UMBRIA MERIDIONALE


AMELIA

Regione ricchissima di località celebri e splendide, l’Umbria non finisce di stupire, anche quando si abbandonino gli itinerari più classici per andare alla scoperta di angoli meno noti, ma ugualmente ricchi di attrattive storiche e paesaggistiche. Qui siamo nella parte più meridionale della regione, e percorriamo una strada che, all’epoca romana, ebbe grande importanza strategica, la Via Amerina, strada che conduceva a Todi e Perugia, e fu così chiamata proprio dal borgo più importante che attraversava, Amelia.

Arroccata sopra uno dei poggi del sistema collinare che fa da spartiacque fra il Tevere e il fiume Nera, la cittadina vanta una continuità di insediamento umbro fin dal VI sec. a.C. La sua notevole importanza strategica (che ne fece, in epoca romana, un “municipium” di grande importanza) è ancor oggi manifestata dalle possenti mura che l’avvolgono per buona parte. Come altre cinte murarie della regione, anche questa è costituita da enormi blocchi di pietra, per lo più di forma romboidale, sovrapposti con incredibile maestria, e che costituivano certo un baluardo formidabile contro qualsiasi aggressore. Fra le quattro porte che permettevano l’accesso in città, la meglio conservata è porta Romana, elegante e possente nella bella ristrutturazione effettuata alla fine del ‘500. La porta è costruita interamente in pietra e reca sulla sommità esterna un’epigrafe dedicata alla Madonna, che salvò la città dal terremoto del 1703.

La città è attraversata da una serie di strade, chiuse prospetticamente da innumerevoli palazzi e palazzetti di varie epoche, che conferiscono a tutto l’abitato un dignitoso tono edilizio.

Nella parte alta, entriamo a Piazza Matteotti, un vasto spazio urbano chiuso anch’esso da eleganti palazzi di varie epoche. Su un lato della piazza merita una visita il Palazzo Comunale, che conserva preziosi reperti storici e artistici. Già nel cortile che lo precede si può ammirare una bella collezione di numerosi frammenti architettonici romani e medievali: statue, iscrizioni, stele e cippi che raccontano con suggestione le epoche d’oro della città,

All’interno delle sale, poi, spiccano interessanti dipinti, fra cui una pregevole tela di Pier Matteo d’Amelia, una tavola con lunetta e predella, raffigurante la Madonna col bambino tra i Santi Giovanni e Francesco.

Altra bella opera è una Crocifissione di Livio Agresti, risalente al 1557.

Un’altra importante e affascinante testimonianza dell’arte costruttiva romana la scopriamo poi al di sotto della piazza. Si tratta di una serie di immense cisterne che costituiscono un formidabile esempio di arte idraulica del passato. Realizzato con tecniche diverse intorno alla seconda metà del II secolo d.C., il complesso apparato è costituito da dieci grandi ambienti alti circa 13 metri. L’impianto, nel quale si possono ancora leggere i vecchi sigilli impressi sui mattoni del pavimento, garantiva un eccezionale approvvigionamento d’acqua a tutta la città e, riportato da poco alla luce, si è dimostrato ancora perfettamente funzionante.

Riprendiamo a percorrere la città, scoprendo in ogni angolo testimonianze di antiche ricchezze. Sono innumerevoli, ad Amelia, i palazzi principeschi fatti erigere da ogni famiglia nobile come testimonianza di ricchezza e potere, spesso commissionati a grandissimi architetti e arricchiti di splendide opere d’arte. Questo che ammiriamo è Palazzo Colonna. Sulla stessa piazza scopriamo la bella chiesa di San Francesco, accompagnata da un bellissimo chiostro del XVI secolo, costruito con un elegante loggiato a due ordini. La chiesa possiede una semplice facciata arricchita da un portale gotico a rosone, appartenente all’originario edificio del 1287. L’interno, ampio e spettacolare, è costruito a croce latina ed è stato ristrutturato nel 1767. Molto suggestiva la cappella quattrocentesca di S. Antonio, dovuta al lombardo Antonio Pini, dove sono conservate le tombe della famiglia Geraldini, fra cui spicca il sepolcro di Matteo ed Elisabetta Geraldini, opera di Agostino di Duccio del 1477. Un recente restauro ha poi riportato alla luce, in un piccolo ambiente attiguo alla chiesa, una serie di bellissimi affreschi di stile giottesco.

Altra bella chiesa della città è S. Agostino, risalente al XIV secolo, che possiede una pregevole facciata romanico-gotica in travertino, nella quale risalta il portale, sovrastato da una lunetta in cui è affrescata un’immagine della Madonna col bambino e Santi, si scuola senese. Le colonne e gli archi, poi, sono decorati con fregi a bassorilievo, mentre l’architrave ha scolpito una serie di ornamenti floreali. Molto bello è anche il grande rosone mediano. L’interno, ricostruito in forme tardo barocche nel 1747, è decorato nella cupola e nelle volte con affreschi di Francesco Appiani. Altri affreschi sono venuti alla luce nella sagrestia, fra cui un suggestivo Albero della Vita. L’attiguo chiostro della chiesa, con volte a vela e il porticato sostenuto da colonne corinzie, è opera del lombardo Martino Tartaglia, eseguita nel 1492.

Ma la chiesa più importante della città è naturalmente il Duomo. Fu costruito sulla sommità dell’abitato nei sec. XI-XII, su antiche fondamenta romaniche, testimoniate dall’imponente Torre Civica che gli si affianca, eretta nel 1050 con materiale di spoglio, la cui particolare forma dodecagonale, rimanda a vari simboli, dal numero degli apostoli ai segni dello zodiaco. La chiesa fu distrutta da un terribile incendio del 1629 e completamente ricostruita alcuni decenni dopo. L’interno è davvero grandioso. E’ a navata unica ed arricchito di dieci cappelle. All’ingresso si può ammirare un’antica colonna romanica di marmo, su cui, secondo la tradizione, la martire Fermina, patrona della città, avrebbe subito la flagellazione. In una cappella, poi, sono esposti due stendardi strappati ai turchi durante la battaglia di Lepanto del 1571. Innumerevoli le opere d’arte conservate, fra cui vari sepolcri della famiglia Farrattini e pregevoli tele del Pomarancio e di Agostino di Duccio.

Edificato nel 1783 per iniziativa della borghesia locale, il Teatro Sociale si presenta con la classica pianta a ferro di cavallo, ed è composto da tre ordini di palchi, oltre la platea e il loggione. Tutte le strutture portanti sono ancora originali, comprese le macchine lignee per la scenografia. Nel 1880 fu totalmente riaffrescato, sotto la direzione di Domenico Bruschi, autore anche del pregevole telone, raffigurante l’assedio di Amelia ad opera di Federico Barbarossa, ancora oggi usato come sipario.

Ci spostiamo poi in quello che è sempre stato il maggior centro di aggregazione della città, Piazza Marconi, caratterizzata da altri splendidi palazzi signorili e dalla caratteristica Loggia dei Banditori, ingentilita da un piccolo campanile a vela, dalla quale l’Araldo comunale divulgava, al suono delle trombe, gli avvisi e gli editti comunali.

Usciamo da Amelia e continuiamo a percorrere l’antica Via Amerina, immersi in paesaggi di meravigliosa pace e bellezza.



LUGNANO IN TEVERINA

Nostra prossima meta è Lugnano in Teverina. Il borgo, situato in una splendida posizione, al centro di una verdissima vallata, fu sede di varie famiglie nobiliari, che, con le loro residenze, hanno reso particolarmente elegante l’impianto urbanistico. Il paese fu fondato nel 600 d.C. dagli abitanti di Luchiano, scampati alle devastazioni dei goti. Aggregato al ducato di Spoleto, fu ceduto da Liutprando alla chiesa nel 740 e da questa annesso alla Tuscia Romana. Minacciato dai saraceni, si cinse, come d’uso del tempo, di una poderosa cinta muraria, voluta da papa Leone IV nell’859. Fu poi con papa Pio II Piccolomini, nel ‘400, che divenne libero Comune.

Gli antichissimi insediamenti che la cittadina ricorda, sono testimoniati da un bell’antiquarium, allestito nel palazzo comunale, che raccoglie interessanti resti di un insediamento della valle teverina, rinvenuti alla fine degli anni ’80. Si trattava di una villa romana risalente al II secolo d.C. e riutilizzata come cimitero in tarda età imperiale. Gli scavi hanno evidenziato un notevole numero di corpicini di bambini, che appaiono sepolti tutti nel giro di poche settimane, cosa che ha fatto supporre come causa una violenta epidemia.

L’attrattiva maggiore della città, e che da sola merita una sua visita, è però la Collegiata di S. Maria Assunta, uno dei più significativi edifici romanici di tutta la regione. Eretta nella seconda metà del XII secolo, presenta una stupenda facciata, preceduta da un pronao aggiunto nel 1230, sorretto da quattro colonne di spoglio, e arricchito da un rosone attorniato dai simboli dei 4 evangelisti.

L’interno, a croce latina, è a tre navate divise da 4 colonne cilindriche sormontate da capitelli con diversi motivi decorativi, uno dei quali raffigura la celebrazione della messa col rito bizantino.

Il pavimento, in pregiato mosaico cosmatesco, è composto da fasce di marmo bianco, tasselli di verde antico e porfido rosso, simboli dei colori legati alle tre virtù teologali, bianco per la Fede, verde per la Speranza e rosso per la Carità.

Di fronte alla scalinata destra è posto un Crocifisso, affresco di scuola umbro-giottesca del XIII secolo, staccato dalla chiesa della Misericordia nel 1937 e riportato su tela. Altra bella tela è poi la Decollazione di S. Giovanni Battista, di Livio Agresti.

Nell’abside possiamo infine ammirare il pregevole trittico quattrocentesco di Nicolò di Liberatore, detto l’Alunno, raffigurante l’Assunta, patrona della città, sorretta dagli Angeli e, ai lati, San Sebastiano e S. Francesco. Ai piedi della Madonna si nota lo stemma di Lugnano: la luna e la stella.



ALVIANO

Ci spostiamo ora verso l’ultima tappa del nostro itinerario, Alviano. La singolare posizione geografica dell’antico borgo, dominato dalla possente mole quadrangolare della Rocca, è stata determinante per la sua storia, che ha portato il borgo a diventare uno stato autonomo sin dal XII secolo. Il primo insediamento avvenne nel 933 circa, quando fu edificato il primo fortilizio ad opera del conte Offredo. Fu però il condottiero Bartolomeo di Alviano a ristrutturare il castello, portandolo alla maestosità ed eleganza attuali, che ne fanno certo uno dei più splendidi manieri di tutta l’Umbria.

Recentemente restaurato mirabilmente, il castello offre varie occasioni di visita, dal bel cortile a pianta quadrata, il cui rincorrersi del doppio ordine di archi a tutto sesto, dà la piacevole sensazione dell’antica dimora rinascimentale… alla cappella di San Francesco, i cui affreschi ricordano episodi e miracoli della vita del Santo che giunse ad operare anche in questa zona. E infine il bel Museo della Civiltà contadina, situato nelle grandi sale del seminterrato, che rappresenta una vera e propria memoria del buon tempo antico.

E non si potrà lasciare Alviano senza percorrere le stradine del borgo medievale, che si accosta alla mole del castello. Un ambiente intatto e prezioso, da cui spaziare con serenità verso la grande vallata sottostante, altro meraviglioso ambiente di una regione dalla bellezza infinita.

You might be interested in