TIVOLI (Lazio)

Tivoli si affaccia sulla campagna romana da uno spalto dei monti Tiburtini, avvolti da grandi boschi di olivi secolari. La città, situata su un terrazzo calcareo dei monti Tiburtini, domina strategicamente la campagna romana. Fondata da Catillo, navarca di Evandro, o dall’eroe Tiburto, entrò nel IV secolo nell’orbita romana, divenendo, in brevissimo tempo, un luogo noto e ricercato.

Dall’alto appare subito evidente il solco dell’Aniene, che divide la città aprendosi un’ardua strada fra i boschi e le case, e il cui corso è frenato e controllato da lungo tempo da una serie di cascate che hanno contribuito alla fama della città. Una città di campagna e di collina, ma legata come non mai all’acqua. L’acqua, infatti, dovette essere da sempre una delle componenti essenziali che la fecero prediligere così tanto da imperatori in tempi lontani, e da patrizi e cardinali in altri più recenti, e che la elessero sfarzosamente a luogo di delizie e di riposo.

Si ha notizia che, a parte Adriano, di cui parleremo meglio in seguito, grandi personaggi della Roma antica, da Sallustio a Catullo, e persino Orazio e Mecenate vi costruirono ville e dimore che gareggiarono fra loro per sfarzo ed eleganza. D’altronde il luogo era molto vicino all’Urbe, possedeva un clima estremamente salubre, era arricchito da boschi e acque in abbondanza, persino quelle termali che tanto successo esercitavano sui romani, e che anche in tempi recenti l’avrebbero portata a diventare un notissimo centro termale.

L’antica città era parzialmente avvolta da una cinta muraria, e già nel II sec. a. C. fu oggetto di un notevole incremento urbanistico.

Nel medioevo fu contesa fra gli Orsini e i Colonna, ma riuscì a mantenere la costituzione comunale fino alla fine del ‘400, quando divenne città pontificia.

Il modo migliore per conoscerla è quella di percorrerla, con calma, a piedi, vagando per le strade spesso in salita, alla ricerca di continui scorci visivi che raccontano da soli una storia lunga 2000 anni.

La città rinvigorì il suo successo dopo il ‘500, quando divenne luogo alla moda per principi e cardinali, che la elessero a loro dimora di riposo, edificandovi ville superbe, arricchite dai più famosi architetti del tempo con giardini e fontane, grotte e terrazze che ancor oggi un gran popolo di turisti ammira incantato.

Della città medievale spiccano il Duomo di S. Lorenzo (sorto sul luogo dell’antico Foro), le cui origini risalgono al V secolo e accanto al quale spicca uno slanciato campanile romanico.

Il centro della città è dominato da un superbo castello, la cui eccezionale integrità ed eleganza non fanno certo intuire la dura storia. E’ la Rocca Pia, una fortezza quadrilatera fatta innalzare da Pio II dal 1461, e che ha assistito imponente allo scorrere della storia rinascimentale della città.

Accanto alla rocca i resti di un vasto anfiteatro ricordano di nuovo l’importante presenza romana nella città. Si tratta di una costruzione risalente all’età imperiale, all’incirca il II secolo d.C., che ancor oggi è adibita a suggestiva sede di spettacoli.

Fu nel 1835 che papa Gregorio XVI decise di deviare l’Aniene, per far fronte alle continue inondazioni che devastavano la città. Con un’opera davvero eccezionale per il tempo, furono scavati due lunghi cunicoli attraverso il monte Catillo che frenarono e imbrigliarono il corso del fiume, creando per di più spettacolari cascate che ancor oggi sono una delle maggiori attrattive turistiche della città.

Nell’area dell’antica Acropoli spicca uno dei più celebri monumenti romani, il Tempio di Vesta, un delizioso tempietto circolare del II secolo a.C., forse dedicato a Vesta o ad Ercole, di cui sono ancora intatte 10 delle originali 18 colonne corinzie dell’ambulacro anulare. Accanto è il coevo Tempio di Tiburno, il fondatore di Tivoli, noto anche come Tempio della Sibilla, un edificio rettangolare con quattro colonne ioniche sulla fronte.

Continuiamo a vagare per la città. Infinite fontane, inserite con grazia e spesso grande arte in mille angoli continuano a ricordarci l’elemento che ha fatto di Tivoli un luogo particolarissimo.

Mentre la vita cittadina continua serena, quasi inconsapevole di proseguire una storia che traspare da ogni casa e ogni monumento.

Non possono naturalmente essere trascurate le chiese. Questa è S. Silvestro, situata nella piccola Piazza del Colonnato, così chiamata per una serie di colonne romane ancora visibili.

La chiesa fu edificata nel XII secolo in forme romaniche e successivamente trasformata nei secoli. L’interno riserva, come il solito, una bellissima sorpresa. L’abside centrale è affrescata splendidamente con dipinti originari del 1100, che si riferiscono alla leggenda di San Sivestro e illuminano letteralmente il piccolo ambiente della chiesa.

Altra chiesa interessante è S. Pietro alla Carità, profondamente rimaneggiata dopo i gravi bombardamenti subiti nell’ultima guerra. Fondata addirittura nel V secolo è una chiesa a tre navate su colonne di marmo cipollino, tratte, com’era uso al tempo, dalla sistematica spoliazione effettuata sui tanti monumenti e ville romane antiche (Villa Adriana su tutte).

Antichi luoghi di lavoro, forse banali al loro tempo, assumono oggi un fascino del tutto particolare, come questo lavatoio pubblico settecentesco, situato accanto al Duomo, dove alcuni cartelli su marmo ricordano ancora le severe usanze sociali di tanti secoli fa. E ancora fontane, ricche e preziose, come quell’acqua che per millenni è stata una delle grandi ricchezze del borgo.

Poi, nascosto fra vicoli e archi, il campanile del Duomo, l’edificio religioso più importante della città. Sorse su un’area sacra romana, dove forse sorgeva un tempio dedicato ad Ercole. L’attuale facciata, contrassegnata da un grande porticato, è dovuta alla ricostruzione seicentesca, che contrasta con l’elegante mole del campanile romanico.



VILLA D’ESTE

Ma torniamo all’acqua. La città, lo abbiamo ricordato più volte, deve mota della sua fortuna all’abbondanza di sorgenti, molte delle quali termali, che furono apprezzate fin dall’antichità. Oggi il visitatore è continuamente circondato dalle immagini di fiumi e cascate, che, inserite in un ambiente verde e lussureggiante, ne fanno un’immagine di straordinaria bellezza e fertilità. Entriamo allora in uno dei gioielli della città, villa d’Este. Quando Ippolito d’Este, cardinale di Ferrara, fu eletto governatore di Tivoli, egli volle trasformare il vecchio convento benedettino (già sede del Governatorato) in una stupenda villa che emulasse le antiche residenze romane e soprattutto la mitica villa dell’imperatore Adriano. Per ottenere ciò, il cardinale incaricò dell’impresa uno dei celebri architetto del tempo, Pirro Ligorio, già celebre anche come scrittore e appassionato antiquario.

L’ambizione del progetto, unita certo alle grandi disponibilità economiche, permisero all’ambizioso architetto di realizzare, in pochi anni, quella che doveva diventare un vero simbolo di bellezza e grandiosità tecnica applicata allo sfruttamento dell’acqua. Un benefico, recente restauro, ha riportato la grandiosa villa al pressoché integrale splendore di un tempo, quando le sue fontane, impreziosite da incredibili marchingegni idraulici, permettevano al visione di spettacoli che per il tempo erano considerati davvero magici.

Il parco della villa, digradante a terrazze sul panorama della campagna romana, è tappezzato di alberi secolari, e abbellito dovunque da uno straordinario numero di fontane, statue e decorazioni, che ne fanno una visita abbagliante. L’acqua è incanalata, condotta, modellata in ogni forma, avvolge la vista e l’udito in un’architettura perfetta e di straordinaria ingegnosità, se si ripensa alle tecniche idrauliche del tempo. Ben due acquedotti furono e sono utilizzati per l’approvvigionamento idrico, ed ogni angolo ed ogni fontana ricorda una serie di personaggi, un ambiente, un personaggio mitologico, in una passeggiata naturalistica che fa di questo parco sicuramente uno dei musei naturali più straordinari del mondo.

L’angolo più celebre è quello delle 100 fontane, dove bocche che sembrano non finire mai riempiono un lungo viale di una scenografia di straordinaria suggestione, dove il verde della natura e l’acqua che sgorga dovunque si mescolano in una visione che fa dimenticare la straordinaria tecnica costruttiva di chi seppe edificarla.

Eppure, proseguendo la visita, si potranno scoprire opere ancora più suggestive e imponenti. Eccoci alla fontana dell’organo idraulico, un grandioso monumento progettato da Claudio Vernard, per mezzo del quale, con la semplice azione meccanica dell’acqua che percorreva tubature appositamente studiate, si mettevano in moto soffi d’aria che producevano suoni melodiosi, proprio come un immenso organo. La fontana, che fu anch’essa progettata da Pirro Ligorio, ha forme barocche, ed è abbellita da innumerevoli statue e motivi ornamentali, che s’ispirano a motivazioni mitologiche e allegoriche. La passeggiata continua senza concedere sosta alla meraviglia e la bellezza. Qui, ad esempio, siamo alla Fontana della Natura, costruita da Giglio della Vellita, che rappresenta appunto Madre Natura, che esibisce le molte mammelle simbolo classico della fertilità.

Dappertutto, infine, alberi secolari che compongono un parco d’immensa suggestione.

Ma le meraviglie di Villa d’Este non si fermano al suo celebre giardino. Una visita agli appartamenti di Ippolito d’Este farà apprezzare ancor più ilo giusto e l’arte di un’epoca mitica. Oggi possiamo ancora visitare dieci sale, completamente affrescate per lo più da Livio Agresti, un pittore cinquecentesco che trasferì su pareti e soffitti tutto il gusto e la cultura della sua epoca. Scene mitologiche, religiose, allegoriche, in un insieme creativo e pittorico che lascia abbagliato il visitatore.

Fino alle immagini della stessa Tivoli di un tempo, un’iconografia che ci rituffa nel passato antico e glorioso della città medievale e del suo meraviglioso ambiente.

E’ un ambiente ancora vivo e splendido, quello di Tivoli, che si può ammirare un po’ dovunque in città. In particolare, però, sarà la splendida villa Gregoriana a permetterci una passeggiata nel tempo che fu. Il gran parco sorge ai margini della città, là dove l’Aniene, rasentando i lembi del centro urbano, si allarga in una grande ansa, incassandosi in una profonda gola. Il territorio è segnato da scoscesi dirupi, da rocce potenti, da sentieri appena accennati.

La villa Gregoriana fu concepita come un grandioso giardino che includeva e si raccordava allo splendido paesaggio naturale del monte Catillo e del fiume Aniene. Le opere furono realizzate soprattutto nei primi anni dell’800, per volontà di papa Gregorio XVI, dal quale la villa prende il nome. Tutta l’opera fu accompagnata da un grande scavo, che canalizzò le acque dell’irrequieto fiume, stabilizzandone definitivamente il deflusso.

All’interno della villa si trovano i resti della Villa di Vopisco. Ruderi che danno comunque una buona immagine della grandezza e della bellezza delle costruzioni romane già esaltate, al tempo, da scrittori e poeti.

E su tutto il rumore, lontano, oppure violento dell’acqua che precipita tutt’intorno, offrendo emozioni inattese e visioni sempre nuove.



VILLA ADRIANA

La nostra visita a questa straordinaria città termina nel suo luogo più celebre e affascinante, Villa Adriana. Si tratta di uno dei più straordinari complessi monumentali della romanità giunti fino a noi, fatta costruire, nel II sec. d.C., dall’imperatore Adriano, che vi trasfuse tutta la sua fine cultura tardoellenistica, includendovi teatri e biblioteche e rievocando i luoghi che aveva visitato nei suoi innumerevoli viaggi nelle provincie orientali dell’Impero.

Ci vollero vent’anni per completarla, ma alla fine essa risultò la più grande e splendida villa romana che ci sia mai stata tramandata.

Ammiriamo allora il Pecìle, un’area di oltre due ettari, costruita intorno ad una grande vasca e spettacolare porta d’ingresso alla villa imperiale.

Angolo importante, come sempre nella cultura romana, era quello dedicato alle terme, che qui manifestano ancora tutto l’ingegno e la gloria dell’arte di costruire dei Romani. Si tratta di ambienti enormi, perfettamente distribuiti fra le varie finalità di utilizzo, e intessuti di straordinari sistemi idraulici che permettevano di riscaldare a varie temperature ogni ambiente, creando un modello ineguagliabile di efficienza e perfezione costruttiva.

Per i romani la cura del corpo era occasione per allontanare problemi e tensioni, e quindi per socializzare e rilassarsi, creando un ambiente di grande comfort dove conversare o trattare di affari o letteratura. Un modo quindi naturale e importante dove ritrovare la magia dell’incontro, un’occasione per tessere la vita sociale e rafforzare i rapporti umani.

L’angolo visivamente più noto della villa è il Canopo, un’altra splendida vasca costruita per richiamare alla mentre il canale che da Alessandria portava a Canopo, una località sul delta del Nilo, famosa per il culto di Serapide. Tutta la grande piscina era circondata da un meraviglioso portico colonnato, adorno d’infinite statue. Sul fondo un’immensa abside, che accoglieva un triclinio estivo. Il tutto era circondato da fontane e cascatelle, in un insieme di straordinaria ricchezza ed eleganza.

Altra vasca suggestiva è la Pescheria, anch’essa circondata da uno splendido porticato. Il Teatro Marittimo è poi un suggestivo e inconsueto luogo, costituito da una piccola isola, circondata da un canale, a sua volta avvolto da un colonnato ionico. Sull’isolotto era costruita una piccola domus, che poteva essere completamente isolata dall’esterno grazie ad un solo ponte mobile di accesso, e che è considerato uno studio molto “privato” e riservato dell’imperatore che, notoriamente, possedeva un carattere molto ombroso. L’area degli Hospitalia era poi quella dedicata agli ospiti. Una vasta area circondata da dieci camere (i cubicola), ognuna delle quali si articola in tre alcove, destinate ad accogliere altrettanti letti. Molto importanti i pavimenti, sicuramente ilo più ricco insieme musivo della Villa, rappresentanti motivi geometrici e floreali

Un luogo magico e di straordinaria importanza storico-culturale, che rende onore ad una città piccola e importante, una straordinaria tappa per conoscere il grande passato del nostro paese.

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