UMBRIA

Chiamata, e non a caso, il cuore verde d’Italia, l’Umbria si apre sotto i nostri occhi con un paesaggio dalle linee morbide e varie, che ingentiliscono i mille colli che costeggiano il panorama, formano un ambiente naturale particolarmente suggestivo. Qui tutto sembra voler assecondare l’uomo nella ricerca di serenità, di misticismo e di pace. Non può meravigliare, quindi. che proprio in questa terra nacque ed operò uno dei più grandi santi della storia cristiana, Francesco, il cui nome ha dato infinita fama alla sua città, Assisi. La città, Malgrado l’invasione turistica, è riuscita a conservare quell’atmosfera medievale di signorile eleganza che caratterizzò tutta la sua lunga e importante storia.

Fu città umbra, poi etrusca, fino alla conquista romana, di cui splendida testimonianza è il Tempio di Minerva, risalente al I sec.

L’alba comunale vide l’espansione della città. Siamo intorno all’anno 1000 e Assisi, prima ghibellina e poi guelfa e papale, combatte aspramente con la vicina Perugia, con battaglie cui parteciperà perfino il nostro Francesco, che, nato ricco figlio di un mercante di stoffe, era, nella prima giovinezza, più dedito alle avventure giovanili che alla sua futura missione di pace e di amore.

Tanti monumenti ricordano quel glorioso periodo: la poderosa Rocca Maggiore, che domina la città come una vera cittadella fortificata. E poi le tante chiese: San Pietro, la cui facciata romanica risente di influssi gotici….. la chiesa Nuova, di stile barocco, situata accanto alla casa dei genitori di Francesco….. la chiesa di S. Maria Maggiore, che fu la prima cattedrale di Assisi, costruita sui resti di un’antica chiesa paleocristiana.

La svolta della città si ebbe nel 1206, quando una voce proveniente dal crocifisso del piccolo oratorio di San Damiano provocò nel giovane Francesco quella conversione che ne avrebbe fatto uno dei personaggi religiosi più celebri della storia. E ancor oggi, ogni angolo della città ricorda la grande avventura del santo: il Santuario di Rivotorto, che conserva ancora i semplici giacigli dei frati… l’Eremo delle Carceri, un meraviglioso, sereno luogo, dove il santo amava rifugiarsi e dove esiste ancora la quercia che lo vide predicare agli uccelli… la Porziuncola, il piccolo oratorio (oggi inglobato nella grande basilica di Santa Maria degli Angeli) dove nacque l’ordine francescano, e dove Francesco morì nel 1226.

E infine la monumentale basilica che gli fu dedicata pochi anni dopo la morte, e che costituisce uno dei più importanti templi della Cristianità, oltre che uno straordinario museo d’arte.

Il complesso della Basilica comprende due chiese sovrapposte: quella inferiore, più raccolta e mistica, conserva le spoglie del santo ed è arricchita da bellissimi affreschi di Giotto, Cimabue, Simone Martini e tanti altri.

La chiesa superiore, ampia e luminosa, pur nella sua solenne semplicità francescana, emana un fascino e una suggestione senza pari.

Qui lavorarono i più grandi artisti del ‘200 e su queste pareti è rappresentata l’opera che costituisce la più grande mutazione che la pittura occidentale abbia avuto: quella apportata da Giotto. Il grande pittore toscano, appena trentenne, lavorò ai 28 quadri che compongono il ciclo della vita di San Francesco dal 1297 al 1299, attuando innovazioni stilistiche molto importanti, che segnarono la svolta più significativa della pittura medievale. Un luogo assolutamente unico, dove arte, cultura e bellezza sono fusi in una magia irripetibile.

PERUGIA

Ci spostiamo nella vicina Perugia, che, con Terni, è uno dei due capoluoghi di provincia della regione. Antica e nobile, la città conserva meravigliose testimonianze di arte medievale, a cominciare dalla splendida piazza IV Novembre, situata nel luogo della città etrusca e romana, e dominata da eleganti palazzi medievali, come quello dei Priori, dalla Cattedrale e dalla splendida Fontana Maggiore.

Ma Perugia è da anni anche una città moderna e giovanissima, invasa dall’allegra simpatia di un popolo giovane e internazionale, che frequenta una celebre università per stranieri.

SPELLO

Scendiamo verso il cuore della regione, incontrando un altro piccolo gioiello, Spello, il luogo che più di ogni altro, nella regione, conserva le maggiori memorie romane. Già l’iscrizione posta sulla facciata dell’arco che ci introduce alla città antica, richiama alla memoria il grande impero del passato. Poco più in là si apre l’imponente Porta Consolare, l’antico ingresso alla città, risalente al I sec. a.C.

Salendo per la via Consolare si può apprezzare il fascino della cittadina, costruita con la bella pietra del Subasio che le conferisce un aspetto estetico unitario ed elegante. Uno slargo ci porta a S. Maria Maggiore, risalente al sec. XII e affiancata da un elegante campanile romanico. All’interno, fra altre, interessanti opera d’arte, spicca la meravigliosa Cappella Baglioni, affrescata, nel 1501, dal Pinturicchio e rappresentante l’Annunciazione, la Natività, la Disputa di Gesù con i dottori e, in alto, quattro Sibille.

Altra bella chiesa della città è S. Andrea, di origine duecentesca. L’interno conserva un’altra splendida tavola del Pinturicchio, dipinta nel 1508 e raffigurante una Madonna e Santi. Sull’altare maggiore è posto un grande crocifisso su tavola, di scuola umbra, mentre altri, interessanti affreschi, completano la visita.

TREVI

Continuiamo la passeggiata in un vicino, delizioso borgo, Trevi. Anch’essa nata in epoche remotissime, presenta il nucleo originario aroccato sulla cime di un ampio colle, da cui la città, nei secoli, è lentamente discesa verso la piana di S: Maria in Pietrarossa.

Una delle chiese più belle della città è S. Francesco, risalente al 1200, ma ricostruita in forme gotiche  il secolo successivo. E’ a navata unica, secondo l’uso del tempo, ed ancora arricchita di bellissimi affreschi.

NARNI

Avvolta dagli ulivi, Narni ci appare aggrappata a un’alta roccia, circondata dallo scorrere del fiume Nera, in uno dei tanti splendidi paesaggi umbri. La posizione della città è da sempre stata vitale. L’antico centro umbro (Nequinum), fu, infatti, conquistato dai Romani nel 299 a.C. e la colonia “Narnia” che ne seguì, costituirà la testa di ponte per la penetrazione romana in tutta la regione.

Oggi si presenta come una bella e ridente cittadina medievale, ricca di preziose testimonianze artistiche. In piazza dei Priori, spicca il Palazzo dei Priori, affiancato da una slanciata torre. Sul suo fronte spicca un piccolo pulpito, destinato, in epoca medievale, alla letture degli editti.. Il palazzo conserva una grandiosa loggia del ‘300, attribuita al Gattapone. Di fronte un altro imponente Palazzo, quello del Potestà, del XIII secolo, oggi sede del Comune cittadino. Il centro della cittadina è costituito da Piazza Garibaldi, l’antica “Piazza del lago”, cosiddetta per una grande cisterna d’epoca romana situata nel suo centro.

Sulla piazza si affaccia il Duomo, un edificio romanico dell’XI-XII secolo, dedicato a San Giovenale, vescovo di Narni nel IV secolo e consacrato da Eugenio II nel 1145. E’ eretto in forme romaniche, ed è preceduto da un elegante portico della fine del ‘400, ornato da un elegante fregio rinascimentale. L’interno, a tre navate, è ricco di opere d’arte, sarcofagi, statue lignee, mosaici e importanti affreschi risalenti al 4-500.

ORVIETO

Ma tante altre città hano creato il mito di una regione che non finisce di stupire. Qui siamo a Orvieto, che svetta spavalda sulla cima di un’immensa rupe tufacea, e fa della città una sorta di isola che emerge dalla grande pianura circostante. Saliamo verso il centro storico con una moderna e comoda funicolare  che scavalca in pochi minuti il dislivello della rupe. La città che ci accoglie è quella medievale e rinascimentale, anche se da ogni angolo emergono tracce di cultura più antica.

Per abbracciare, con un primo sguardo, tutto l’impianto urbano, saliamo i 42 metri della Torre del Moro, dalla quale l’abitato si mostrerà in tutta la sua particolare bellezza: un’immensa rocca naturale che, con le sue scoscese e impervie pareti, costituì da subito una ‘forma urbis’ perfetta, un centro abitato praticamente inespugnabile, senza la necessità di grandi mura.

Dalle antiche case spuntano i monumenti più eleganti ed antichi, testimoni solenni di una storia antica. Come il Palazzo del Popolo, del 13° sec., destinato dapprima ad essere un importante edificio pubblico, e che conserva ancora, al suo interno, gli antichi resti con cui fu edificato.

Splendida passeggiata cittadina è la Rocca, innalzata per ordine del cardinale Albornoz nel 1364. Ai suoi piedi si potrà ammirare meglio la particolare collocazione geografica della città, avvinta letteralmente al blocco tufaceo che la ospita, e che ne ha costituito da sempre la sua difesa naturale. Fu proprio la straordinaria sicurezza naturale che ispirava Orvieto a spingere numerosi papi a risiedervi, come sede papale estiva. Come, ad es., Clemente VII, che qui si rifugiò con la sua corte nel 1527, durante il sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi. Fu in quell’occasione che Antonio da Sangallo il Giovane realizzò un immenso pozzo che, ancora perfettamente funzionante, rappresenta oggi una delle più celebri attrattive della città. Il pozzo, divenuto famoso con il nome di S. Patrizio, è una vera e propria voragine, profonda 62 metri e circondata da due camminamenti elicoidali sovrapposti, uno destinato alla discesa e l’altro alla risalita di uomini e animali, con una perfezione tecnologica che ancor oggi lascia sbalorditi.

Ma la visione più celebre della città è sicuramente il Duomo, una delle più alte espressioni dell’architettura romano-gotica italiana. Una facciata abbagliante, realizzata nel corso di diversi secoli dai più grandi artisti del tempo, la cui visione costituisce un’emozione profonda e rappresenta da sola un’immensa lezione di arte e cultura. Lo spettacolo prosegue all’interno, dove la possente architettura, i meravigliosi affreschi, la solennità e la bellezza dell’ambiente lasciano davvero senza fiato. Fino alla visione più emozionante, la Cappella di San Brizio, un ciclo di affreschi iniziati dal beato Angelico e completati da Luca Signorelli, sul tema del Finimondo. Un’opera che, per complessità di rimandi culturali e potenza delle immagini figurative, si pone come una delle più alte testimonianze dell’arte di ogni tempo, e che onora l’anima di una città che ha fatto della bellezza e della cultura il suo simbolo più puro.

SPOLETO

Un altro duomo, non meno celebre, ci accoglie in un’altra delle grandi città umbre, Spoleto. La città è un altro gioiello architettonico dove storia e cultura emergono da ogni angolo.

Ecco, splendide testimonianze dell’epoca romana, il teatro, dei primi anni dell’Impero… e l’Arco di Druso, eretto nel I sec. d.C. in travertino, come monumentale ingresso al Foro.,

E poi ecco Piazza Mercato, il cuore pulsante della cittadina, chiusa, sullo sfondo, dalla scenografica fonte di Piazza, costruita nel 1746 secondo il gusto romano delle mostre d’acqua.

E, fra le tante chiese, ecco S. Gregorio Maggiore, del sec. XII, che ha conservato impianto architettonico e alcuni elementi decorativi del primitivo edificio romanico che fu la sua base.

E ancora San Domenico, edificato a partire dalla metà del ‘200, la cui austera e semplice facciata contrasta con la solenne e ampia bellezza dell’interno, ricchissimo di statue, sculture, affreschi del 3 e ‘400.

E infine l’immagine più celebre, il Duomo, meraviglioso esempio di arte romanica che rappresenta da decenni la scenografia più giusta e spettacolare alle rappresentazioni del Festival dei Due Mondi, la mitica manifestazione che ha reso celebre la città nel mondo. Eretto in forme romaniche nel sec. XII, presenta una spettacolare facciata, dominata dalla bella immagine bizantina del Cristo in trono. Splendido è l’interno, che conserva meravigliose opere d’arte di celebri artisti come Bernini, Pinturicchio, Filippo Lippi e Annibale Carracci.

NORCIA

Circondata da una cinta muraria trecentesca, Norcia è immersa in un meraviglioso anfiteatro di monti e di boschi.

Il nome della cittadina è legato da tempo ad una celebre produzione gastronomica, quella dei salumi e del tartufo, ma l’anima della città è ricolma  di storia e di misticismo.

Qui, infatti, intorno al 480, ebbero i natali due gemelli destinati a diventare famosi, Benedetto e Scolastica, e la loro vita pervade ancora l’aria che il visitatore respira. Il messaggio di San Benedetto, infatti, basato, com’è noto, sulla preghiera e il lavoro, ha varcato i secoli, permettendo un importante trasmettersi della cultura cristiana fino a noi.

Cuore della città è proprio la piazza dedicata al santo, dominata dalla bella visione gotica della basilica, risalente al 1200. Accanto alla chiesa, il Palazzo Comunale, che conserva un portico duecentesco e conserva all’interno molti oggetti d’arte.

La piazza è chiusa dalla severa mole della Rocca, detta anche Castellina, eretta dal Vignola nel 1554. Altra curiosità è l’Edicola,  una piccola costruzione in calcare locale di Vanni Tuzi, eretta nel 1354.

Interessanti chiese sono infine S. Francesco, del XIV sec. con una bella rosa sul frontale e ricchi portali sul fianco, e S. Agostino, chiesa gotica del XIII secolo con portale ogivale e begli affreschi all’interno.

AMELIA

Ci spostiamo ora nella parte più meridionale della regione, per entrare in un’altra, suggestiva cittadina, Amelia.

La sua importanza strategica è ancor oggi manifestata dalle possenti mura che l’avvolgono, costituite da enormi blocchi di pietra, sovrapposti con incredibile maestria, e che costituivano un baluardo formidabile contro qualsiasi aggressore. Fra le quattro porte che permettevano l’accesso in città, la meglio conservata è porta Romana, elegante e possente nella bella ristrutturazione effettuata alla fine del ‘500. La città è attraversata da una serie di strade, chiuse prospetticamente da innumerevoli palazzi di varie epoche, che conferiscono a tutto l’abitato un dignitoso tono edilizio.

Questa è la bella chiesa di San Francesco, accompagnata da un bellissimo chiostro del XVI secolo. L’interno, ampio e spettacolare, è costruito a croce latina ed è stato ristrutturato nel 1767. Molto suggestiva la cappella quattrocentesca di S. Antonio, dove sono conservate le tombe della famiglia Geraldini, opera di Agostino di Duccio del 1477.

Altra bella chiesa della città è S. Agostino, risalente al XIV secolo, che possiede una pregevole facciata romanico-gotica, mentre l’interno, ricostruito in forme tardo barocche nel 1747, è arricchito di numerosi affreschi.

Ma la chiesa più importante della città è naturalmente il Duomo. Fu costruito sulla sommità dell’abitato nei sec. XI-XII, su antiche fondamenta romaniche, testimoniate dall’imponente Torre Civica che gli si affianca, eretta in forma dodecagonale. L’interno è davvero grandioso. E’ a navata unica ed arricchito di dieci cappelle ed infiniti capolavori artistici.

LUGNANO IN TEVERINA

Usciamo da Amelia e continuiamo a percorrere l’antica Via Amerina, immersi in paesaggi di meravigliosa pace e bellezza.

Nostra prossima meta è Lugnano in Teverina. Il borgo, situato in una splendida posizione, al centro di una verdissima vallata, fu sede di varie famiglie nobiliari, che, con le loro residenze, hanno reso particolarmente elegante l’impianto urbanistico. Il paese fu fondato nel 600 d.C. e nel 1400, divenne libero Comune.

L’attrattiva maggiore della città, e che da sola merita una visita, è però la Collegiata di S. Maria Assunta, uno dei più significativi edifici romanici di tutta la regione. Eretta nella seconda metà del XII secolo, presenta una stupenda facciata, preceduta da un pronao aggiunto nel 1230, sorretto da quattro colonne di spoglio, e arricchito da un rosone attorniato dai simboli dei 4 evangelisti.

L’interno, a croce latina, è a tre navate divise da 4 colonne cilindriche sormontate da capitelli con diversi motivi decorativi. Splendido il pavimento, in pregiato mosaico cosmatesco, composto da fasce di marmo bianco, verde e rosso, simboli dei colori legati alle tre virtù teologali.

Fra le tante opere conservate possiamo ammirare un Crocifisso, affresco di scuola umbro-giottesca del XIII secolo… la Decollazione di S. Giovanni Battista, di Livio Agresti… e infine il pregevole trittico quattrocentesco di Nicolò di Liberatore, raffigurante l’Assunta, patrona della città.

ALVIANO

A pochi chilometri da Lugnano un maestoso castello ci riporta prepotentemente nel cuore del medioevo. Siamo ad Alviano, la patria di un celebre condottiero, Bartolomeo, che riuscì a trasformare l’antico fortilizio in uno dei più splendidi manieri di tutta l’Umbria.

Recentemente restaurato, il castello offre varie occasioni di visita, dal bel cortile a pianta quadrata, alla cappella di San Francesco, i cui affreschi ricordano episodi e miracoli della vita del Santo.

Fino al bel Museo della Civiltà contadina, situato nelle grandi sale del seminterrato, che rappresenta una vera e propria memoria del buon tempo antico. E non si potrà lasciare Alviano senza percorrere le stradine del borgo medievale, che si accosta alla mole del castello. Un ambiente intatto e prezioso, da cui spaziare con serenità verso la grande vallata sottostante, altro meraviglioso ambiente di una regione dalla bellezza infinita.

TODI

Lasciamo questa meravigliosa regione in uno dei suoi angoli più dolci e spettacolari. Siamo a Todi, circondati da una terra dolce e fertile, dove tutto invita alla pace e al benessere del corpo e della mente.

Si tratta di una località davvero speciale, se si pensa che anni fa fu dichiarata, dopo un sondaggio americano, addirittura come la città più vivibile del mondo!

Alle porte della città sorge uno dei suoi monumenti più celebri: S. Maria della Consolazione, una delle più insigni opere del Rinascimento Umbro, attribuito addirittura al Bramante e che conserva il venerato affresco del sec. XIV della Madonna della Consolazione, che dette origine, con i suoi miracoli,  al tempio.

Il cuore vero della città è Piazza del Popolo, dominata, su un lato, dall’imponente facciata del Duomo, e, sui lati opposti, dai tre palazzi pubblici sede del potere civile: il Palazzo  del Capitano, quello del Popolo e quello dei Priori. Sul lato più alto della piazza spicca il maestoso Duomo, la cui costruzione iniziò nel XII sec. L’interno è ampio e solenne e ricco di numerose opere d’arte, a cominciare da un grande affresco di Ferraù da Faenza, risalente al XVI sec., che rappresenta un Giudizio Universale.

Altra, celebre chiesa della città è San Fortunato, risalente alla fine del XIII sec., e che conserva le spoglie del più celebre figlio della città, Jacopone, un frate che dette un’originale e fondamentale contributo letterario alla prima poesia in volgare del 1200.

Ultimo simbolo di una regione magica e affascinante, un angolo d’Italia unico, la cui visita saprà raccontarci l’immensa, lunghissima storia del nostro paese, lasciandoci coinvolgere nella profonda sensazione di aver vissuto, per un attimo, un’esperienza davvero indimenticabile.

PIAZZA E VIE CENTRO STORICO

E allora lasciamoci cullare dalla storia e andare indietro nel tempo, ai secoli XII e XIII, epoca in cui viene edificata l’ultima cinta di mura, che espande l’abitato racchiuso nelle vecchie mura etrusche.  E’ il periodo in cui sorgono i tre palazzi pubblici, il tempio di San Fortunato, quella in cui i maestri comacini vengono chiamati per rinnovare il Duomo, ma è anche l’epoca in cui il Comune si espande a sud, sottomettendo Amelia e Terni, e in cui il suo figlio più celebre, Jacopone, diffonde con le sue laude la fama della città in tutta l’Italia.

SANTA MARIA DELLA CONSOLAZIONE

Eppure la vera Todi era nata millenni prima, ai tempi degli Umbri, al confine (“tuder”, appunto) con il mondo etrusco, e continuerà a fiorire anche quando cadrà sotto il dominio pontificio, come testimonia uno dei suoi monumenti più importanti: S. Maria della Consolazione.

Il Tempio , una delle più insigni opere del Rinascimento Umbro, fu edificato fuori delle mura alto medievali, che oramai (siamo agli inizi del ‘500) avevano perso la loro struttura difensiva.

La tradizione lo attribuisce addirittura al Bramante, ma è certo che alla sua costruzione contribuirono grandi maestri del tempo, Baldassarre Peruzzi, Antonio da Sangallo il Giovane, Vignola e Michele Sanmicheli.

La chiesa, a croce greca, campeggia maestosa e solenne ai piedi dell’abitato. Il luminoso interno, di architettura semplice e nobile, è dominato da un grandioso altare risalente al 1643, che conserva il venerato affresco del sec. XIV della Madonna della Consolazione, che dette origine, con i suoi miracoli,  al tempio. Tutt’intorno spiccano grandi statue degli apostoli, rendendo il grande ambiente elegante e solenne.

Non mancano varie rappresentazioni dell’aquila della nostra leggenda, divenuta il simbolo stesso della città, e che incontreremo tante volte nella nostra visita.

PIAZZA E PALAZZI

Ma entriamo finalmente nel cuore vero della città, Piazza del Popolo.  Erede di un grande Foro Romano e splendida nella sua irregolarità,  è una delle più originali e suggestive realizzazioni comunali, ed è dominata, su un lato, dall’imponente facciata del Duomo, e, sui lati opposti, dai tre palazzi pubblici sede del potere civile: il Palazzo  del Capitano, quello del Popolo e quello dei Priori.

I primi due, nonostante il collegamento realizzato con materiali recenti, creano un armonioso insieme, simbolo del rigore e della simmetria medievale. Ecco quindi il grande scalone esterno d’accesso, le trifore gotiche, le merlature posticce, le decorazioni. Fino alle logge a terra, ricordo degli spazi classici riservati ai mercati.

DUOMO

Sul lato più alto della piazza, in spavalda contrapposizione ai Palazzi Pubblici (rappresentanti il potere temporale), spicca il maestoso Duomo, la cui costruzione iniziò nel XII sec. La facciata, monumentale e dominante dall’alto di un’ampia scalinata, è impreziosita da tre rosoni e tre portali gotici. Il centrale  è riccamente decorato con bassorilievi lignei risalenti al XVI sec.

L’interno in stile  romanico, ampio e solenne, è diviso a tre navate, con l’aggiunta di una navatella laterale gotica, ed arricchito da numerose opere d’arte. Spettacolare la controfacciata, completamente affrescata nel 1596, in piena epoca controriformata, con il Giudizio Universale di Ferraù da Faenza. Una vetrata policroma  a destra, rappresenta il Battesimo di Cristo, ed è una copia di un dipinto del Perugino.

Sempre del ‘500 il dipinto che arreda la Cappella Cesi, raffigurante S. Michele Arcangelo che vince il demonio.

Di finissima fattura ancora la Trinità dello Spagna, due bellissime pale d’altare e il Crocefisso sopra l’altare centrale, opera di scuola umbra del XIII secolo.

Vero capolavoro di ebanisteria è infine il  suggestivo coro intarsiato.

SAN FORTUNATO E STORIA JACOPONE,

Ma un altro, grande tempio della città ci permetterà di conoscere meglio la vita e il messaggio del suo figlio più illustre, Jacopone.

Jacopo dei Benedetti nacque a Todi nel 1230. Divenne notaio e nella sua gioventù condusse una vita spavalda e spensierata. Fu un avvenimento drammatico (la morte della moglie Vanna, avvenuta per il crollo di un soffitto durante una festa) a cambiare per sempre la sua vita. Dopo un decennio di vita solitaria, ispirata alla più profonda meditazione, entrò nell’ordine dei frati minori, facendosi rigido custode della regola francescana. Per questo si scontrò duramente con la curia romana e il pontefice Bonifacio VIII, tanto da subire la scomunica e il carcere, che però non fermarono mai la sua profonda spiritualità.

Jacopone lasciò testimonianza della  sua profonda fede in un’opera magistrale, una collana di 90 Laude, che, pur nella loro dura e intransigente difesa di un rigido  misticismo, rappresentano un originale e fondamentale contributo letterario alla prima poesia in volgare. Le spoglie del frate poeta riposano appunto nella cripta della chiesa di San Fortunato,

dedicata al vescovo omonimo , patrono della città.

Il Tempio, situato in splendida posizione, nel punto più alto dell’abitato, fu iniziato a costruire nel 1292, grazie al contributo determinante del cardinale Matteo d’Acquasparta e proseguito grazie anche all’attaccamento di Papa Bonifacio VIII alla città che lo aveva a lungo ospitato da giovane.

La facciata, rimasta incompiuta, è dominata dal portale centrale ad arco acuto, decorato con colonnine tortili, tralci floreali, profeti e santi. I dodici apostoli scolpiti sulla destra del portale e le due edicole laterali si devono a Jacopo della Quercia, incaricato nel 1410, dai responsabili della Fabbrica di San Fortunato di portare avanti il progetto.

Lo splendore della chiesa prosegue all’interno, diviso in tre immense navate gotiche. Lo spazio è ampio e armonioso, scandito da pilastri e impreziosito da numerose opere d’arte.

La più suggestiva è forse un delizioso affresco quattrocentesco di Masolino da Panicale, raffigurante una Madonna in trono con Bambino ed Angeli.

Al di sotto dell’altare centrale si può visitare la cripta di fine ‘500 in cui è conservato il sarcofago con le spoglie di Jacopone.

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