e preziose.

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